Scomparsa dei dinosauri: l’asteroide torna unico colpevole?

Quella dei dinosauri è la terza più grande estinzione di massa nella storia del pianeta Terra e indubbiamente la più nota al grande pubblico.

Tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli 80 il geologo Walter Alvarez e suo padre Luis, già premio Nobel per la fisica, in seguito al ritrovamento di anomale quantità di iridio all’interno dello strato geologico denominato limite K-T risalente a circa 66 milioni di anni fa e che separa il Cretacico dal Cenozoico, elaborarono la teoria indicante l’impatto di un gigantesco asteroide come il responsabile del disastro.

Oggi è effettivamente questa l’ipotesi più accettata dalla comunità scientifica, ma nel corso degli anni si è ricorso a una sorta di affinamento della teoria stessa, proponendo l’idea che l’asteroide schiantatosi nello Yucatan formando quello oggi noto come Cratere di Chicxulub, non sia stato l’unica causa dell’estinzione avvenuta alla fine del Cretaceo quanto piuttosto una concausa insieme a una serie di massicce eruzioni vulcaniche dall’altra parte del mondo, nei cosiddetti Trappi del Deccan (India).

Una ricerca apparsa su Science getta nuova luce sulla cronologia degli eventi.

Il team guidato dalla geologa e geofisica dottoressa Pincelli Hull ha eseguito un’accurata comparazione fra il livello degli isotopi di carbonio in campioni di fossili risalenti al periodo in questione prelevati dai fondi oceanici (incidentalmente, uno dei siti si trova in prossimità del relitto del Titanic) con i modelli climatici conseguenti al rilascio di CO2 nell’atmosfera; il risultato è che l’evento vulcanico che diede origine ai Trappi Deccani precedette di 200.000 anni l’impatto dell’asteroide nel golfo del Messico.

L’intensa attività vulcanica avrebbe sì creato un innalzamento della temperatura ma graduale e limitato a due gradi che non avrebbe certo condotto a estinzioni di massa quanto piuttosto a migrazioni di diverse specie animali verso i poli, per poi tornare una volta passata la crisi.

Secondo questa ipotesi, l’asteroide del diametro di dieci chilometri tornerebbe a essere la causa unica della scomparsa del 75% delle forme di vita animali e vegetali 66 milioni di anni fa.

Recenti ricerche avevano evidenziato ulteriori, massicce attività vulcaniche nei Trappi Deccani dopo il disastro asteroidale, ma sorprendentemente alla grande quantità di lava emersa in superficie non corrisponde un significativo aumento di gas-serra nell’atmosfera: gli autori della ricerca odierna ipotizzano proprio i profondi cambiamenti causati dall’asteroide a livello globale abbiano alterato il ciclo del carbonio, tanto da portare, secondo il modello elaborato, gli oceani ad avere la capacità di assorbire la CO2 di origine vulcanica “nascondendone” così gli effetti. Questo grazie all’alterazione chimica, una vera e propria acidificazione subìta dalle acque oceaniche (anche questa è una scoperta degli ultimi mesi).

Sulla terraferma, i mammiferi si sarebbero sviluppati e popolato il pianeta piuttosto rapidamente su scala geologica, poche centinaia di migliaia di anni, mentre due milioni di anni sarebbero stati necessari al plankton e alle altre creature marine per riprendersi dall’evento.

I cambiamenti climatici dovuti al vulcanismo avrebbero, in conclusione, avuto un’influenza non sull’estinzione dei dinosauri ma sulle modalità con cui la vita si sarebbe in seguito sviluppata. Scoprire in che modo e in che misura sarà uno dei prossimi passi della ricerca sulle nostre origini.

[Immagine: Science Photo Library/Getty Images]

Di Corrado Festa Bianchet

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