La più grande estinzione di massa sulla Terra: nuovi indizi da Italia e Cina

Quella verificatasi al termine del Permiano, 252 milioni di anni fa, è la più grande delle cinque estinzioni di massa finora confermate. La si ritiene dovuta a una massiccio fenomeno vulcanico noto come Trappi Siberiani, ma il meccanismo in seguito al quale esso avrebbe portato alla sparizione di oltre il 90% delle forme di vita che dimoravano la Terra all’epoca non è chiaro.

Una team internazionale che coinvolge istituti americani, cinesi e giapponesi guidato dal professor Kunio Kaiho dell’Università di Tohoku propone ora un’ipotesi basata su analisi di reperti provenienti dall’Italia e dalla Cina meridionale.

In seguito all’estinzione del Permiano, iniziò l’ascesa di altre creature come i dinosauri

I Trappi Siberiani sono un esempio davvero massiccio di quella che in geologia viene chiamata Grande Provincia Ignea, un affioramento di rocce magmatiche su un ampio territorio. In sostanza, non c’è il familiare cono vulcanico ma una sorta di enorme “ribollire” di magma lungo un vasto territorio.

L’accumulo di mercurio nelle rocce sedimentarie è un indizio del verificarsi di un simile evento vulcanico e tracce evidenti sono state ritrovate in diversi luoghi, entroterra, fiumi, fondali oceanici, in stratificazioni risalenti proprio al termine del Permiano.

Il mercurio può depositarsi direttamente dall’atmosfera in seguito a un’eruzione oppure tramite fiumi che trasportano materiale organico ossidato in seguito alla devastazione di terreni, flora e fauna. Lo studio dei campioni provenienti dai due siti così distanti fra di loro (Italia e Cina) rivela in entrambi i casi la presenza della peculiare accoppiata coronene-mercurio.

Veri e propri mari di magma fluente avrebbero ricoperto lande smisurate

Il coronene, o superbenzene, è un idrocarburo che si forma in seguito al rilascio di grandi quantità di energia, come appunto l’elevato calore di un evento vulcanico; in particolare, il flusso orizzontale di magma avrebbe non solo carbonizzato le creature viventi ma anche i sottostanti depositi di idrocarburi più diffusi quali i giacimenti di carbone e petrolio.

Il rilascio in atmosfera di gas come anidride solforosa, acido solforico e metano (potenti gas-serra) avrebbe poi avuto effetti devastanti sull’ecosistema portando all’estinzione di massa. Ma dalla ricerca è emerso un ulteriore particolare interessante: le due eruzioni sarebbero state di breve durata e avrebbero avuto luogo a qualche decina di migliaia di anni di distanza l’una dall’altra.

In termini geologici si tratta di un battito di ciglia e indicherebbe la possibilità di una serie di eventi minori che contribuirono al disastro. La comparazione fra la diversa magnitudine di arricchimento sedimentario di coronene-mercurio porta inoltre a ritenere l’ecosistema terrestre sia stato colpito da eventi di portata minore rispetto a quelli che afflissero l’ecosistema marino, anche questo in accordo con i dati precedentemente noti ma in attesa di spiegazioni.

Lo studio è apparso a novembre 2020 sulla rivista Geology e il team del dottor Kaiho è al lavoro anche sulla ricerca delle cause di altre estinzioni di massa.

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