Dalla preistoria, il pappagallo gigante!

Heracles inexpectatus, ovvero Ercole Inatteso era alto un metro, più di un cane di grossa taglia, per sette chili di peso. Questo pappagallo è oramai estinto: non calca più il terreno da milioni di anni e si ritiene non fosse in grado di volare.

La scoperta è stata effettuata dal team di Trevor Worthy presso la Flinders University di Adelaide, Australia, grazie all’analisi di due ossa fossilizzate rinvenute nel 2008 in rocce neozelandesi la cui formazione è databile fra i 16 e i 19 milioni di anni fa. Inizialmente proprio per via delle dimensioni si era erroneamente ritenuto trattarsi delle zampe di un’aquila, da qui il nome inatteso attribuito a questo erculeo pappagallo.

Il ritrovamento è avvenuto nei pressi di Saint Bathans, nella regione dell’Otago, vera e propria città fantasma un tempo nota per l’attività mineraria relativa soprattutto a oro e carbone.
Lo straordinario deposito di fossili presente in quell’area, vicino al letto di un lago ormai estinto, aveva già negli ultimi vent’anni consentito di portare alla luce decine di specie del Miocene sconosciute alla scienza.

L’Heracles inexpectatus vantava dimensioni doppie rispetto al kākāpō (o cacapò), il più grande pappagallo vivente, simile nell’apparenza a un gufo e anch’esso nativo della Nuova Zelanda.

In generale, molte piccole isole hanno avuto una loro peculiare specie di uccello gigante, dalle anatre delle Hawaii ai piccioni delle Fiji, fino al cigno gigante nella Malta e nella Sicilia del pleistocene.

Ma la Nuova Zelanda in particolare è stata nel corso di milioni di anni una sorta di paradiso ornitologico, poiché il suo relativo isolamento da altre importanti terre emerse preservò l’arcipelago dalla conquista da parte dei mammiferi predatori. Questo, unito alla notevole estensione della superficie abitabile, favorì lo sviluppo di un ricco ecosistema inclusivo d’una variopinta fauna dominata da uccelli che affollavano sia i cieli che la terra.

Proprio questi ultimi hanno spesso incontrato, in giro per il mondo, la propria fine per mano dell’uomo. Il caso più famoso è quello del dodo, che un tempo abitava le Mauritius: vivendo e nidificando al suolo si rivelò impotente di fronte alla devastazione causata dalla nostra specie, sia tramite caccia diretta che per l’introduzione nel loro habitat di mammiferi in grado di sterminarli facilmente.

Oppure il chea, l’unico pappagallo predatore conosciuto, che sempre in Nuova Zelanda fu portato sull’orlo dell’estinzione dagli allevatori poiché ritenuto responsabile di attaccare le pecore, peraltro da loro stessi introdotte sull’isola.

L’Heracles si ritiene avesse abitudini culinarie simili a quelle del dodo nutrendosi principalmente di frutta o altri vegetali e occasionalmente di prede di piccole dimensioni. Si estinse 12 milioni di anni fa, probabilmente in seguito al calo di 8° nella temperatura globale, cambiamento climatico che pose fine alla foresta subtropicale da cui esso e numerosi altri animali dipendevano.

[Nell’immagine, rappresentazione artistica dell’Heracles inexpectatus, © Brian Choo, Flinders University]

Di Corrado Festa Bianchet

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