Mary Anning, la pioniera della paleontologia – Seconda parte

Dopo il rinvenimento di ulteriori ittiosauri, ecco la scoperta della vita nel 1823: un teschio compatto, in cui risaltavano i piccoli occhi e i denti dalla peculiare forma a spillo. La lunghezza totale di questa creatura corrispondeva a poco meno di tre metri, quasi metà occupata dal lungo collo.
Una creatura talmente anomala che qualcuno adombrò l’ombra d’un inganno. Ne era inizialmente convinto anche il celebre biologo francese Georges Cuvier, tuttavia divenne presto chiara la genuinità della scoperta: il primo esemplare di plesiosauro.

Il successo e la disillusione

Ma la più grande scoperta di Mary Anning può essere simbolicamente preso come l’inizio della delusione: Mary intratteneva una fitta corrispondenza con i colleghi della neonata scienza chiamata paleontologia, da William Buckland a William Conybeare. Fu proprio quest’ultimo (già destinatario delle lettere in cui Cuvier lanciava le accuse di frode) a prendersi ogni merito durante la presentazione, nel 1823, del plesiosauro presso la Geological Society. Il nome di Mary Anning fu taciuto anche nella ricerca sulla nuova specie che egli stesso avrebbe pubblicato poco dopo. E le riviste scientifiche non accettavano articoli accademici firmati da donne.

E in un certo modo paradossalmente fu proprio Georges Cuvier fra i pochissimi a cercare di attribuirle il giusto riconoscimento, criticando apertamente la scelta di non permetterle di presentare una relazione sulla sua stessa scoperta. A questo si aggiunse l’apprezzamento da parte dell’esploratore tedesco Ludwig Leichhardt, celebre per le sue spedizioni nell’ancora in gran parte inesplorata Australia.

Subito dopo il plesiosauro, Mary Anning aveva scoperto anche una nuova specie di pesce, Squaloraja polyspondyla, e nel 1824 portò alla luce il primo pterosauro al di fuori della Germania. Oggi si ritiene le vada attribuita anche la scoperta delle coproliti, escrementi fossili la cui importanza in ambito scientifico è a dir poco enorme, ma di cui si prese il merito Buckland.

Dalla momentanea stabilità economica al riconoscimento postumo

Per un certo periodo la vendita di fossili andò bene, tanto da permetterle di ampliare il negozio e ubicarlo (insieme alla casa) in posizione più prestigiosa. Nel momento di massima popolarità, l’Anning’s Fossil Depot divenne un punto di riferimento, visitato da turisti, geologi, paleontologi. E celebrità come Federico Augusto II di Sassonia.

Ma la delusione per il mancato riconoscimento dei suoi meriti era davvero grande, uomini di scienza avevano sfruttato il suo lavoro, le sue ricerche, godendosi i vantaggi di pubblicazioni a proprio nome mentre rimaneva con un pugno di mosche.

Mary continuò la propria attività ma un certo punto si ritrovò nuovamente in seri problemi economici. Per intercessione di Buckland, l’Associazione Britannica per l’Avanzamento della Scienza le garantì un vitalizio pari a 25 sterline annue, in virtù del suo contributo allo sviluppo della scienza della paleontologia. Il primo, autentico riconoscimento ricevuto per i suoi meriti.

Quando nel 1846 le fu diagnostico un cancro al seno, la Geological Society of London (di cui peraltro per le convenzioni dell’epoca le fu negata la possibilità di far parte) si diede da fare nel raccogliere fondi a supporto delle spese mediche.
In occasione della sua morte, nel 1847, un elogio funebre le fu dedicato dal presidente Henry de la Beche. La prima volta, per una donna.

Dalle parole di Dickens ai giorni nostri: la celebrazione

Un riconoscimento un po’ tardivo, che sarebbe tuttavia proseguito vent’anni dopo a opera del celebre scrittore Charles Dickens, che in un articolo sul settimanale All the Year Round, di cui era direttore, illustrò la vita e le difficoltà incontrate da Mary Anning nello svolgimento della propria professione.

Il biologo, zoologo, paleontologo e storico della scienza Stephen Jay Gould nel suo saggio Finders, Keepers: Eight Collectors (1992) la ricorda come la più importante ricercatrice non celebrata nel campo della paleontologia, e finalmente nel 2010 la Royal Society inserisce il suo nome fra le dieci più importanti donne che abbiano contribuito al progresso della scienza in Inghilterra, nonché tra le figure simbolo dell’Ada Lovelace Day, l’evento che ogni secondo martedì di ottobre viene dedicato alle donne nello STEM (Science Technology Engineering Mathematics).

Di Corrado Festa Bianchet

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