IlTadrart Acacus, massiccio montuoso ubicato nel Fezzan (sud-ovest della Libia), nel deserto del Sahara, deve la sua notorietà a una ricca e preziosa collezione diarte rupestre preistorica: l’opera degli antichi artisti costella le pareti delle caverne e dei ripari rocciosi del sito.
Una rassegna preistorica per immagini
Databili fra il12000 avanti Cristoe il100 dopo Cristo, rappresentano un’incredibile testimonianza dell’evoluzione dell’area nel corso dei millenni, dal punto di vista climatico e delle variazioni nella flora e nella fauna, nonché nelle abitudini degli esseri umani che vi hanno abitato, con dipinti e incisioni che ritraggono persino scene di vita quotidiana.
Non sorprende il sito siapatrimonio UNESCOfin dal 1985.
In particolare, nel massiccio vi è una zona denominata riparo roccioso di Takarkori già balzata negli scorsi anni all’onore delle cronache per il ritrovamento delle più antiche testimonianze di coltivazioni dicereali selvatici, risalenti a diecimila anni fa.
Il Sahara, un tempo regione lussureggiante
Oggi estremamente calda, arida e ventosa, la zona del Tadrart Acacus un tempo, in particolare nel Primo e Medio Olocene (fra i 10200 e i 4650 anni fa) si presentava umida, ricca di acqua, fauna e flora in grado di sostentare una significativa presenza umana.
Oltre ai manufatti opera dei nostri antenati, nelle grotte i ricercatori hanno trovatouna gran quantità di resti animalicaratterizzati dall’essere veri e propri rifiuti, quel che rimane di ciò che gli abitanti di quest’oasi rocciosa usavano come nutrimento.
Dei 17,551 resti animali rinvenuti risalenti a un periodo datato fra 10200 e 8000 anni fa,ben l’80% è costituito da pesci, il 19% da mammiferi e il rimanente da uccelli, molluschi, rettili, anfibi.
Ma fra i ritrovamenti che risalgono a un’epoca compresa fra i 5900 e i 4650 anni fa le cose cambiano:i pesci si riducono al 40%del totale mentre crescono i rimasugli dei mammiferi.
Secondo i ricercatori questo indica una gradualevariazione nelle abitudinialimentari degli abitanti di Takarkori che dalla pesca sarebbero passati alla caccia e all’allevamento.
I pesci dove oggi c’è il deserto
Si è anche resa evidentela graduale sparizione dei tilapia, pesce poco noto dalle nostre parti ma che costituisce a tutt’oggi la specie ittica più consumata al mondo, bisognosi di acque tropicali per vivere e riprodursi, mentrepersisteva la presenza del pesce gatto, forte di una fisiologia che gli permette di prosperare anche in acque basse e calde. Ulteriore conferma di come una regione un tempo ricca di fauna acquatica sia andata incontro aun enorme cambiamento delle condizioni climatichefino a diventare il più grande deserto del mondo come lo conosciamo oggi.
I rifugi del Takarkori si confermano una sorta di preziosa enciclopedia da studiare per comprendere l’evoluzione del clima, della vita e dell’interazione dell’uomo con la natura nel corso dei millenni.
I risultati della ricerca guidata da Wim Van Neer del Museo di Storia Naturale del Belgio e da Savino di Lernia dell’Università La Sapienza di Roma sono stati pubblicati sulla rivista open access
PLoS ONE il 19 febbraio 2020.
Di Corrado Festa Bianchet






