Penicillina: fu un italiano a scoprirla per primo

La penicillina, isolata a partire da alcune specie di funghi appartenenti al genere Penicillium, rappresenta un antibiotico battericida utilizzato per infezioni di diverso genere derivate da numerosi e differenti batteri.

Ancora oggi, per la maggior parte del mondo la penicillina risulta come una scoperta di Alexander Fleming, farmacologo scozzese che rese noti I suoi risultati nel 1928 e fu insignito del Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1945.

Invenzioni, scoperte e brevetti riportati ufficialmente non hanno però, nel corso della storia, rappresentato sempre con fedeltà la verità che soggiaceva al reperimento di nuove informazioni che permettessero alla società di percorrere la strada del progresso scientifico.

Il vero scopritore della penicillina

Basta una ricerca leggermente più approfondita, infatti, per capire che effettivamente Fleming non fu il primo a riscontrare l’esistenza di questi estratti beta-lattamici, i quali sarebbero poi diventati sostanze indispensabili sui campi di battaglia della Seconda Guerra Mondiale.

Vincenzo Tiberio, ricercatore e ufficiale medico del Corpo Sanitario della Marina Militare italiana tra il 1896 e il 1915, aveva scoperto già nella seconda metà dell’800 il potere degli antibiotici. Lo studioso molisano, ospite ad Arzano, aveva notato che forti infezioni intestinali si presentavano a casa dei suoi zii ogni volta che qualcuno ripuliva il pozzo dalle muffe.

Dopo aver analizzato le muffe presso l’istituto di Igiene di Napoli, Tiberio produsse un estratto in grado di curare cavie precedentemente infettate in un ambiente da laboratorio. La successiva sperimentazione sugli esseri umani portò alla produzione dell’antibiotico.

Le prove nascoste e un riconoscimento tardivo

Nel 1895, dopo essersi laureato, Tiberio pubblicò la sua ricerca “Sugli estratti di alcune muffe” negli Annali di Igiene sperimentale, ovvero una delle più prestigiose riviste scientifiche di quel tempo in Italia, ma praticamente sconosciuta a livello internazionale.

Le sue ricerche sulla penicillina passarono quindi in sordina, suscitando poco interesse da parte del mondo accademico. Dopo la frustrazione derivata dalla scialba accoglienza della sua scoperta, Tiberio lasciò l’Università, arruolandosi definitivamente nella marina. Morì a soli 46 anni a causa di un infarto.

Fu solo negli anni ’50, che il fascicolo contenente la sua ricerca venne finalmente riportato alla luce, ristabilendo (almeno in parte) la paternità di una scoperta tanto importante per il genere umano.

Nel 2014, a Vincenzo Tiberio è stato intitolato il Dipartimento di Medicina e Scienze della Salute dell’Università degli Studi del Molise. A Sepino, invece, la sua città natale in provincia di Campobasso, una lapide porta incisa una frase emblematica della sua vita non esattamente fortunata:

“Primo nella scienza, postumo nella fama”.

di Daniele Sasso

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