Dai leoni agli elefanti, passando per gli ippopotami: l’antica fauna italiana

Ha fatto notiziail ritrovamento lungo il Po, nel cremonese, dei resti di unaleonessa vissuta centomila anni or sono(tardo Pleistocene). La straordinarietà della scoperta deriva dall’essere avvenuta inpianura, poiché è solo il secondo caso, dopo uno analogo in Germania; questi felini del passato sono infatti associati airilievi montuosi, dove la loro presenza in Italia come nel resto d’Europa era già ampiamente nota.

Non solo dinosauri, dunque, estinti dopo la catastrofe di 66 milioni di anni fa: per trovare in luoghi a noi familiari una fauna inaspettatamente diversa da quella odierna, creature la cui esistenza in sé non desterebbe certo stupore, purché localizzata a ben altre latitudini. Vediamo qualche esempio curioso di mammiferi che nelPleistocene, pochissimo tempo fa su scala geologica, avremmo potuto trovare in Italia e la cui presenza oggi sarebbe ragione di grande sorpresa.

Stephanorhinus kirchbergensis
Stephanorhinus kirchbergensis nella classica ricostruzione di Flerov (1955); è anche possibile, in base a ipotesi più recenti, che presentasse in realtà un muso più tozzo e il secondo corno di dimensioni ridotte.

Elefanti e rinoceronti

Irinocerontidi genereStephanorhinus, originari dellasteppa eurasiatica, erano presenti con diverse specie, dalloStephanorhinus kirchbergensisalloStephanorhinus hemiotoechus; se i rinoceronti africani odierni paiono mastodontici, immaginiamoci questi colossialti fino a due metri e lunghi quattro! Entrambi si estinsero nelTardo Pleistocene, mentre raggiunse quasi l’epoca storica (dovrebbe essere sopravvissuto fino a 10.000 anni fa) ilrinoceronte lanoso (Coelodonta antiquitatis), di dimensioni analoghe e di cui si trova testimonianza in alcunepitture rupestri. Il suo parente più stretto è il rinoceronte di Sumatra, purtroppo sull’orlo dell’estinzione.

Alto in media quattro metri, l’elefante dalle zanne dritte (Palaeoloxodon antiquus)era più grande del contemporaneo e più popolare mammut lanoso. Come indica il nome, un tratto caratteristico era rappresentato dallezanne talmente lunghe da sfiorare il terrenoche s’incurvavano solo nella parte terminale. I suoi resti sono stati rinvenuti in Italia (nel giacimento deLa Polledrara, appena fuori Roma, è stato recentemente scoperto un esemplare di 300.000 anni fa), Germania, Spagna, Inghilterra ma persino Giappone. L’avanzare dell’era glaciale lo spinse gradualmente verso sud dove si evolse verso forme più contenute quali ilPalaeoloxodon falconeri o elefante nano siciliano, alto solo 90 centimetri e imparentato coi moderni elefanti asiatici.

Palaeoloxodon antiquus
Scoperto nel 1847, il Palaeoloxodon antiquus era alto fino a quattro metri al garrese e lungo nove; si estinse circa 37.500 anni fa.

I grandi felini e altre creature delle caverne

Se non stupisce la presenza nelle grotte italiane degli orsi, sia pure di stazza gigantesca rispetto ai discendenti di oggi, altrettanto non potremmo dire dellaiena delle caverne (Crocuta crocuta spelaea)in cima alla catena alimentare fra ilPleistocenee ilPaleoliticoe cacciatrice di equini o bisonti, in Sicilia.L’uomo la conobbee la troviamo immortalata nelle celebri pitture delleGrotte di Lascaux e Chauvet.

Fra i suoi competitori potevamo trovare i grandi felini come illeopardo delle caverne (Panthera pardus spelaea), che non differiva troppo nell’aspetto e nel comportamento dai leopardi attuali, o illeone delle caverne (Panthera leo spelaea)con cui abbiamo aperto questo excursus che era un po’più grande del leone africano modernoma più piccolo del suo antenato (Pleistocene inferiore e medio)Panthera leo fossilis, i cui resti risalenti a 700.000 anni fa sono i più antichi d’Europa.

Panthera leo spelea
Il leone delle caverne (Panthera leo spelea), in un classico dipinto di Heinrich Harder, artista tedesco vissuto a cavallo fra il Diciannovesimo e il Ventesimo secolo famoso proprio per le sue ricostruzioni artistiche di creature preistoriche.

E chiudiamo con l’ippopotamo, che con diverse specie di varia stazza, anche nani, abitò a lungo l’intera Europa, dall’Inghilterra (sì,centomila anni fa sguazzava nelle acque del Tamigi) alle isole del Mediterraneo dove si estinse, in parte probabilmente a causa dei cambiamenti climatici ma anche della presenza dell’uomo, circa 10.000 anni fa.

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