Risalgono a 23.000 anni fa le più antiche impronte fossili umane scoperte in Nordamerica

IlWhite Sands National Park, Parco Nazionale delle Sabbie Bianche, è un’apprezzata meta turistica nelNuovo Messicoe come lascia intendere il nome presenta uno scenario tipicamente desertico particolarmente suggestivo. Dal bacino di Tularosa oggi falde acquifere fuoriescono fluendo verso sud, nel bacino Hueco, ma durante le ere glaciali esso ospitava un ampio lago chiamatoOtero.

Unalussureggiante vegetazioneche includeva vaste praterie, oggigiorno panorama associato ad altri stati nordamericani, costituivano l’ambiente ideale per erbivori come imammut colombianie ibradipi(all’epoca molto più grandi dei loro discendenti odierni) i quali a loro volta naturalmente attiravano nella regione le specie predatorie.

Il Nuovo Messico nel Pleistocene
Nel Nordamerica dell’ultima Era Glaciale gli umani convivevano con specie oggi estinte, in un panorama che dal punto di vista ambientale appariva molto diverso da quello odierno (Credit: Bennett et al.)

Dai mastodonti ai bradipi giganti: l’antica fauna del Nuovo Messico

Naturalmente questi animali lasciaronoimpronte nel fango,una cui quantità è giunta fino a noi in formafossile. Ma la sorpresa riguarda la testimonianza di presenza, fra antichicammellieleoniamericani, dicomunità umane giunte nel Nuovo Continente molto prima di quanto finora comunemente ritenuto, ovvero non più di 16.000 anni fa.

Durante una campagna di ricerca gli archeologi hanno rinvenutoserie di impronte umane in diversi strati sedimentarisotto la superficie di gesso in quella che era la spiaggia occidentale del lago. La presenza disemi diRuppia cirrhosa(un’erba acquatica) sia sopra che sotto le impronte ha permesso, essendo essi campioni biologici, una precisa datazione alradiocarboniodelle impronte: il risultato delle analisi indica in22.860(con un’approssimazione di 320 anni in più o in meno) e21.130(±250) anni l’età delle impronte.

Orme umane furono scoperte già nel 2009, insieme a testimonianze della presenza delparamilodonte(o Bradipo di Harlan, massiccio mammifero lungo anche tre metri), seguite nel 2010 dal ritrovamento di impronte dilupo(datate a 18.000 anni fa sempre grazie alla presenza di semi), un temibile predatore di 70 chili chiamatoenocioneche sfoggiava grossi denti affilati e una mascella capace di esercitare una stretta più potente di quella dei lupi odierni.

Sabbie Bianche in Nuovo Messico
Il Parco Nazionale delle Sabbie Bianche come appare oggi, dove gli umani di 23.000 anni fa trovavano il Lago Otero (Immagine CC BY-SA 4.0)

Una donna con il suo bambino e altre storie

Risale invece al 2018 la scoperta di unsentieroche raccontala storia di una donna(o forse un giovane uomo) che trasporta un bambino spostandolo da un fianco all’altro del corpo lungo oltre un chilometro e mezzo, posandolo a terra di tanto in tanto nei punti dove infatti compaiono improvvisamente anche le sue impronte. A un certo punto la donna, probabilmente proprio sbilanciata dal peso del bambino, perse l’equilibrio scivolando sul terreno fangoso.

Nel complesso i ricercatori ritengono le impronte oggetto dello studio appartengano, basandosi su statura e ampiezza della falcata, in massima parte abambini e adolescenti. Ciò potrebbe non essere affatto casuale ma dipendere da una precisa suddivisione dei compiti all’interno delle comunità, con gli adolescenti incaricati della tutela e del trasporto dei più piccoli mentre gli adulti erano indaffarati in attività più complesse. Lo schema che vede adolescenti accomunati a bambini piccoli risulta infatti frequente e ben documentato nelle impronte fossili umane in generale.

A White Sands vi sono anchetestimonianze dell’interazione fra gli antichi umani e specie animali oggi estinte, come il set di impronte interpretato come cacciatori all’inseguimento di unbradipo gigante(non sappiamo se la battuta di caccia si sia conclusa in modo fruttuoso per loro). Se gli esseri umani abbiano avuto un ruolo nella scomparsa di almeno alcune specie animali è tutt’ora oggetto di dibattito, ma di certo il termine dell’era glaciale, causata da un cambiamento climatico globale, portò alla scomparsa della lussureggiante vegetazione con le relative conseguenze sull’intera catena alimentare.

Fonte:Evidence of humans in North America during the Last Glacial Maximum,Science(Vol 373, Issue 6562)

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