Ritratto dei coniugi Arnolfini, allegoria dell’ideale sociale del matrimonio

Il Ritratto dei coniugi Arnolfini è uno dei capolavori più celebri di Jan van Eyck e costituisce uno dei dipinti più rappresentativi di tutta la pittura fiamminga, diventato famoso in tutto il mondo per le domande ancora irrisolte da parte degli studiosi che lo rendono un dipinto enigmatico. L’opera, attualmente conservata presso la National Gallery di Londra, fu realizzata nel 1434, come riporta lo stesso artista sulla scritta in latino visibile nel dipinto, che cita “Jan van Eyck è stato qui 1434”.

Descrizione e analisi dell’opera

Il dipinto ritrae il mercante lucchese Giovanni Arnolfini mentre tiene per mano la sua prima moglie Costanza Trenta, con la quale fu sposato dal 1426 fino alla morte di lei avvenuta nel 1433, un anno prima della realizzazione del dipinto. I due coniugi sono raffigurati all’interno di una camera da letto in posizione eretta e con abiti lussuosi, in una posa solenne di tipo cerimoniale, che potrebbe indicare la celebrazione del matrimonio o il momento del fidanzamento oppure la commemorazione della moglie defunta. L’uomo ha un’espressione piuttosto seria e con la mano destra accenna un gesto verso lo spettatore, che si può interpretare come una benedizione, un saluto oppure un giuramento di fedeltà. La donna, raffigurata con una mano posizionata sul proprio grembo, indica una possibile gravidanza.

Jan van Eyck, Ritratto dei coniugi Arnolfini, 1434, National Gallery, Londra.

La stanza in cui è ambientata la scena è una camera nuziale ricca di oggetti rappresentati con estrema minuziosità ed affascinante realismo, come le venature del legno, il lampadario in ottone, la vetrata in alto a sinistra, i dettagli delle sontuose vesti, il lussuoso tappeto vicino al letto ed il dolce cagnolino ai piedi della coppia. Elemento centrale che attira l’attenzione dello spettatore è lo specchio convesso raffigurato sulla parete in fondo alla stanza, in cui si può scorgere il riflesso dei due coniugi e la presenza di altre due figure umane (i testimoni?), di cui una è probabilmente l’autoritratto dello stesso artista.

Il simbolismo del capolavoro di van Eyck

Dettaglio dello specchio convesso.

Il Ritratto dei coniugi Arnolfini rappresenta una delle opere più emblematiche di tutta l’arte fiamminga, data la presenza di numerosi elementi simbolici che, da un lato, vogliono celebrare la prosperità e l’agiatezza della famiglia e, dall’altro, sono legati alla cerimonia del matrimonio e agli obblighi che questo comportava nella metà del XV secolo. Il cagnolino è simbolo della fedeltà coniugale ed indica la nobiltà della famiglia; le arance sul tavolo e sul davanzale della finestra sono un augurio di fertilità, così come il colore verde della veste della donna; gli zoccoli in legno sono anch’essi simbolo di fedeltà e la loro disposizione non è casuale: quelli della donna sono posizionati vicino al letto, mentre quelli dell’uomo sono rivolti verso il mondo esterno.

Il piccolo specchio convesso è uno dei massimi esempi di rappresentazione microscopica ottenuta dall’abilità artistica di van Eyck e rappresenta un espediente (che sarà in seguito ricopiato da altri artisti) per raffigurare l’intera scena a 360°. Piccoli specchi convessi si utilizzavano all’epoca per allontanare la sfortuna: in questo caso lo specchio, nella cui cornice sono rappresentate dieci episodi della Passione di Cristo, è simbolo della cristianità. Infine, il rosario appeso a sinistra dello specchio allude alla devozione cristiana, mentre la verga appesa sulla destra simboleggia la verginità della sposa, ma è anche augurio di fertilità.

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