Riposo durante la fuga in Egitto: un “unicum” nella pittura di Caravaggio

Il Riposo durante la fuga in Egitto di Caravaggio rappresenta quasi un’opera unica nella produzione artistica del Merisi, perché, a differenza degli altri suoi dipinti (a parte il Sacrificio di Isacco degli Uffizi), contiene un paesaggio come sfondo ed i colori molto luminosi consentono una visione di tutta la scena.

Il dipinto fu realizzato da Michelangelo Merisi nel 1597 durante il soggiorno romano e costituisce una preziosa testimonianza sulla maniera di dipingere del giovane Caravaggio, qui ancora non troppo distaccato dalla tecnica esecutiva tradizionale di fine Cinquecento.

Sulla committenza dell’opera ci sono ancora oggi delle teorie piuttosto contrastanti. Secondo studi recenti, il dipinto fu commissionato da Girolamo Vittrici (per cui Caravaggio realizzò anche la “Deposizione” dei Musei Vaticani) e, in seguito alla sua morte, fu venduto a Camillo Pamphilj, entrando a far parte della collezione di famiglia. Da quel momento, il dipinto si trova esposto alla Galleria Doria Pamphilj di Roma.

Descrizione e analisi dell’opera

Nel dipinto, ciò che colpisce maggiormente lo spettatore è la figura centrale dell’angelo violinista, che divide la scena in due parti contrapposte: sul lato sinistro un anziano Giuseppe sorregge uno spartito musicale ed è accostato ad elementi naturali che richiamano l’aridità (sassi, foglie e rami secchi); sul lato destro, la Vergine ed il Bambino dolcemente abbracciati stanno riposando in un ambiente dominato da una natura rigogliosa.

Il meraviglioso paesaggio raffigurato sullo sfondo, dal cielo cupo e nuvoloso, ricorda la “Tempesta” di Giorgione, da cui probabilmente lo stesso Caravaggio prese ispirazione. L’ambiente bucolico raffigurato, più che ad un paesaggio egiziano, sembra ricondurre ad uno scorcio delle campagne romane.

L’angelo, raffigurato di spalle, ha delle sembianze androgine ed il morbido velo che lo avvolge lascia intravedere la delicatezza delle forme del suo corpo. L’impressionante umanità con cui è raffigurato Giuseppe, che sostiene lo spartito volgendo lo sguardo estasiato verso l’angelo, è sottolineata dalla posizione dei suoi piedi sovrapposti l’uno sull’altro, segno di profonda umiltà.

Riferimenti allegorici e simbolismo

Il Riposo durante la fuga in Egitto di Caravaggio è un’opera ricca di riferimenti allegorici, in particolare all’interno dell’ambiente naturale: la pianta di alloro allude alla verginità di Maria, il Tasso barbasso è il simbolo della Resurrezione, il cardo e la spina della rosa rappresentano la Passione di Cristo.

L’angelo che suona il violino è colto nel preciso istante in cui effettua una pausa dalla musica, richiamando il riposo della Sacra famiglia durante la fuga. Possiamo notare, inoltre, che il violino ha una corda spezzata, simbolo della caducità della vita umana rispetto all’immortalità della vita celeste.

Interpretazione dell’opera

Molto interessante è l’interpretazione dell’opera di Maurizio Calvesi, secondo cui l’intera scena raffigurata nel dipinto di Caravaggio rappresenta per i cristiani un percorso salvifico che, da sinistra a destra, passando attraverso l’elemento spirituale (l’angelo), porta da una condizione di miseria dell’animo umano alla beatitudine. 

Secondo Calvesi, il dipinto fa riferimento al Cantico dei Cantici, che celebra l’amore mistico di Cristo (sposo) per la Vergine/Chiesa (sposa). Nel 1983, nello spartito musicale dipinto da Caravaggio è stata identificata la fedele riproduzione delle note di un mottetto del compositore  Noel Bauldewijn, dal titolo Quam pulchra es, ispirato al suddetto Cantico.

Curiosità

Recenti indagini di laboratorio hanno rivelato che il Riposo durante la fuga in Egitto fu realizzato su una tela di fiandra, un materiale insolito per un dipinto, che nel Cinquecento veniva generalmente utilizzato per la realizzazione di tovaglie.

L’ipotesi è che l’artista non possedesse in quel momento disponibilità economiche per procurarsi una tela su cui dipingere. Decise così di utilizzare una tovaglia, molto meno costosa, riuscendo nonostante ciò a realizzare uno dei dipinti più belli della sua carriera artistica.

Fonti:

  • Maurizio Calvesi, Le realtà del Caravaggio, Torino, Einaudi, 1997.
  • Lothar Sickel, “Gli esordi di Caravaggio a Roma. Una ricostruzione del suo ambiente sociale nel primo periodo romano”, in Romischen Jarbuch der Bibliotheca Hertziana, 39 (2009-2010), p. 1-73.

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