L’elettroencefalogramma (EEG)può essere considerato a tutti gli effetti lo strumento principale delle neuroscienze. Rispetto ad altre metodiche che posseggono un vantaggio dal punto di vista dellarisoluzione spaziale, tecniche neurofisiologiche comel’EEG(o anche laMEG, che sfrutta i campi magnetici) sono in grado di fornireuna misura diretta i potenziali elettrici dei neuroni, permettendo quindi di ottenere una migliore risoluzione dal punto di vistatemporale.
L’EEGcostituisce una tecnicanon invasiva, attraverso la qualeelettrodi di superficievengono montati direttamente sulloscalpooppure mediante l’utilizzo di una appositacuffia.
Il segnale può essere misuratoa riposo, in modo da rilevare possibili anomalie, oppuredurante compiti specifici e/o la presentazione di specifici stimoli(in questo caso si parla diERP, ovveropotenziali evento-correlati).
L’elettroencefalografopermette di convertire il segnale elettrico in unarappresentazione numerica, trasferibile su uncomputerper la sua analisi o anche direttamente ad undeviceadeguato.
Un classico tracciato EEG
Nell’esempio più classico, iltracciato EEGsi presenta con dellelinee orizzontali frastagliate. Sulla sinistra si trovano icanali, i quali rappresentano idiversi elettrodiposti sulle zone dello scalpo.
Verticalmente, sono presenti delle linee che dividono il tracciato inepoche, solitamente insecondio inmillisecondi. Le linee continue presenti in ogni canale sono costituite dadeflessioni verso l’alto o verso il basso, e attraverso il loro numero è possibile comprenderela frequenza di oscillazione del segnale, misurata in cicli al secondo.
Le specifichebande di frequenzasono ottenibili scomponendo l’attività complessiva di un canale attraverso deiparticolari algoritmi. Ogni banda possiede caratteristiche ricollegabili adun diverso significato dal punto di vista funzionale.

Le caratteristiche principali del tracciato EEG
L’analisi di un segnale EEGsi basa su alcunecaratteristiche principaliin esso presenti, utili per comprendere, ad esempio, la differenza tra un funzionamento tipico ed uno anomalo.
Frequenza:come già anticipato, la frequenza equivale al numero dicicli al secondo (Hz)delle deflessioni del segnale. I principali ritmi cerebrali, o anche le diverse fasi del sonno sono distinguibili anche in base alladifferente frequenza delle bande.
Ampiezza:misurata inµV, l’ampiezza ci fornisce informazioni sullagrandezza delle ondeche compaiono sul tracciato; possiamo misurarla dalla base dell’onda al suo picco (baseline-to-pick), oppure prendendo in esame due picchi (peak to peak). La differenza tra le due misurazioni, in ogni caso, dipende dal genere di problema clinico o di ricerca affrontato.
Polarità:in questo caso si fa riferimento alladirezione della deflessione dell’onda, ovvero se essa è negativa o positiva.
Latenza:quando parliamo dipotenziali evento-correlati, grande attenzione può essere posta sullafinestra temporale necessaria per una risposta dopo la presentazione di uno stimolo.Risposte alatenza brevesono solitamente tipiche di elaborazioni sensoriali, mentrelatenze più lungheriguardano processi più elaborati che coinvolgono laconsapevolezza.
Topografia:pur non eccellendo nella risoluzione spaziale, attraverso l’EEG è possibile comunque monitorare comein una determinata finestra temporalele risposte si presentino in una particolare area rispetto alle altre, permettendo di comprendere comequella zona sia coinvolta in uno specifico compito.
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