Il modello di Ledoux: la doppia via dell’elaborazione della paura

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È possibile, alle volte, che la visione di una strana ombra ci faccia sobbalzare, o che una busta di plastica finita in mare ci provochi lo spavento di chi ha creduto di vedere una medusa.  La risposta istintiva di allontanamento, e la successiva elaborazione più razionale dello stimolo, sono due meccanismi della nostra mente concettualizzati e studiati da diversi anni, non solo in campo psicologico, ma anche neuroscientifico.

Paul Ledoux ha concentrato la sua carriera sull’amigdala, una piccolissima area nel cuore del nostro cervello, fondamentale per diverse funzioni cerebrali, soprattutto per quel che riguarda l’esperimento delle nostre emozioni.

Anche se spesso il funzionamento di una specifica area è difficilmente attribuibile ad un singolo aspetto dell’esperienza, gli studi del neuroscienziato statunitense hanno contribuito ad appurare come l’amigdala sia centrale nel processamento di stimoli paurosi.

Ovviamente questa piccola struttura non agisce da sola, ma interagisce con numerose altre aree. Come sappiamo, infatti, il cervello è una macchina complicatissima basata su una serie di innumerevoli circuiti.

Il modello a due vie concettualizzato da Ledoux descrive due modi diversi di elaborare uno stimolo pauroso, attraverso due vie che coinvolgono proprio l’amigdala.

Prima di passare in rassegna le due strade, però, è necessario introdurre altri due protagonisti del modello: il talamo, spesso definito come una stazione di passaggio attraversato dalle informazioni sensoriali; la corteccia, sede di funzioni più complesse e di una elaborazione maggiormente accurata degli stimoli.

La prima via, definita via bassa, parte ovviamente dagli stimoli esterni. Gli organi di senso traducono le percezioni in stimoli elettrici che arrivano al talamo, e che da lì giungono direttamente all’amigdala. È una via attraverso la quale il segnale viene elaborato in maniera più rapida, ma anche meno dettagliata. È un percorso che ci permette di attivare velocemente il nostro organismo, per rispondere prontamente ad una minaccia.

La seconda via, detta via alta, segue invece una strada diversa rispetto alla precedente. Dopo essere arrivate al talamo, le informazioni vengono inviate prima alla corteccia, e solo successivamente all’amigdala. Questo percorso è più lento, ma anche più preciso e sistematico, proprio perché le informazioni saranno elaborate in maniera più profonda.

Attraverso questo modello, dimostrato empiricamente, è possibile innanzitutto spiegare come spesso gli esseri umani non siano coscienti delle proprie emozioni. Nel momento in cui la corteccia non viene coinvolta, la via bassa permette un’elaborazione inconscia dello stimolo. Inoltre, dal punto di vista comportamentale, è chiaro come le reazioni più istintuali siano derivate da un’analisi più frettolosa e meno raffinata, tipica della prima via.

Un contributo ulteriore è stato fornito Robert Zajonc, secondo cui le due vie seguirebbero criteri diversi nell’elaborare le informazioni. La via bassa si baserebbe sulla sensazione edonica (piacevole o spiacevole) derivata dallo stimolo. La via alta, in virtù di una maggiore influenza prettamente cognitiva, garantirebbe una gestione delle informazioni attraverso logiche maggiormente deduttive.

di Daniele Sasso

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