Anche se non ci facciamo caso,siamo continuamente bersagliati dagli asteroidie ogni giornoun centinaio di tonnellatedi materiale proveniente dallo spazio precipita sulla Terra. Ma al 99.9% si tratta di meteoriti talmente piccole, perfino pulviscolo, che non ce ne rendiamo conto.
Piccoli o grandi che siano, i frammenti derivano spesso comunque daun oggetto più grandeparzialmente o totalmente frantumato da collisioni recenti o, più facilmente, antiche. Ed esistono diverse classi note di meteoriti, con composizioni chimiche peculiari.
Vi sono tuttavia eventualità più rare, come nel caso dell’evento del 2008 in Sudan. Secondo la NASA, il meteoride2008 TC3(noto anche comemeteorite di di Almahata Sitta(AhS), dal nome della stazione ferroviaria nei pressi del ritrovamento dei campioni) esploso a 37 km d’altitudine aveva un diametro di circa quattro metri per una massa di otto tonnellate e l’analisi di uno dei frammenti raccolti nell’area desertica del Paese ha portato a conclusioni sorprendenti.
L’Almahata Sitta fu il primo asteroide individuato e tracciato prima dell’impatto
Il meteorite è unacondrite carboniosa(o carbonacea), il che di per sé è già interessante: solo il 3% di quelle mai analizzate rientra in questa categoria, tipicamente associata aiplanetesimi, i relativamente piccoli corpi che si formarono nelle prime fasi dello sviluppo del sistema solare.
L’analisi spettrale al microscopio a infrarossi denota la composizione tipica e rara dovuta alla formazione a temperature e pressioni più elevate di quelle riscontrabili in un asteroide ma inferiori a quelle all’interno di un pianeta roccioso. La parte più sorprendente è dovuta alla presenza di alcuni minerali, in particolare dianfiboli, che per formarsi richiedono unaprolungata esposizione ad acqua e a pressioni intermedie, quindi in un oggetto di un diametro stimato compresofra i 600 e i 1800 chilometri,spiega la dottoressa Vicky Hamiltondel Southwest Research Institute (SwRI), prima autrice della ricerca apparsa su Nature Astronomy.
Il meteorite del Sudan aveva già fatto parlare di sé per la sua importanza scientifica
Fino a oggi l’Allende, schiantatosi nello stato messicano del Chihuahua nel 1969, era l’unico meteorite in cui fosse stato scoperta la presenza di questo minerale. Secondo i ricercatori l’Almahata Sitta dovrebbe provenire daun oggetto-madre di dimensioni paragonabili a Cerere, vero e proprio pianeta nano che da solo potrebbe costituire fino a un terzo della massa totale della fascia degli asteroidi (fra Marte e Giove) al cui interno è collocato.
Ci troveremmo quindi di fronte a un meteorite proveniente da un oggetto più grande e non identificato cheprima d’ora non aveva mai depositato frammenti sul nostro pianeta. Anche perché la comparazione, al di là degli anfiboli, con lo stesso meteorite di Allende indica che il planetoide da cui si originarono non è lo stesso.
2008 TC3/Almahata Sitta vantava già un’importanza peculiare per la circostanza unica di poter essere stato, seppur brevemente,studiato prima dell’impatto(permettendo comparazioni fra prima e dopo) e per precedenti analisi che già avevano fatto notizia causa la presenza dimicroscopici diamantiche, per le loro dimensioni, si riteneva potessero formarsi solo all’interno di un corpo delle dimensioni pari almeno a Mercurio.
Fonte:“Meteoritic evidence for a Ceres-sized water-rich carbonaceous chondrite parent asteroid”,Nature Astronomy, 21 dicembre 2020.





