La Storia della Filosofia Occidentale – Capitolo XI: i Sofisti (II Parte)

Il primo esponente della Sofistica fu Protagora, nato ad Abdera nel 490 a.C.. Fu stretto amico di Pericle, anche se questo non impedì che fosse allontanato da Atene a causa delle sue critiche nei confronti della religione.

Il principio su cui è basato il pensiero di Protagora può essere riassunto nella frase seguente:

“L’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono per ciò che sono, e di quelle che non sono per ciò che non sono.”

Le diverse interpretazioni del pensiero di Protagora

Il fatto che l’uomo debba essere considerato il metro per giudicare la realtà, in ogni caso, ha portato nei secoli l’assunto di Protagora ad essere soggetto a diverse interpretazioni.

Mentre Platone sosterrà che il significato fosse rintracciabile nel fatto che ogni cosa appare diversamente a seconda di quale individuo la percepisca, un’interpretazione più moderna vorrebbe attribuire a Protagora la nozione secondo cui la specie razionale umana userebbe dei parametri comuni per analizzare la realtà.

Un’altra tesi ancora, invece, vedrebbe la frase come indicativa del modo di vedere le cose di uno specifico gruppo sociale, al quale il singolo si aggrappa per giudicare ciò che lo circonda.

Tuttavia, col tempo la maggior parte degli studiosi ha ritenuto che queste tre visioni diverse del pensiero di Protagora dovessero essere integrate, essendo il suo pensiero riferito a contesti diversi che di fatto potrebbero coinvolgere tutte e tre le situazioni citate nelle tesi.

D’altronde, una delle colonne portanti della Sofistica risiedeva proprio nella eterogeneità dei valori e delle verità che caratterizzano la convivenza tra gli esseri umani. Concetti come il relativismo conoscitivo e morale, il fenomenismo e la posizione centrale dell’uomo come giudice della realtà (umanismo) pongono quest’ultima in uno stato frammentario soggetto alle più svariate interpretazioni soggettive

Il ruolo del sofista e la propaganda dell’utile

In un mondo basato sull’apparenza, la verità diventa quindi opinabile, e quella di ognuno potrebbe essere considerata come equivalente a quella degli altri. Secondo Protagora, l’unico principio che può guidare la scelta dell’individuo rimane quindi l’utilità percepita.

Seppur deboli, il bene del singolo o della comunità possono essere considerati come strumenti per verificare e legittimare le teorie prodotte. Per Protagora, ciò che si dimostra storicamente e socialmente giovevole può essere considerato umanamente verificato.

In quest’ottica, il lavoro del sofista diventa quindi quello dell’intellettuale in grado di cambiare le opinioni dei cittadini, guidando le loro idee verso un ruolo maggiormente proficuo per la collettività attraverso l’arte della parola.

LEGGI ANCHE:

La Storia della Filosofia Occidentale – Capitolo XI: i Sofisti (I Parte)

Seneca: la gestione e l’importanza del tempo

Panopticon: il potere invisibile secondo Jeremy Bentham

La Storia della Filosofia Occidentale – Capitolo V: Eraclito

Condividi

Rispondi