La Storia della Filosofia Occidentale – Capitolo V: Eraclito

La prima differenza utile a distinguere Eraclito dai pensatori che lo hanno proceduto sta nell’atteggiamento altezzoso ed enigmatico. La filosofia stessa, per il filosofo della Ionia, viene concettualizzata come la verità contrapposta alla comune mentalità degli uomini.

Questi ultimi vengono definiti “dormienti”, e sono vittime di un’illusione che non permette loro di intraprendere il percorso di ricerca e di possedere la visione profonda che invece i filosofi (gli “svegli”) possono vantare.

La teoria dell’unità dei contrari è uno degli spunti più interessanti forniti da Eraclito. Rispetto alla maggior parte degli uomini, i quali credono che possa esistere un opposto senza che necessariamente sia presente il suo contrario, il vero filosofo è in grado di comprendere che il mondo non è altro che una lotta continua tra contrari.

Ma ciò non basta. Gli opposti necessitano l’uno dell’altro e non possono sopravvivere da soli. Un esempio classico può essere considerato la dicotomia tra giustizia e offesa, tra salute e malattia oppure tra l’essere sazi e la fame. L’apparente caos di questa lotta nasconde al suo interno il raziocinio derivato dalla dipendenza, e dall’impossibilità di esistere senza l’altro.

“Il dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame, e muta come il fuoco, quando si mescola ai profumi e prende nome dall’aroma di ognuno di essi”

Il mondo, per chi come lui può comprenderne i principi, non può che essere altro che un flusso in cui tutto scorre (pánta rheî) e cambia continuamente. È proprio per questo che il divenire, per Eraclito, è l’essenza della realtà che circonda gli uomini.

Il fuoco, più di qualsiasi altro elemento, rappresenta il principio di tutte le cose che da esso nascono e con esso finiscono. L’intero cosmo, in eterna trasformazione, segue il percorso “in giù” o “in su”: lo stesso che porta il fuoco a condensarsi, diventando acqua e poi terra, e la terra a rarefarsi, divenendo acqua e infine nuovamente fuoco.

Eraclito fa uso della parola “fuoco” e della parola “ragione” (lógos) come se fossero sinonimi. Questo perché l’interdipendenza ed inscindibilità degli opposti può essere definita come ragione, se intendiamo la legge che la governa, e può essere definita come fuoco se facciamo riferimento ai principi fisici che soggiacciono ad essa.

“Di questo lógos che è sempre gli uomini non hanno intelligenza, sia prima di averlo ascoltato sia subito dopo averlo ascoltato; benché infatti tutte le cose accadano secondo lo stesso lógos, essi assomigliano a persone inesperte, pur provandosi in parole ed in opere tali quali sono quelle che io spiego, distinguendo secondo natura ciascuna cosa e dicendo com’è.

Ma agli altri uomini rimane celato ciò che fanno da svegli, allo stesso modo che non sono coscienti di ciò che fanno dormendo.”

Dio, quindi, rappresenta nientemeno che l’Unità di tutti i contrari, del mutamento continuo e del fuoco che genera e distrugge ogni cosa. La visione panteistica di Dio e dell’Universo, uniti in quello che viene definito come un Dio-Tutto, ritrova le sue basi proprio nel perenne ciclo di produzione e distruzione, così come nella lotta sempre viva dei contrari.

di Daniele Sasso

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