La Storia della Filosofia Occidentale – Capitolo XI: i Sofisti (I Parte)

Il terminesofista, almeno nellaAtene del V secolo a.C., non era certo un complimento. A dispetto delle epoche passate, nel corso delle quali l’attributosophistés(“sapiente”) veniva riservato a personaggi con esperienza ed un’ampia cultura comei Sette SavioPitagora.

I sofisti a cui faremo riferimento, invece, vennero accusati (in particolar modo daPlatoneedAristotele) di esserefalsi sapienti dediti a ragionamenti capziosied al guadagno.

Senofonte, addirittura, vi fa riferimento come“prostituti della cultura”. Anche oggi, si tende ad utilizzare il terminesofisticoper definire ragionamenti artificiosi e spesso non veritieri.

L’interesse maggiore, per i sofisti, fu indubbiamente quello in ambitopolitico, così come per tutto ciò che riguardasseleggi,educazioneereligione; questo, di pari passo con la trasformazione della società ateniese, sottoPericle, in un popolo dedito a scambi commerciali allargati e maggiormente potente nella borghesia cittadina.

L’elogio della Atene democratica di Pericle

Da questo punto di vista, viene considerato emblematicol’elogio della democraziacontenuto in una orazione funebre pronunciata daPericlealla fine del primo anno dellaguerra del Peloponneso, nel430 a.C.:

“Noi abbiamo una forma di governo che non guarda con invidia le costituzioni dei vicini, e non solo non imitiamo altri, ma anzi siamo noi stessi di esempio a qualcuno. Quanto al nome, essa è chiamata democrazia, poiché è amministrata non già per il bene di poche persone, bensí di una cerchia più vasta: di fronte alle leggi, però, tutti, nelle private controversie, godono di uguale trattamento; e secondo la considerazione di cui uno gode, poiché in qualsiasi campo si distingua, non tanto per il suo partito, quanto per il suo merito, viene preferito nelle cariche pubbliche; né, d’altra parte, la povertà, se uno è in grado di fare qualche cosa di utile alla città, gli è di impedimento per la sua oscura posizione sociale.”

Il lavoro dei sofisti: dalla retorica alla divulgazione della cultura

Risulta evidente come, in un contesto animato da assemblee nelle quali l’orazione era tutto, il corretto usodelle sfumature del linguaggioela capacità di portare acqua al proprio mulinopotessero fare la differenza nel peso delle opinioni che si scontravano nell’ecclesia, dove di fatto venivano gestitele relazioni estere, il potere legislativo e quello giudiziario.

Isofisti, profondi conoscitori dell’eloquenzae veri e propri artisti nel suscitare consensi attraverso strutture sintattiche congegnate percatturare l’attenzione di chi ascolta, si offrivano di insegnare le loro stesse doti al ceto dirigentesotto lauto pagamento.

Laretoricaveniva impartita attraverso lezioni pregne di suggerimenti che andavanodalla grammatica e la semantica a trucchi per vincere un’argomentazione, ricordando in un certo senso il ruolo dei modernispin doctor, ovvero i consulenti che gestiscono la comunicazione dei politici.

Il piglio razionale e la critica atta aliberare l’uomo dalle credenze dei miti e della religionehanno spesso permesso di definire laSofisticacome un“illumismo greco”.

Inoltre, il concetto stesso diculturaè stato rivoluzionato dai sofisti, secondo i qualil’educazioneela divulgazionenecessitassero di essere coltivati costantemente, di pari passo con la vita nelle sue connotazioni più pratiche.

di Daniele Sasso

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