Il celebre trattato filosoficoDe breavitate vitae(Sulla brevità della vita), compreso nel decimo libro deiDialoghi, viene composto da Seneca nel mese di gennaio del 50 d.C..
Nonostante il nome, però, la raccolta in questione non assume quasi mai la forma di un contraddittorio.Il termine “dialogo”, in tal senso, prende il significato di una vera e propria “dissertazione”, nella quale è l’autore stesso ad immaginare i possibili contestatori del suo pensiero.
Dall’esilio alDe breavitate vitae
Come spesso accade, in ogni caso,le motivazioni dell’opera possono essere rintracciate negli eventi che accompagnarono Senecanegli anni precedenti alla stesura delDe breavitate vitae.
Nel 41 d.C. l’imperatore Claudio, seguendo i consigli della moglie Valeria Messalina, lo accusò di adulterio,condannandolo ad essere relegato in Corsica.Questo, fino al richiamo da parte di Agrippina minore, che lo volle fortemente (per motivi politici, oltre che educativi)come tutore di suo figlio Nerone.
Gli 8 anni di esilio portano il filosofo, al suo ritorno, ad esprimere critiche permeate di una certa schiettezza ed intransigenza nei confrontinon solo degli obblighi sociali (officia) e dei passatempi (oblectamenta), ma anche verso i detentori di diverse cariche pubbliche (negotia).
Lo scopo, da parte dello stoico, è quello di sottolineare come non sia l’esistenza umana ad essere breve; piuttosto, ciòche fa la differenza è la capacità di sfruttare il tempo che abbiamo a disposizione.
Gli errori degli occupati e la figura del saggio
Gli individui che Seneca definisceoccupatinon prestano nessuna reale attenzione all’impiegare degnamente il presente, matendono a sprecarlo rimandando poi l’otiumalla loro vecchiaia.
Il pessimismo radicale di cui è intriso il trattato, non rintracciabile nella stessa misura in altri suoi lavori, nasce dalle aspettative tradite del filosofo, che durante il suo allontanamento dalla vita pubblica aveva immaginato una realtà ben diversa al suo ritorno.
Seneca vede nellafigura del saggioun’immagine chiave, in grado di rompere gli schemi di perdizione che infestano Roma. Accettando il proprio fato e abbracciando totalmente il volere della divinità, questi è l’unico in grado disfruttare il tempo a disposizione nel modo appropriato.
L’ammissione di Seneca
Viene introdotta, a tal proposito, anche una figura intermedia, dettaproficiens, cosciente del percorso più giusto da intraprendere, ma ancora non abbastanza forte spiritualmente per accettarlo.
Ponendosi in questa ultima categoria,Seneca cerca di dimostrare come egli stesso non sia sempre in grado di seguire la retta via.Nonostante ciò, il tono spesso sentenzioso e i riferimenti sprezzanti alla vita mondana caratterizzano costantemente gli ammonimenti versochi si dedica alle cariche pubbliche e alla vita mondana.
L’unico modo per approfondire il pensiero degli uomini saggi vissuti precedentemente, secondo Seneca, sembra quindi essere quello di dedicarsi alla filosofia, ritirandosi a vita privata.Il tempo, allora, non sembrerà più poco, ma piuttosto il necessario per poter dire di aver davvero vissuto a pieno la propria esistenza.
diDaniele Sasso
LEGGI ANCHE:
Classici della letteratura: i 3 che ti aiuteranno a scappare dalla quarantena
La Storia della Filosofia Occidentale – Capitolo I: Talete da Mileto
La Storia della Filosofia Occidentale – Capitolo V: Eraclito






