Quanto a lungo sopravvivono i semi? Un esperimento lungo un secolo

A volte la scienza richiede periodi di tempo molto lunghi per espletare una missione di ricerca, basti far riferimento a imprese come l’esplorazione di Plutone o della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, raggiunti dalle rispettive sonde 10 e 12 anni dopo la partenza dalla Terra.

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Ma anche questo è nulla in confronto alla ricerca che sta per avere inizio presso la Svalbard Global Seed Vault (Deposito globale di semi delle Svalbard), della durata prevista di 100 anni, tesa a comprendere quanto a lungo possa sopravvivere un seme conservando la propria capacità di germinare.

Il deposito, ubicato presso un’isola norvegese a 1200 km dal Polo Nord, è una sorta di banca in cui vengono conservati campioni di migliaia di specie e cultivar in ambiente protetto per poterli recuperare in caso qualcosa, per svariati motivi, ne dovesse causare la sparizione a livello globale.

I semi di alcune varietà di diverse coltivazioni verranno stoccati presso il deposito e contemporaneamente nelle aziende e centri di ricerca produttori altri esemplari della stessa partita inizieranno a essere conservati in serbatoi criogenici, immersi nell’azoto liquido a 196 gradi sottozero in modo da rallentare considerevolmente, quasi fermare, il processo d’invecchiamento.

Semi disidratati e conservati a bassissime temperature è noto possano rimanere in vita molto a lungo, potenzialmente per secoli; ma quanto precisamente e con quali possibili conseguenze sulla capacità di generare una pianta una volta riattivati non è chiaro, si tratta di un terreno tutto da esplorare.

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I primi semi coinvolti nell’esperimento giungeranno a Svalbard il 27 agosto e altre consegne saranno effettuate nel corso dei tre anni successivi. I campioni saranno esaminati ogni dieci anni, quindi a partire dal 2030 e fino al 2120.

La ricerca riguarda 13 coltivazioni importanti a livello mondiale: si inizia con semi di grano, orzo, pisello, lattuga e cavolo forniti dall’Istituto Leibniz di genetica vegetale e di ricerca sulle colture (IPK) di Gatersleben, Germania, e in seguito arriveranno le sementi prodotte presso gli altri centri che collaborano al progetto.

La comparazione fra i campioni “supersurgelati” e quelli conservati in condizioni ottimali a -18° presso la Svalbard Global Seed Vault aiuterà i ricercatori a meglio comprendere le capacità dei semi di conservare il proprio potenziale genetico e migliorare le tecniche di selezione per ottenere prodotti sempre più adatti alla coltivazione.

Inoltre, servirà a capire preventivamente per quanto tempo possano essere conservati nel deposito di Svalbard prima che deperiscano tanto da renderne necessaria la sostituzione, per preservare il patrimonio genetico-culturale alla base della nascita del concetto di “banca mondiale del seme” stesso.

Di Corrado Festa Bianchet

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