Enorme uovo preistorico sorprende i paleontologi

Si tratta del secondo più grande uovo mai rinvenuto sulla Terra e a parere dei paleontologi del Museo Nazionale di Storia Naturale di Santiago del Cile e dell’Università del Texas Austin apparterrebbe a un grande rettile marino vissuto in Antartide verso la fine del Cretaceo, fra i 66 e i 68 milioni di anni fa.

Scoperto nel 2011 da un team guidato dal ricercatore cileno dottor David Rubilar-Rogers, questo fossile presentava un’enigmatica forma a pallone sgonfio tanto da essere soprannominato “La Cosa” (dalla creatura protagonista del film di John Carpenter, ambientato proprio in Antartide). Insomma non si sapeva che cosa fosse.

Di gran lunga il più grande uovo a struttura flessibile mai scoperto

Gli studi compiuti presso l’Università di Austin ne hanno rivelato la vera natura di uovo simile a quelli deposti oggi da rettili come i serpenti e le lucertole, ovvero trasparente, morbido, che permette una rapida uscita del nascituro. Le analisi attraverso una serie di microscopi hanno evidenziato i diversi strati che lo compongono e mostra dimensioni di 29 per 20 cm, con un peso di 6,5 kg. Solo l’Aepyornithidae, l’uccello elefante del Madagascar estintosi nel XVII secolo, deponeva un uovo di dimensioni maggiori ma era anche rigido e cinque volte più sottile.

“La Cosa”, ribattezzata Antarcticoolithus bradyi, è il primo ritrovamento di questo genere in Antartide.

Essendo privo del suo occupante, la difficoltà consiste nell’identificare la specie cui abbinarlo. I risultati di un’analisi comparativa con 259 uova di rettili moderni portano a ipotizzare il rettile marino che lo ha deposto possa facilmente superare i sei metri di lunghezza, coda esclusa.

La formazione rocciosa in cui l’uovo è stato rinvenuto sono inoltre ricche di fossili di piccoli mosasauri e plesiosauri, insieme agli adulti. Molti ricercatori avevano già ipotizzato trattarsi di una sorta di nursery, un luogo dalle acque basse tranquillo e riparato in cui deporre le uova.

I mosasauri erano ovipari?

La sorpresa consiste nell’attribuzione della maternità a un mosasauro: uno studio del 2015 aveva indirizzato verso l’idea fossero vivipari, poiché erano stati rinvenuti fossili di giovanissimi esemplari in pieno oceano lontano da qualunque area adatta a deporre le uova; ma adesso riprende vigore l’idea di un comportamento simile a quello delle tartarughe, ovvero la deposizione delle uova su una spiaggia con i piccoli che si fanno poi strada verso il mare a pochi metri.

Restano molti dubbi sul come una creatura della forma e delle dimensioni di un mosasauro possa deporre uova fuori dal proprio ambiente: è presa persino in considerazione l’ipotesi potessero fare uscire dall’acqua solo la coda, tanto poco sappiamo riguardo queste antiche creature.

Ma come si è passati da “La Cosa” alla corretta identificazione? Nel 2018, sette anni dopo la scoperta, la professoressa Julia Clarke della Jackson School’s Department of Geological Sciences di Austin era in visita presso il collega Rubilar-Rogers e ponendo lo sguardo sull’oggetto da lui ritrovato lo riconobbe subito come un uovo afflosciato.

A volte basta la persona giusta nel momento giusto!

La ricerca è stata pubblicata il 17 giugno 2020 sulla rivista Nature.

Di Corrado Festa Bianchet

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