Gli anelli di Marte e il mistero di Deimos e Phobos

Deimos e Phobos, i due satelliti di Marte, rappresentano da sempre un mistero: sono di piccole dimensioni, troppo affinché possano raggiungere una configurazione sferica tanto che proprio per tale forma irregolare vengono solitamente descritti come patate.

Anche la loro origine è tutt’altro che chiara e sebbene l’idea si tratti di asteroidi catturati dal Pianeta Rosso sia la più gettonata rimane comunque un’ipotesi, che lascerebbe inoltre aperti diversi interrogativi.

L’altro aspetto causa di perplessità fra gli astronomi riguarda la particolare orbita di questi due satelliti, stranamente circolare (più facilmente dovrebbe essere ellittica, come nel caso della nostra Luna attorno alla Terra) e quasi perfettamente allineata con l’equatore del pianeta.

Proprio questo quasi ridà linfa a una teoria decisamente affascinante: Marte un tempo potrebbe esser stato circondato da degli anelli e potrebbe tornare a sfoggiarli in futuro.

È Deimos a mostrare un disallineamento di due gradi rispetto rispetto al piano equatoriale marziano. Tale differenza era stata finora sottovalutata, ritenuta di scarsa importanza, ma potrebbe al contrario rivelarsi un indizio fondamentale sulla vera natura dei due piccoli satelliti. In particolare porta i ricercatori a ritenere Phobos sia sottoposto a una continua morte e rinascita.

La teoria della luna ciclica

Quest’idea venne proposta già nel 2017 da David Minton e Andrew Hesselbrock in uno studio che evidenziava come l’orbita di questo oggetto sia discendente: si avvicina lento ma in modo inesorabile al pianeta tanto che si è anche ritenuto il suo destino possa essere quello di schiantarsi al suolo entro qualche decina di milioni di anni.

L’idea alternativa prevede tuttavia a un certo punto, più precisamente fra 70 milioni di anni, l’attrazione gravitazionale di Marte sarà tale da frantumare Phobos mentre si trova ancora in orbita e dare vita a un anello di polveri che circonderà il pianeta. Ma il fenomeno non terminerebbe qui: lentamente, i detriti tornerebbero ad aggregarsi facendo nascere una nuova e considerevolmente più piccola luna.

Il ciclo di vita-morte di Phobos si sarebbe già verificato fra le tre e le sette volte nel corso di 4,3 miliardi di anni

La luna così formata si sposterebbe dall’orbita degli anelli verso l’esterno allontanandosi dal pianeta, l’opposto di quanto sta accadendo in questo momento. In particolare, un Phobos venti volte più grande di quello attuale giustificherebbe con la sua presenza, la sua massa e il suo moto lo sbandamento di Deimos.

Questo sarebbe avvenuto non durante l’ultima rinascita di Phobos, ma quella precedente, avvenuta circa tre miliardi di anni or sono. E tutto ciò ben si adatta alle diverse età delle due lune, con Deimos vecchio di miliardi di anni e Phobos che ne avrebbe appena 200 milioni. Si tratterebbe quindi in realtà solo della sua ultima incarnazione.

Sono diverse le nuove sonde che verranno lanciate alla volta del Pianeta Rosso, e fra queste la Missione MMX dell’agenzia spaziale giapponese prevista per il 2024 in particolare prevede proprio lo studio dei due satelliti con l’ambizioso obiettivo di riportare dei campioni sulla Terra.

Lo studio, basato su simulazioni e modelli statistici, è stato presentato durante il 236esimo convegno dell’American Astronomical Society, tenutosi quest’anno per via telematica a causa della crisi causata dal Covid-19. Già approvato per la pubblicazione, apparirà prossimamente sull’Astrophysical Journal Letters con Matija Ćuk del SETI Institute quale autore principale.

Di Corrado Festa Bianchet

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