Conquista dello spazio: le imprese dimenticate

L’esplorazione dello spazio è tornata negli ultimi anni all’onore delle cronache per importanti conseguimenti quali le immagini ravvicinate di Plutone o della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (Missione Rosetta), seguiti dalle celebrazioni per il cinquantenario dello sbarco sulla Luna, amplificati dalla sopravvenuta disponibilità dei social network.
Tuttavia sebbene la storia di questa epopea umana sia ben nota a chi dimostra un interesse attivo, presso il grande pubblico molte grandi imprese, autentiche prime volte che hanno segnato la storia della ricerca scientifica, sono poco conosciute anche perché i media ritengono di non avere motivi per ricordarle.
In piena corsa allo spazio fra Stati Uniti e Unione Sovietica, fu quest’ultima a ottenere i primi successi grazie al Programma Luna: il primo manufatto a raggiungere il suolo di un altro corpo celeste, la sonda Luna 2 nel 1959 (in effetti si schiantò, ma era previsto); poco dopo Luna 3 divenne il primo oggetto a orbitare intorno al nostro satellite e a scattare foto al suo lato nascosto; nel 1966 Luna 9 allunò con successo e inviò sulla Terra cinque immagini dalla superficie; nel 1970 Luna 16 fu la prima missione in cui campioni di suolo extraterrestre furono riportati a terra da una sonda automatica (sebbene ben poca cosa rispetto alle centinaia di kg recuperati dalle missioni Apollo) e poche settimane dopo fu la volta del Lunochod 1, il primo di due rover comandati a distanza che adempirono con successo ai propri compiti scientifici sulla Luna.
Dal progetto dei Lunochod sarebbero derivate applicazioni pratiche come i robot inviati nella centrale nucleare nei pressi di Černobyl’ dopo il disastro del 1986.
Essi furono anche d’ispirazione per i rover marziani della NASA con, negli anni 90, il coinvolgimento diretto del “padre” dei Lunochod, Aleksandr Leonovič Kemurdžian.
Marte, intanto, era un obiettivo di entrambe le superpotenze già in piena lotta per la conquista della Luna: “vinsero” gli americani, che già nel 1965 riuscirono a inviare la sonda Mariner 4 nell’orbita del Pianeta Rosso ottenendo le prime immagini di un altro mondo da distanza ravvicinata.
Nel 1973 il rover della missione russa Mars 6 probabilmente si schiantò al suolo (cosa sia realmente accaduto è tutt’ora incerto), ma riuscì a inviare dati sull’atmosfera marziana durante la discesa. Il primo atterraggio “morbido” è notoriamente da attribuire alla Viking 1 nel 1976.
Ma è sovietico e precedente il primo atterraggio in assoluto di un lander su un altro pianeta: dopo la schianto della Venera 3 nel 1966 (anche questa la si può definire una “prima volta”, dopotutto), la Venera 4 e la Mariner 5 agirono in contemporanea, tanto che i dati furono analizzati congiuntamente da un team russo-americano, primo esempio di collaborazione in questo campo; Venera 7 atterrò con successo nel 1970, riuscendo a inviare dati sulla Terra ma è il lander della Venera 9 a riprendere le prime storiche immagini dalla superficie di un altro pianeta, nel 1975. L’impresa è titanica poiché le condizioni proibitive del pianeta permettono la sopravvivenza della più robusta delle sonde per un tempo dell’ordine delle decine di minuti (a fronte degli anni di lavoro conseguiti dai rover marziani).
Le missioni sia americane che sovietiche proseguirono e nel 1982 Venera 13 inviò la prima foto a colori (nell’immagine allegata) e a registrare un rumore (un tuono) su un altro mondo, mentre nel 1985 palloni aerostatici furono sganciati con successo da Vega 1 e Vega 2, che si sarebbero poi dirette all’incontro con la Cometa di Halley.
Molti conseguimenti dell’ingegno umano, dopo i grandi titoli sul momento, cadono sopiti nel ricordo delle grandi imprese passate sopraffatti da altri singoli avvenimenti storici quali i primi passi di Armstrong e Aldrin sul suolo lunare o la spettacolare iconicità dello Space Shuttle, ma nulla può essere tolto al talento e alla dedizione degli artefici delle conquiste della conoscenza umana.

Di Corrado Festa Bianchet

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