Robot mutaforma per il futuro delle esplorazioni spaziali

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Sembra una palla, ma è un robot. Più precisamente, un robot mutaforma.
È una proposta dell’Innovative Advanced Concepts (NIAC) della NASA, e un prototipo è stato realizzato grazie alla stampa 3D dagli specialisti di robotica del Jet Propulsion Laboratory.
Dagli anni Sessanta a oggi svariati manufatti sono atterrati con successo su altri corpi celesti, dalla Luna a Venere, Marte e Titano, satellite di Saturno. Alcuni sono lander, fissi nel luogo di atterraggio, altri sono rover in grado di spostarsi lungo la superficie del pianeta. Ma tutti sono veicoli monoblocco, a volte veri “carri armati” (come gli storici Lunochod sovietici), multifunzionali con a bordo tutto il necessario per mappare ed esaminare l’ambiente ed effettuare esperimenti in loco.
Fra le alternative per le future missioni esplorative, prevale l’idea di base di sfruttare diversi miniveicoli indipendenti, pesi leggeri in grado di garantire maggiore flessibilità e affidabilità nello svolgere i compiti richiesti, magari riducendo i costi complessivi.
La peculiarità del robot mutaforma del NIAC consiste nell’essere basato sul perfetto incastro di un numero variabile di dispositivi autonomi assemblati nella solida ed efficiente forma sferica, in grado di muoversi sul terreno rotolando in modo controllato e, al momento opportuno, dividersi nei suoi componenti: anche solo due, uno che resta a terra mentre l’altro si libra in volo nell’atmosfera aliena, o molti di più, anche dieci, in uno spazio complessivamente analogo a quello dei rover attuali (fino a tre metri di diametro).
Ogni miniveicolo, chiamato dagli sviluppatori cobot, sarebbe specializzato per muoversi in un ambiente specifico, dalla superficie di un lago all’interno di caverne e anfratti. Questa flessibilità è pensata avendo in mente in modo particolare Titano, un mondo vitale (almeno dal punto di vista climatico, chimico e geologico) che per molti versi ricorda la nostra Terra, anche se i laghi e i mari sono di metano e i vulcani di ghiaccio.
I moduli del robot mutaforma sono, in questa fase iniziale di sperimentazione, semiautonomi: richiedono ancora la supervisione e il controllo da parte di operatori umani. Ma per una missione su pianeti o lune distanti una totale autonomia diventa obbligatoria: basti pensare che un segnale radio impiega 70 minuti per raggiungere Titano e altrettanti bisognerebbe attenderne per ottenere un’eventuale risposta o feedback.
Questa affascinante ricerca riguarda il futuro a medio termine: più nell’immediato, Titano, dopo i grandi risultati ottenuti dalla missione Cassini-Huygens, sarà nuovamente oggetto di esplorazione da parte della NASA grazie alla missione Dragonfly con il suo veicolo volante a rotori, una sorta di quadricottero, il cui lancio è previsto per il 2026 e che dovrebbe raggiungere la luna di Saturno nel 2032.

[Nell’immagine NASA/JPL-Caltech/Marilynn Flynn, una rappresentazione artistica del robot mutaforma assemblato e diviso nei suoi componenti]

Di Corrado Festa Bianchet

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