Allenare l’attenzione modulando le proprie onde cerebrali

Un recente studio condotto al MIT’s McGovern Institute for Brain Research, attraverso un esperimento basato su una bibliografia decennale di studi focalizzati sull’attenzione, ha provato ad insegnare ad alcuni individui come “controllare” le proprie risorse attentive.

Attraverso lo strumento del neurofeedback, infatti, è possibile fornire un avviso che segnala quando un individuo sta usando le proprie risorse cognitive per l’attività richiesta dallo sperimentatore. In parole povere, è possibile allenare il cervello a rispondere in un certo modo, sintonizzandolo su una specifica frequenza.

In questo caso specifico, i ricercatori volevano che i partecipanti controllassero le proprie onde alfa (una delle frequenze tipiche con le quali i neuroni scaricano elettricità). Questo sulla base di precedenti risultati che avevano sottolineato come la soppressione di questa tipologia di onde in uno dei due emisferi permette di prestare maggiore attenzione al campo visivo opposto.

Controllare le immagini con la mente

I soggetti guardavano l’immagine di una semplice griglia al centro dello schermo, cercando di metterla a fuoco. Il computer collegato agli elettrodi posti sullo scalpo dei partecipanti permetteva di modificare l’immagine in base alle onde cerebrali.

Nel momento in cui l’asimmetria delle onde alfa nei due emisferi aumentava, la griglia diventava immediatamente meno sfocata. La definizione della griglia diventava quindi il feedback che permetteva ai soggetti di allenarsi a sopprimere le onde alfa, poiché la diminuzione delle onde portava automaticamente alla possibilità di vedere meglio l’immagine.

L’aspetto particolare dello studio stava proprio nel fatto che i soggetti, alla fine del training, dichiaravano di essere riusciti a controllare la nitidezza dell’immagine, senza però comprendere come questo fosse stato possibile.

Ma l’esperimento non finiva qui. Mentre un gruppo era stato allenato a sopprimere le onde alfa nell’emisfero destro del cervello, l’altro era stato allenato a sopprimerle nel sinistro.

La differenza tra questi due gruppi è stata quindi presa in considerazione in un secondo compito. In questo caso i soggetti guardavano nuovamente il centro di uno schermo.

Questa volta, però, erano presenti dei punti luminosi che comparivano sulla sinistra e sulla destra del monitor. Ai soggetti veniva quindi chiesto di provare a non prestare attenzione ai punti luminosi che comparivano.

Da una successiva analisi, è stato riscontrato come nei partecipanti che avevano allenato la parte destra del cervello a sopprimere le onde alfa, la corteccia visiva fosse più responsiva alle luci provenienti da sinistra. Nell’altro gruppo, invece, l’effetto era opposto.

Gli effetti duraturi della modulazione

I due esperimenti condotti, nel loro insieme, testimoniano come le onde alfa siano effettivamente centrali nel controllo dell’attenzione, ma soprattutto permettono di comprendere come la capacità di gestire questa funzione cognitiva possa essere allenata e perfezionata.

Successivi esami hanno evidenziato come i soggetti sottoposti all’esperimento mantenessero la capacità di controllo delle onde alfa (e quindi dell’attenzione) anche in seguito all’allenamento seguito.

La tecnica del neurofeedback può rappresentare quindi un mezzo fondamentale non solo nel miglioramento delle capacità attentive dei soggetti sani, ma soprattutto nel combattere patologie come l’eminegligenza e il disturbo da inattenzione e iperattività, migliorandone la qualità della vita.

di Daniele Sasso

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