Il principe dei draghi: un’innovativa serie TV fantasy che racconta la diversità e il nostro mondo

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Il principe dei draghi recensione

Netflix a volte riserva grandi sorprese e, una di queste, è sicuramente Il principe dei draghi, una serie TV fantasy formata da tre stagioni per un totale di ventisette episodi.

La serie, creata da Aaron Ehasz e Justin Richmond per il gigante dello streaming, è stata prodotta da Wonderstorm e animata da Bardel Entertainment.

La storia si svolge in un mondo fantastico che si trova sul continente di Xadia, dove la magia è ovunque e deriva dalle fonti primarie: il sole, la luna, le stelle, la terra, il cielo e l’oceano.

L’equilibrio viene però rotto dagli esseri umani, i quali non potendo utilizzare la magia primaria senza ricorrere ad un aiuto artificiale, scoprono l’uso della magia oscura, che viene ricavata e alimentata dalla vita degli animali e delle altre creature magiche di Xadia.

Come conseguenza di ciò, e qui possiamo anche vederci un riferimento biblico (la cacciata di Adamo e di Eva dal Paradiso Terrestre vi ricorda qualcosa?), gli uomini vengono banditi dagli elfi e dai draghi verso l’estremo confine di Xadia.

Qui gli esseri umani fondano cinque regni, mentre la Breccia, il confine situato nel centro del continente spaccato in due, viene sorvegliata da Avizandum, il re dei draghi.

Qualche anno più tardi però gli esseri umani, nel tentativo di riprendere il loro posto a Xadia, non solo uccidono Avizandum, il drago del tuono, ma distruggono anche l’uovo con il suo erede.

O almeno, questo è quello che credono le creature di Xadia, che non solo giurano vendetta, ma anche di uccidere gli eredi di re Harrow, uno dei sovrani che governano i cinque regni degli umani, per riscattare la morte del principe dei draghi.

Il principe dei draghi: la trama in breve (attenzione: spoiler!)

La trama del principe dei draghi segue la linea della maggior parte dei fantasy: due regni in guerra, odi e rancori che risalgono a tempi lontani, un oggetto, creduto per sempre, che viene ritrovato per caso e un gruppo di giovani, appartenenti a razze diverse, che dopo un incontro burrascoso decidono di unirsi e di riportare quell’oggetto nel suo luogo originario.

Ne Il Signore degli Anelli era l’anello del potere, che verrà poi distrutto nel cratere del vulcano di Mordor ad un prezzo molto alto, mentre ne Il principe dei draghi è un uovo prima e, in seguito, un cucciolo di drago molto vispo e simpatico di nome Zym.

Ad unirsi in questa missione, iniziando un viaggio meraviglioso attraverso le terre di Xadia, sono due fratellastri, Callum ed Ezra (già strano, perché i fratellastri, e ancora di più le sorellastre, come sappiamo nei fantasy non solo si detestano, ma fanno di tutto per mettersi i bastoni tra le ruote), e Rayla, un’elfa dell’ombra della luna.

L’elfa, all’inizio, è un’assassina che cerca di uccidere Callum ed Ezra per vendicare la morte del re dei draghi, poi successivamente, seppur a caro prezzo (verrà infatti resa un fantasma con la magia dal suo popolo), diventerà loro amica.

Callum ed Ezra, grazie a lei, si ricrederanno su tutto quello che hanno sentito sugli elfi, ritenuti pericolosi da tutti gli esseri umani che appaiono nella serie tv animata.

I tre, superando mille ostacoli e altrettanti pericoli, molti dei quali messi sul loro cammino da Viren, il malvagio Alto Mago, e nelle prime due stagioni anche da Claudia e Soren, i suoi due figli, vivranno numerose avventure.

Solo Callum e Rayla riusciranno a riportare il cucciolo di drago a Xadia e a riconsegnarlo a sua madre, mentre Ezra (che ha anche il dono di saper parlare con gli animali), dopo aver saputo accidentalmente che suo padre, il re Harrow, è deceduto, tornerà a Katolis per prendere il suo posto sul trono.

I tre amici si reincontreranno nella battaglia finale contro Viren, che non mancherà di essere ricca di colpi di scena.

Il principe dei draghi: i contenuti che rendono questa serie TV fantasy diversa dalle altre

A lasciarmi piacevolmente sorpresa di questa serie, che all’inizio avevo cominciato a guardare più che altro per divertirmi e per passare il tempo, non è stata tanto la storia, quanto le sue tematiche.

Già dai primi episodi si capisce che Il principe dei draghi non è come tutti gli altri fantasy, in quanto a Katolis non solo ci sono esseri umani dall’incarnato candido e dai tratti europei, ma anche scuro e con lineamenti che ricordano più le popolazioni africane.

Il principe Ezra, giusto per dirne una, è nato da un vero e proprio amore interrazziale.

Sua madre infatti, la regina Sarai, ha la carnagione chiara e i capelli castani, mentre suo padre, il re Harrow, non solo è scuro di pelle, ma vedendolo lo si potrebbe scambiare tranquillamente per un cantante reggae.

E non dubito che, se lui fosse stato reale, e Bob Marley fosse stato ancora vivo, non solo sarebbero andati d’amore e d’accordo, ma avrebbero suonato e cantato insieme nei The Wailers.

Amaya invece, la zia di Callum e di Ezra, è una sordomuta che comunica solo con il linguaggio dei segni e sempre supportata da un “traduttore esterno”, ma che ricopre la carica di generale dell’esercito di Katolis.

Carica che, guarda caso, la vede anche come responsabile della difesa della Breccia, il confine tra Xadia e il regno degli uomini, dagli attacchi esterni.

Un messaggio già di per sé molto forte, perché in poche parole dice “anche se hai una grave disabilità, o sei una donna, puoi raggiungere posizioni importanti, come ad esempio quella di generale.”

Quello di Amaya però non è l’unico messaggio forte, ed educativo, presente ne Il principe dei draghi: nella serie viene infatti trattato anche il tema del divorzio, con il racconto di Claudia, figlia dell’Alto Mago Viren, che suona molto attuale e che, purtroppo, suonerà molto familiare anche ai nostri lettori:

Noi eravamo chiusi in camera e li sentivamo litigare.”

C’è anche il tema dell’abbandono, perché, proseguendo con il suo racconto, la figlia dell’Alto Mago non solo rivela la separazione dei suoi genitori, ma anche che i due hanno chiesto a suo fratello con chi preferisse andare.

Soren ha scelto il padre e, per non lasciarlo solo, Claudia decide di seguirlo, ma, così facendo, la madre si sente liberata dai suoi impegni familiari e decide di andarsene.

Quando però pensa a lei, Claudia non la giustifica né tanto meno l’accusa, ma alle domande di Ezra, che ha scoperto da poco di essere diventato re, risponde:

Con ogni probabilità mia madre voleva tornare ad essere felice.”

Il divorzio, la disabilità, l’adozione e il colore diverso della pelle non sono gli unici argomenti “seri” ad essere affrontati ne Il principe dei draghi, perché gli autori, in un modo adatto ad un pubblico di minori, hanno saputo affrontare un tema ancora più delicato e che, solo vent’anni fa, sarebbe stato impensabile mettere in una serie animata: l’amore omosessuale femminile e, ovviamente, quello maschile.

Il primo, che appare nel racconto flashback di Viren, è l’amore tra le due regine di Duren, genitrici di Aanya (la regina bambina che, nella serie, si rivelerà molto più accorta dei suoi colleghi reali adulti e assetati di potere), che prima di sacrificarsi per il bene del loro regno e di quello di Katolis, si scambiano un bacio sotto gli occhi di tutti i partecipanti alla missione, che invece di restare inorriditi, lo vedono come un gesto normale.

La stessa scena, neanche a dirlo, viene mostrata in un altro flashback, riguardante gli elfi dell’ombra della luna (il popolo a cui appartiene Rayla), dove prima di partire per Katolis per andare ad uccidere i responsabili dell’assassinio del re dei draghi, Runaan, il padre surrogato di Rayla, saluta in modo amorevole Ethari, suo marito, e anche in quel caso scatta il bacio rivelatore.

Una carrellata di grandi tematiche, tutte importanti e tutte moderne, che rendono la serie tv animata di Netflix interessante non solo per i bambini, ma anche per gli adulti.

E, tanto per aggiungere la classica ciliegina sulla torta, le tematiche, comprese quelle più delicate, sono raccontate in maniera chiara, ma senza cadere nel volgare o nell’eccessiva leggerezza.

Il principe dei draghi: dove e perché vederlo

Il principe dei draghi, che presto potrebbe vedere l’arrivo di una quarta stagione, è disponibile fin da subito sulla piattaforma di streaming Netflix.

Per quanto riguarda le ragioni per vederlo, questo nel caso non siano bastate quelle che abbiamo elencato appena sopra, ne aggiungiamo altre tre: Il principe dei draghi, oltre a non essere il solito fantasy, dove i buoni sono buoni e i cattivi sono cattivi, permette non solo di riscoprire il legame con la natura, e con le forze magiche che la abitano, ma anche di raccontare ai bambini la diversità, i problemi (reali) e la bellezza del nostro mondo contemporaneo.

La serie TV è stata concepita per i bambini a partire dai 7 anni e per i preadolescenti, ma come abbiamo già detto, può anche essere avvicinata (e largamente apprezzata) dagli adulti per le tematiche che vengono affrontate.

E, perché no, Il principe dei draghi potrebbe essere un contenuto da introdurre anche a scuola, soprattutto se i docenti intendono introdurre il tema della disabilità, dell’omosessualità, dei problemi famigliari o del pregiudizio razziale, ma senza cadere nella noia o nella banalità.

Di Francesca Orelli

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