Chi era sir Anthony Blunt, la spia russa che appare nella terza stagione di The Crown?

La terza stagione di The Crown, già visibile su Netflix, ha stupito (e anche lasciato interdetto) il pubblico dei fan con numerosi cambiamenti.

Non solo si è presentata con un cast completamente rinnovato, cast che interpreterà la famiglia britannica al completo, ma il primo dramma della nuova stagione vede come protagonista anche un inganno proveniente da Buckingham Palace.

Nel primo episodio della terza stagione, intitolato Olding, sir Anthony Blunt, consulente d’arte della regina, viene presentato come una spia sovietica.

Anthony Blunt: i primi anni come studente di lettere moderne

Chi era però davvero sir Anthony Blunt e qual è stato il suo ruolo nella storia e nelle vicende che hanno riguardato da vicino la famiglia reale, in particolare durante gli anni della Guerra Fredda e dove bastava una parola sbagliata, o un’idea fin troppo rivoluzionaria, per accendere i sospetti degli americani o, al contrario, dei sovietici?

Anthony Frederick Blunt, questo il suo vero nome, nacque il 26 settembre 1907 (Bilancia) a Bournemouth, nel Regno Unito.

Terzo figlio di un pastore anglicano e cugino della madre di Elisabetta II, passò i primi quattordici anni della sua vita a parlare prevalentemente francese, visto che suo padre era uno dei caposaldi dell’ambasciata britannica di Parigi.

Sempre nella capitale francese scoprì l’amore per l’arte e la cultura. Studente in lettere moderne presso il Trinity College di Cambridge, entrò dapprima nel circolo artistico del Bloomsbury Group, poi cominciò a frequentare la società segreta dei Cambridge Apostles.

Questo gruppo di studenti, vicino alla sinistra britannica, si distingueva per le sue convinzioni comuniste e anche per la sua ostilità verso il fascismo e il nazismo.

Omosessuale dichiarato, diventò l’amante di Julian Bell, nipote di Virginia Woolf, che nel 1937 venne ucciso, a soli 29 anni, nella battaglia di Brunete.

Uno storico d’arte con un segreto inconfessabile

Diventato storico d’arte, Blunt trovò lavoro presso il Courtauld Institute of Art di Londra.

Nel 1945 il padre della regina, Giorgio VI, lo nominò geometra contundente della King’s Picture.

Anthony Blunt diventò così responsabile della conservazione di tutte le opere d’arte che appartenevano alla Corona Inglese. Il futuro “spione” mantenne l’incarico anche quando Elisabetta salì al trono e lo nominò Cavaliere nel 1956.

Nel 1965 Blunt ammise davanti ai vertici dell’MI5 di far parte di un circolo di spie di ispirazione sovietica, che sarebbe passato alla storia con il nome di Cambridge Five.

Il gruppo dei Cambridge Five, chiamati così perché, quando il loro gruppo si formò negli anni Trenta, tutti i cinque componenti studiavano all’Università di Cambridge, includeva anche Kim Philby, Guy Burgess, Donald Maclean e John Cairncross.

Tutti i membri si erano autoproclamati comunisti e lavorarono contro il governo inglese per fornire informazioni ai sovietici e aiutarli durante la Seconda Guerra Mondiale e, in seguito, anche durante la Guerra Fredda.

La terza stagione di The Crown si svolge nel 1964 quando il primo ministro Harold Wilson viene eletto tra le voci che lo vogliono segretamente impiegato per i russi.

Tuttavia, durante il primo episodio, si scopre che, all’interno del palazzo reale, c’è una vera e propria talpa, ma non si tratta del Primo Ministro del Partito Laburista, come ritiene il Principe Filippo.

Si trattava invece di Anthony Blunt, un insospettabile storico dell’arte che, sotto mentite spoglie, lavora per la fazione nemica.

I compagni “spioni” di Blunt che voltarono le spalle all’URSS

Ancora oggi ci sono versioni contrastanti su come i primi servizi segreti britannici sapessero che Blunt era un agente sovietico.

Nel 1951 Burgess e Maclean avevano voltato le spalle all’URSS “dopo aver creduto che la loro copertura fosse stata scoperta”, ma prima di andarsene, avevano consegnato le carte con le informazioni su Cairncross e Philby.

Mentre continuavano ad emergere informazioni sul suo coinvolgimento nello spionaggio per contro dei russi, Philby decise di ritirarsi e, nel 1963, lasciò l’URSS.

Oggi Philby, forse più di Blunt, è considerato uno degli agenti segreti di maggior successo attivi durante il periodo della Guerra Fredda.

Quando la terza stagione inizia nel 1964, i funzionari inglesi dell’MI5 affrontano Blunt e, trovandosi alle strette, lui confessa segretamente le sue connessioni sovietiche.

Tuttavia, invece di essere rimosso dal suo incarico, a sorpresa non solo gli viene concessa l’immunità, ma in più gli viene permesso di continuare a lavorare per la regina.

Perché Anthony Blunt non è stato licenziato?

Secondo la BBC, i funzionari del governo inglese concessero a Blunt l’immunità per assicurarsi la sua confessione.

Non solo: pare che gli fu anche permesso di rimanere con la regina al fine di garantire la sua cooperazione in altre questioni riguardanti la sicurezza nazionale.

È quasi sicuro che la stessa regina fosse stata informata dalla confessione rilasciata da Blunt, ma perché allora non ne chiese la rimozione?

La spiegazione più plausibile era che il suo ruolo a Buckingham Palace non consentiva l’accesso ad informazioni riservate, e che potevano essere usate dai sovietici, quindi si decise di non metterlo in imbarazzo né tanto meno di porre fine alla sua continua collaborazione con le autorità in materia di intelligence.

Blunt continuò il suo lavoro come storico dell’arte e direttore del Courtauld Institute fino al 1974. Il suo necrologio, apparso sul New York Times, gli attribuisce il merito di aver formato una generazione di storici dell’arte in Inghilterra.

Nel 1979 la neoeletta Primo Ministro Margaret Thatcher – meglio nota come “La Lady di Ferro” – presentò Blunt alla Camera dei Comuni come un traditore.

La regina allora, persuasa dalle parole della Thatcher, revocò a Blunt il suo ruolo di Cavaliere “pochi minuti dopo la dichiarazione del Primo Ministro.”

Quattro anni più tardi, nel 1983, Blunt morì di infarto, ad appena 75 anni.

Nel 1985, due anni dopo, la sua storia è diventata un film, Il Quarto Uomo, con Ian Richardson e Anthony Hopkins.

Il diario di Blunt è stato rilasciato soltanto nel 2009, 25 anni dopo la sua messa in sicurezza per conto della British Library. All’interno dello stesso Blunt ha scritto che il suo lavoro di spionaggio “È stato il più grande errore della mia vita.”

Di Francesca Orelli

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