La bioluminescenza apparve nei coralli oltre mezzo miliardo di anni fa, rivela un nuovo studio

Un corallo Xenia

L’analisi deidati geneticidi otto organismi prima sconosciuti integrata con studi precedenti ha portato un team internazionale di ricercatori a stimare in540 milioni di anni fal’epoca in cui videro (o forse, in questo caso, emisero) lalucei primicoralli bioluminescenti. Il periodo è ilCambrianoed essi condividevano gli oceani coi primiinvertebratidotati diocchisensibili alla luce, suggerendo che le interazioni tra le specie avvenissero coinvolgendo la luminosità.

I coralli che prosperano in acque poco profonde raramente mostranobioluminescenza, ma le varietà che troviamonelle acque più profondespesso sono fonte di unvariopinto spettacolo ricco di colori vivaci. E questo incuriosisce da sempre i ricercatori, che hanno ipotizzato tali manifestazioni possano servire adattirare i grandi predatoriin grado di tenere al largo la vita marina più piccola, pericolosa per i coralli stessi poiché se ne nutrono.

Gli antozoi, di cui fanno parte i coralli, comprendono oltre seimila specie

Lo studio prende spunto dalle scoperte di Manabu Bessho-Uehara, ricercatore presso l’Università di Nagoya (Giappone), il suo campo di studi specifico è proprio la bioluminescenza, e Andrea Quattrini dello Smithsonian Institution, interessata allostudio dell’ecologia e dei processi evolutivi dei coralli.In particolare Bessho-Uehara aveva in un precedente studio identificato una quantità dinuovi coralli bioluminescentinelle profondità marine, scoperta che lo portò a ritenere siano ancora numerose le specie bioluminescenti a tutt’oggi sconosciute alla scienza.

I due ricercatori hanno compiuto studi sul campo, dai bassi fondali a quelli più profondi alla ricerca di ulteriori esemplari dotati di bioluminescenza trovandola in due varietà diHexacoralliae cinque diOctocorallia: “Ero entusiasta” commenta Bessho-Uehara “poiché siamo stati i primi a scoprire la bioluminescenza a livello di genere in cinquegenus: i coralliBullagumminzoanthus,KeratosidinaeeCorallizoanthus, nonché le penne di mareEchinoptilume le gorgonie delle profondità marineMetallogorgia”.

Le informazioni genetiche su questi organismi sono state utilizzate nel nuovo studio guidato da Danielle DeLeo dello Smithsonian Institution per costruireun albero filogenetico, simile all’albero genealogico ma basato sulla linea dei geni anziché su quella di sangue, che permetta di risalire fino alle origini della bioluminescenza negliantozoi, com’è denominata laclassedi organismi marini comprendente i coralli e gli organismi simili.

Una penna di mare
Una Virgularia (ordine dei Pennatulacea, sottoclasse degli Octocoralli) comunemente nota come penna di mare, qui “visitata” dal crostaceo Porcellanella (CC BY-SA 3.0 DEED)

Secondo lo studio la bioluminescenza sarebbe apparsa molto prima di quanto finora ritenuto

Scorrendo le ramificazioni di questo albero all’indietro, si individual’origine della bioluminescenzain un antenato comune dei coralliOctocorallia: sfruttando questi dati filogenetici e ireperti fossilii ricercatori ritengono che l’antico corallo,primo organismo bioluminescente conosciuto,
sia vissuto circa 540 milioni di anni fa, durante il periodo Cambriano.

La reazione di Bessho-Uehara è stata sul momento di stupore e meraviglia: “Abbiamo scoperto che la bioluminescenza emerse una quantità di tempo fadoppiarispetto a quanto si pensasse in precedenza”.

Queste scoperte inducono inoltre ulteriori riflessioni riguardol’evoluzione dei primi organismiavvenuta negli oceani e nei mari del Cambriano, periodo che vide gli invertebrati svilupparei primi organi dotati di fotorecettori(sensibili alla luce), suggerendo l’entusiasmante possibilità diinterazionimediate dalla luce tra antozoi e organismi con fotorecettori e gettando nuova luce sull’ecologia di un periodo cruciale nell’evoluzione della vita.

Fonte: “Evolution of bioluminescence in Anthozoa with emphasis on Octocorallia”, Proceedings of the Royal Society B (aprile 2024)
DOI: 10.1098/rspb.2023.2626

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