Le grotte australiane, più antiche di quanto ritenuto, e l’enigma dell’estinzione della megafauna

Una grotta di Naracoorte

Le cause dell’estinzione della megafauna australianaverificatasi fra i 48.000 e i 37.000 anni fa sono a tutt’oggi oggetto di dibattito. Una nuova scoperta relativa allegrotte di Naracoortepotrebbe aiutare a gettare luce sull’enigma.

Ubicate nell’Australia meridionale, queste formazioni naturali costituisconoun ricco giacimento di fossiliin stratificazioni geologiche che coprono un arco di tempo di mezzo milione di anni. Sussistono tuttaviaincertezze anche riguardo l’età delle grottestesse e una nuova ricerca suggerisce essa sia finora stata sottostimata.

Un prezioso scrigno di tesori del Pleistocene

IlNaracoorte Caves National Parkè inserito dal 1994 fra iPatrimoni dell’umanità dell’UNESCOproprio per la ricchezza dei ritrovamenti di reperti fossili, fra cui ilProcoptodon goliah, gigantesco canguro vissuto nel Pleistocene, ilWonambi naracoortensis, serpente costrittore lungo fino a nove metri, ilThylacoleo carnifex, simile nell’aspetto a un leone (ma era un predatore marsupiale e non un felino), o il possente erbivoroZygomaturus tribolus, della stazza di un moderno rinoceronte e anch’esso un marsupiale.

Ma questi sono solo alcuni esempi dei resti portati alla luce nelle26 grotte all’interno del Parco, un giacimento di flora e fauna particolarmente diversificata e conun livello di preservazione eccezionale(spesso sono stati ritrovati scheletri nella loro interezza).

Le grotte si formarono in conseguenza dell’infiltrazione dell’acqua che attraversando le fessure nella roccia ne causòla dissoluzione della componente calcarea, dando luogo a delle cavità. La datazione fra0,8 e 1,1 milioni di anniè dovuta allo studio di una cresta di dune fossili sopra il complesso di grotte.

Tuttavia le metodologie applicate alla datazione della cresta dunale non si erano rivelate del tutto adatte allo scopo, perciò l’età stimata delle grotte era da ritenersi imprecisa. Un complesso lavoro è stato portato avanti dai ricercatori per ben cinque anni ed essi possono oggi affermare che gli sforzi e l’attesa sono stati ricompensati.

Il nuovo metodo di datazione ha preso in esame le formazioni di calcite che si trovano all’interno delle grotte e che già in sé costituiscono una meraviglia della natura. Chiamate nell’insiemespeleotemi, queste strutture includono stalagmiti, stalattiti e rocce di flusso (depositi simili a fogli che si formano sui pavimenti o lungo le pareti).

Le grotte si aprirono al mondo esterno molto tempo dopo la loro formazione

Durante la loro formazione, piccole quantità diuraniorestaronointrappolateal loro interno e ilcostante ritmo con cui decadequesto elemento radioattivo, ben noto alla scienza, funge daorologio naturaleutile per determinare l’età della roccia. Da campioni selezionati da questi depositi minerali sono stati estratti l’uranio e il piombo per calcolare l’età di ogni speleotema con grande precisione

Dal momento che tali strutture iniziano a formarsi solo dopo che si è creata una cavità sotterranea al di sopra di una falda freatica, la datazione degli speleotemi più vecchi coincide con l’età più antica della grotta stessa. Gli specialisti sono stati quindi in grado di stabilire che il processo di formazione ebbe inizio almeno1,34 milioni di anni fa, ovvero fra i 250.000 e i 500.000 prima rispetto alle precedenti stime.

Ma il lavoro non poteva fermarsi qui: era necessario stabilire quando le grotte si fossero per la prima voltaaperte verso la superficieconsentendo l’ingresso della flora e della fauna. Con questo obiettivo sono state esaminateparticelle di carbonio e pollinecatturate all’interno della calcite.

I ricercatori hanno così scoperto che questi due elementi fecero la loro prima apparizione nelle grotte circaseicentomila anni fa, suggerendo che esse potrebbero quindi preservare fossili di vertebrati risalenti fino a quell’epoca, ovverocentomila anni più indietro nel tempodei più antichi finora portati alla luce.

Un’accurata cronologiaè la chiave per comprendere quando e con quale velocità si siano verificati i processi naturali in un dato luogo, daicambiamenti climaticiallo svilupparsi o ridursi dellabiodiversità.

L’acceso dibattito sull’estinzione della megafauna australiana: quanto influì il clima e quanto l’uomo?

Riepilogando, adesso sappiamo chele grotte di Naracoorte si formarono a partire da 1,34 milioni di anni fama passarono 700.000 anni prima che si creassero passaggi verso il mondo esterno e di ciò si dovrà tenere conto analizzando l’ampio intervallo fra l’evoluzione geologica e ildeposito di fossilidi creature un tempo viventi.

I risultati dello studio aiuteranno Inoltre i paleontologi a fare una selezione stimando in quali zone possa rivelarsi più proficuo scavare alla ricerca di fossili il più antichi possibile, incrementando la consapevolezza sui tempi e le caratteristiche nell’evoluzione della biodiversità nel continente australiano, così peculiare rispetto al resto del mondo.

Naturalmente la tecnica sviluppata in questo studio potrà inoltre essere applicata ad altri luoghi non solo in Australia ma in ogni angolo del mondo e le informazioni sull’evoluzione del clima passato sono sempre preziose per comprendere i meccanismi in base ai quali esso cambierà nel futuro.

Fonte:Cave opening and fossil accumulation in Naracoorte, Australia, through charcoal and pollen in dated speleothems,Communications Earth & Environment(2022).

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