La caldera del Monte Aniakchak,

La devastante eruzione vulcanica del 1628 a.C. non avvenne a Santorini

Uno dei grandi dubbi nella storia degli ultimi millenni è costituito dall’anno esatto in cui si verificò la grande eruzione vulcanica sull’isola greca di Thera, l’attuale Santorini: i dati archeologici e quelli al radiocarbonio non sembrano del tutto sovrapponibili, indicando nel primo caso circa il 1500 a.C. e nel secondo circa il 1600 a.C.

Una tecnica in uso da oltre un secolo ma sviluppatasi straordinariamente negli ultimi venti-venticinque anni, rivelandosi alla prova dei fatti assai affidabile, è la dendrocronologia ovvero lo studio degli anelli nei tronchi degli alberi: com’è ampiamente noto, a ciascun anello corrisponde un anno di vita dell’albero, ma oggi i ricercatori sono in grado di ricavare dati estremamente precisi riguardo gli eventi che si verificarono in ciascuno di quegli anni.

Come per il Krakatoa, l’eruzione di Santorini distrusse gran parte dell’isola vulcanica stessa

Ci sono in alcune date prese in esame e fra queste veniva considerata particolarmente interessante il 1628 a.C., anno in cui si sa da altre fonti che ebbe effettivamente luogo un’importante eruzione vulcanica, ma con incertezza riguardo la localizzazione geografica.
Su questo evento ha lavorato il team di Charlotte Pearson, professoressa associata nel Laboratory of Tree-Ring Research dell’Università dell’Arizona. Lo studio ha fornito risultati tanto precisi quanto sorprendenti.

Un’eruzione di grande portata può espellere zolfo e detriti (chiamati complessivamente tefra, indipendentemente dalla composizione chimica) nella stratosfera e da qui raggiungere luoghi anche molto distanti dalla sede del vulcano. L’anidride solforosa dell’eruzione raggiungendo l’alta atmosfera può riflettere il calore del Sole causando la riduzione delle temperature a livello globale.

Una volta individuato un evento noto negli anelli, la cronologia risultante è molto precisa

La crescita ridotta negli anelli degli alberi è indicativa di un periodo di crisi di questo tipo e gli elementi come l’anidride solforosa si depositano inoltre nei ghiacci dove in condizioni ideali si preservano a lungo permettendo ai ricercatori di rilevarne la presenza grazie allo studio dei carotaggi. Maggiore è la quantità di anidride solforosa rilasciata più grande sarà l’impatto sul clima. Inoltre, la tefra rinvenibile nelle carote di ghiaccio è come un’impronta digitale geochimica che permette di associare il ritrovamento a una specifica fonte vulcanica.

Il team internazionale di geochimici, esperti di carote di ghiaccio e tefracronologi ha confrontato i dati degli anelli degli alberi e delle carote di ghiaccio in Antartide e Groenlandia ottenendo una registrazione completa delle eruzioni vulcaniche in tutto il il periodo in cui si suppone abbia avuto luogo l’esplosione che spazzò via l’isola di Thera, fra il 1680 e il 1500 a.C.

Le tecniche avanzate di cui hanno fatto uso gli specialisti ha tuttavia rivelato che l’eruzione del 1628 a.C. riguardava l’Aniakchak II, un vulcano che si trova in Alaska, mentre pur non potendo individuare esattamente l’anno dell’eruzione di Thera i ricercatori hanno ridotto le possibilità alle seguenti date: il 1611 a.C., fra il 1562 e il 1555 a.C. oppure il 1538 a.C.

“Uno di questi è Thera. Semplicemente non possiamo ancora confermare quale, ma almeno ora sappiamo esattamente dove guardare. La sfida con Thera è che c’è sempre stata questa discrepanza fra diverse linee di datazione. Ora che sappiamo quali siano le date possibili le prove possono essere rivalutate, però abbiamo ancora bisogno di un’impronta geochimica per confermarla” spiega Pearson.

L’interesse di Pearson sull’argomento nacque dalla lettura di due articoli apparsi sul finire degli anni 90: il primo identificava il danno da gelo negli anelli degli alberi di pino della California in corrispondenza del 1627 a.C. mentre il secondo illustrava l’analisi di una sequenza di anelli particolarmente sottili nelle querce dell’Irlanda che ebbe inizio nel 1628 a.C. Entrambe queste anomalie degli anelli degli alberi erano tipiche di un importante e improvviso cambiamento climatico conseguenza dell’emissione di solfati di origine vulcanica nella stratosfera.

L'isola di Santorini
L’isola di Santorini come appare oggi nelle immagini del satellite Landsat della NASA: sono evidenti la parte mancante di quella che 3500 anni fa era un’isola molto più grande e l’attuale cono vulcanico che si sta ergendo sulle acque del mare.

L’eruzione di Santorini, anche nota come Eruzione Minoica, viene spesso indicata come l’origine del mito di Atlantide

Gli autori di entrambe le ricerche avevano collegato le anomalie degli anelli degli alberi all’evento di Thera perché al momento degli studi essa era l’unica eruzione conosciuta in quel periodo di tempo approssimativo. Ma lo studio del team di Pearson conferma oggi che le anomalie rilevate all’epoca sono in realtà la prova di un’altra eruzione, insolitamente ricca di solfati: quella del vulcano Aniakchak II in Alaska.

“Abbiamo osservato questo stesso evento manifestarsi negli anelli degli alberi a 7.000 chilometri di distanza e ora sappiamo una volta per tutte che questa massiccia eruzione non è quella di Thera. È davvero bello vedere che la connessione originariamente individuata è stata chiarita. Ha anche perfettamente senso che Aniakchak II si riveli una delle più grandi fonti di espulsione di solfati degli ultimi 4.000 anni: gli alberi ce lo stavano dicendo da sempre” afferma Pearson.

Ora si è più vicini a individuare la data dell’eruzione di Thera, ma saranno necessari ulteriori studi alla ricerca dell’impronta chimica corretta, analizzando i possibili anni di eruzione di Thera e comparandoli con le informazioni geochimiche provenienti dallo zolfo e dalla tefra celati nelle carote di ghiaccio.

L’eruzione dell’isola vulcanica di Thera ebbe conseguenze devastanti nel Mediterraneo medio-orientale seppellendo la città portuale minoica di Akrotiri sull’isola stessa ma facendo sentire i propri effetti anche sull’isola di Creta, sulla terraferma in Grecia e sulla sponda opposta in Egitto. Sì ritiene gli effetti del disastro possano aver condotto alla fine della civiltà minoica e influenzato quelli che oggi conosciamo come miti greci, a partire da quello di Atlantide. Per quanto devastante su base locale, tuttavia, l’eruzione di Thera non dovrebbe aver causato cambiamenti climatici importanti a livello globale come avvenuto invece nel caso dell’Aniakchak II.

Per ulteriori informazioni: Geochemical ice-core constraints on the timing and climatic impact of Aniakchak II (1628 BCE) and Thera (Minoan) volcanic eruptions, Charlotte Pearson et al, PNAS Nexus (2022).

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