Il disastro della Costa Concordia: ecco come un errore umano lo ha reso peggiore

Molti disastri navali sono accaduti, e accadono, in alto mare, ma il 13 gennaio 2012 la Costa Concordia naufragò al largo di un’isola italiana in acque relativamente basse. Il disastro (evitabile) uccise 32 persone e ne ferì gravemente molte altre, lasciando gli investigatori con una domanda: perché la lussuosa nave da crociera navigava così vicina alla riva? Adesso, a distanza di nove anni dal disastro della Costa Concordia, gli storici internazionali hanno cercato di fare chiarezza…facendo emergere nuovi particolari.

Il disastro della Costa Concordia è ricordato ancora adesso, a distanza di quasi dieci anni, come uno dei più gravi incidenti marittimi mai avvenuti in acque italiane.

Tutto iniziò la sera del 13 gennaio 2012 quando, poco distante dall’Isola del Giglio, la Costa Concordia naufragò in acque relativamente basse.

Il disastro (evitabile) uccise 32 persone, tra le quali c’era Giuseppe Girolamo, un giovane musicista pugliese di 29 anni che cedette il suo posto sulla scialuppa di salvataggio a una famiglia, e ne ferì gravemente molte altre.

Disastro Costa Concordia: le prime fasi del processo

Durante il successivo processo, i pubblici ministeri fornirono una spiegazione pronta ai media: il capitano della nave (sposato) aveva navigato così vicino all’isola per impressionare una ballerina moldava, molto più giovane di lui, con la quale aveva una relazione.

Per gli storici il fatto che il capitano Francesco Schettino stesse cercando di impressionare la sua amante, è discutibile, in quanto Schettino ha insistito più volte che la nave stesse navigando vicino alla riva per salutare gli altri marinai e dare ai passeggeri una buona visuale.

Qualunque sia stata però la ragione di questo avvicinamento, i tribunali italiani hanno dichiarato il capitano, quattro membri dell’equipaggio e un funzionario della compagnia della nave, la Costa Crociere, colpevoli di aver causato il disastro e di aver impedito un’evacuazione sicura.

Il naufragio infatti non era avvenuto per colpa di un malfunzionamento della nave, o a causa delle avverse condizioni meteorologiche: fu un disastro provocato interamente non da uno, ma da una serie di errori umani.

“In qualsiasi momento, quando si verifica un incidente simile a quello della Concordia, non c’è mai un singolo fattore casuale” ha affermato Brad Schoenwald, un ispettore marino anziano della Guardia costiera degli Stati Uniti. “In genere è una sequenza di eventi, cose che si allineano male e che alla fine creano l’incidente.”

Naufragare vicino alla riva: perché è successo alla Costa Concordia?

La Costa Concordia avrebbe dovuto portare i passeggeri su una crociera italiana di sette giorni da Civitavecchia a Savona, ma quando deviò dal suo percorso pianificato per avvicinarsi all’Isola del Giglio, la nave colpì degli scogli noti come “rocce scole”, dei gruppi di scogli disabitati, situati a pochi metri dall’isola e che, dal 1996, fanno parte dell’area protetta del parco nazionale dell’Arcipelago Toscano.

L’impatto danneggiò la nave, permettendo all’acqua di penetrare e di mettere in pericolo la vita delle 4229 persone a bordo.

Navigare vicino alla costa per offrire ai passeggeri una bella vista, o salutare altri marinai, è noto in gergo come “passare a vela”, ma non è chiaro con quale frequenza (e se) le navi da crociera eseguano queste manovre.

Alcuni li considerano deviazioni pericolose dalle rotte pianificate.

Nel suo rapporto investigativo sul disastro del 2012, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti italiano ha riscontrato che la Costa Concordia “stava navigando troppo vicino alla costa, in una zona costiera scarsamente illuminata…a una distanza pericolosa di notte e ad alta velocità (15,5 nodi).”

Durante il suo processo, il capitano Schettino disse che il vero colpevole del naufragio era il timoniere Jacob Rusli Bin, perché aveva reagito in modo errato al suo ordine.

Aggiunse inoltre che, se il timoniere avesse reagito correttamente e rapidamente, la nave non sarebbe naufragata.

Tuttavia, un ammiraglio della marina italiana testimoniò in tribunale, dicendo che, anche se il timoniere era in ritardo nell’esecuzione degli ordini del capitano, “l’incidente sarebbe avvenuto comunque” (il timoniere era uno dei quattro membri dell’equipaggio condannati in tribunale per aver contribuito al disastro).

Un’evacuazione discutibile, costata la vita a 32 persone

Le prove introdotte nel processo a Schettino suggeriscono che la sicurezza dei suoi passeggeri, come quella del suo equipaggio, non era la priorità numero uno del capitano mentre valutava i danni alla Concordia.

L’impatto, e la successiva penetrazione dell’acqua, causarono un black out elettrico sulla nave, e una telefonata registrata con il coordinatore del reparto crisi di Costa Crociere, Roberto Ferrarini, mostra che Schettino cercò di minimizzare e di coprire le sue azioni, dicendo che il black out era ciò che, effettivamente, aveva causato l’incidente:

“Ho combinato un pasticcio e praticamente tutta la nave si sta allagando” disse Schettino a Ferrarini mentre la nave stava affondando.

“Cosa devo dire ai media? Alle autorità portuali ho detto che abbiamo avuto…un black out.” (Ferrarini, successivamente, fu condannato per aver contribuito al disastro, ritardando le operazioni di soccorso).

Come se non bastasse, Schettino non avvisò immediatamente l’Autorità Italiana di Ricerca e di Soccorso dell’incidente.

L’impatto sulle rocce scole avvenne intorno alle 21.45, ora locale, e secondo il rapporto investigativo, la prima persona a contattare i funzionari di soccorso fu qualcuno a riva.

La ricerca e il salvataggio contattarono la nave pochi minuti dopo le 22.00, ma Schettino non disse loro cos’era successo per circa 20 minuti in più.

Soltanto poco più di un’ora dopo l’impatto, l’equipaggio ha iniziato ad evacuare la nave.

Il rapporto però ha anche evidenziato che, alcuni passeggeri, hanno testimoniato di non aver sentito l’allarme per procedere alle scialuppe di salvataggio.

L’evacuazione è stata poi resa ancora più caotica dall’inclinazione della nave a dritta, che ha reso molto difficile camminare all’interno e abbassare le scialuppe di salvataggio da un lato, quasi impossibile.

A peggiorare le cose, l’equipaggio aveva gettato l’ancora in modo errato, causando il ribaltamento della nave in modo ancora più drammatico.

Attraverso la confusione generale, il capitano in un qualche modo è riuscito a salire su una scialuppa di salvataggio prima ancora che tutti i passeggeri riuscissero ad abbandonare il relitto.

Un membro della guardia costiera, quando lo venne a scoprire, gli disse con rabbia al telefono:

“Torni a bordo, c****!”

Un ordine che, in Italia, è apparso anche come slogan su una maglietta.

Schettino, durante il suo processo, sostenne di essere caduto nella scialuppa di salvataggio a causa del modo in cui la nave si era inclinata di lato, ma questa tesi si è rivelata fin da subito poco convincente.

Nel 2015 un tribunale ha dichiarato Schettino colpevole di omicidio colposo, di naufragio, di abbandono della nave prima che i passeggeri e l’equipaggio fossero evacuati e di aver mentito alle autorità sul disastro.

È stato condannato a 16 anni di carcere. Oltre a Schettino, Ferrarini e Rusli Bin, le altre persone che sono state condannate per il loro ruolo nel disastro della Costa Concordia sono state il direttore del servizio di cabina, Manrico Giampedroni, il primo ufficiale Ciro Ambrosio e il terzo ufficiale Silvia Coronica.

Di Francesca Orelli

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