Un giacimento di mammut nel nuovo aeroporto messicano

Era già capitato più volte negli scorsi decenni che durante scavi edilizi in Messico venissero ritrovati i resti di antichi abitanti delle Americhe, i mammut lanosi.

Non solo mastodonti

Tuttavia quello scoperto nel pieno dei lavori per il nuovo aeroporto a Zumpango, a nord di Città del Messico, è un vero tesoro: ossa di almeno 100 mammut ma anche cammelli, antilopi, bisonti, cavalli, uccelli e pesci.

In effetti all’epoca in cui questa fauna ormai estinta percorreva le vie dell’odierno Messico, fra i 10.000 e i 25.000 anni fa (Tardo Pleistocene), quest’area in particolare ha rappresentato per via della presenza di un lago un’attrattiva per numerose generazioni di animali terrestri che ne raggiungevano le sponde al fine di nutrirsi e abbeverarsi.

Acque lacustri, fonte di vita e causa di morte

Il contraltare dei rigogliosi periodi estivi e primaverili era però l’inverno, durante il quale l’area si tramutava nella mortale trappola costituita dal terreno fangoso<)strong> in cui persino i possenti antichi cugini degli elefanti restavano impantanati, impossibilitati a muoversi e destinati letteralmente a morire di fame.

Lo stesso fango che pose fine alle vite di tanti esemplari li ha in un certo senso anche resi immortali, creando l’ambiente ideale per preservarne i resti in condizioni eccezionali fino ai giorni nostri.

Nel prossimo futuro, un’esposizione in loco

Dal primo ritrovamento, un anno fa, le zone di scavo si sono ampliate a 194 lungo tutto il sito e i lavori per lo studio, la rimozione e la tutela dei reperti procedono di pari passo con quelli per la costruzione dell’aeroporto, che il presidente Obrador intende inaugurare puntualmente a marzo 2022. Come in casi analoghi (un esempio sono i reperti romani recuperati durante gli scavi per la metropolitana a Napoli), la struttura ospiterà anche un museo in cui sarà esposta parte di questo tesoro a sorpresa.

Di Corrado Festa Bianchet

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