Quanti pianeti abitabili può ospitare una singola stella? Potenzialmente, parecchi

Se c’è una cosa che ci hanno insegnato telefilm come La Signora in Giallo è che per risolvere un mistero spesso non bisogna limitarsi a cercare qualcosa ma anche concentrarsi su quello che manca. Sorprendentemente, tale principio è applicabile anche alla ricerca di vita extraterrestre.

A questo scopo si va alla ricerca di pianeti di tipo terrestre (rocciosi) all’interno di quella che viene definita zona abitabile (o Zona Riccioli d’Oro, né troppo caldo né troppo freddo), ovvero quella fascia abbastanza vicina alla stella da permettere all’acqua di sussistere allo stato liquido, ritenuto il presupposto essenziale per la nascita della vita.

Nel nostro sistema solare, solo la Terra di trova nella zona Riccioli d’Oro

Uno studio guidato dall’astrobiologo Stephen Kane dell’Università della California, Riverside, ha portato alla conclusione che l’assenza di giganti gassosi possa rendere più probabile la presenza di pianeti di tipo terrestre all’interno di tale fascia abitabile.

Kane, “ispirato” da Trappist-1, sistema che ospita ben tre pianeti nell’area favorevole alla vita, ha con il suo team dato vita a un modello di sistema stellare al cui interno sono state ricreate varie condizioni con pianeti di diversa natura e dimensioni.

Gli algoritmi che regolano questa complessa simulazione hanno tenuto conto di tutti i fattori noti, a partire naturalmente dall’influenza gravitazionale, per determinare in che modo essi interagiscano fra di loro nel corso di milioni di anni.

I risultati dicono che alcune stelle potrebbero supportare fino a sette pianeti terrestri nella zona abitabile (sei nel caso del nostro Sole), se si verificano le condizioni ideali.

Quel che serve è la stabilità data da orbite circolari piuttosto che ellittiche, in modo che i pianeti possano rimanere a sufficiente distanza l’uno dall’altro senza disturbarsi a vicenda. Ma affinché succeda questo, è la conclusione di Kane, è necessario nel sistema non vi siano giganti gassosi.

Giove è un gigante buono, al momento

Giove da solo costituisce il 60% della massa di tutti i pianeti del sistema solare messi insieme. Per intenderci, è 1300 volte più grande della Terra. La sua massa è tale da condizionare pesantemente le orbite di tutti gli altri oggetti intorno al Sole.

Sotto molti punti di vista Giove viene considerato un pianeta buono poiché per esempio attrae a sé comete e asteroidi che potrebbero penetrare nel Sistema Solare interno proteggendoci quindi dal rischio di impatti. Una sorta di gigantesco aspirapolvere spaziale, com’è a volte scherzosamente ma efficacemente definito.

Ma potrebbe anche essere il responsabile della scarsità di pianeti rocciosi: si suppone nelle prime fasi dell’esistenza del sistema essi fossero molto più numerosi, ma tra fusioni e sgretolamenti in cui Giove (e in parte anche Saturno, Urano e Nettuno) ha avuto un ruolo determinante, oggi ne sono rimasti solo quattro di cui solo la Terra nel punto giusto.

Verso la fotografia diretta di pianeti extrasolari

I progetti del dottor Kane includono una ricerca mirata proprio intorno a stelle che includono molti pianeti di tipo terrestre in assenza di giganti gassosi, come Beta CVn, ad appena 27 anni luce da noi (dietro l’angolo, su scala cosmica). Si tratta di un target interessante anche per la ricerca tramite imaging, ovvero la ripresa diretta degli esopianeti visualizzandoli invece che limitarsi alla rilevazione indiretta (per esempio l’influenza gravitazionale che hanno sul proprio sole). Sia la NASA che l’ESA hanno già ottenuto importanti successi in questo campo e futuri osservatori specializzati, sia a terra che in orbita, vedranno la luce nei prossimi decenni.

Ricerche come questa ci aiuteranno inoltre a comprendere meglio il nostro stesso pianeta: attualmente presenta, è chiaro, le condizioni favorevoli alla vita, ma attraverso quali fasi evolutive è dovuto passare? E cosa succederà in futuro? Studiare pianeti che hanno seguito un percorso simile alla Terra potrà aiutarci a preservarla nel tempo a venire, anche se parliamo anche in questo caso di una scala cosmica.

Di Corrado Festa Bianchet

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