Ipermnesia e ipertimesia: il prezzo di poter ricordare ogni cosa

Quante volte avremmo voluto ricordare perfettamente una scena, il posto dove avevamo appoggiato le chiavi di casa oppure il volto di una persona incontrata anni fa. Certo, una buona memoria è utile, ma la capacità di ricordare tutto può portare con sé un peso che potrebbe farci rivalutare il “piacere” di dimenticare.

Quando facciamo riferimento al fenomeno dell’ipermnesia, parliamo di quella che può essere definita come la capacità “eccessiva” di memorizzazione. In particolare, viene definita ipertimesia (HSAM, da Highly Superior Autobiographical Memory) la capacità di ricordare specificatamente ogni momento vissuto nella propria esistenza.

L’ipermnesia permanente e quella transitoria

La letteratura che fa riferimento a questo fenomeno divide un’ipermnesia permanente da una transitoria. In un’accezione più ampia, si può ritrovare un effetto simile anche durante l’utilizzo della tecnica dell’ipnosi regressiva sperimentata in terapia, ovvero alla riemersione di ricordi che erano stati rimossi dal paziente.

Solitamente, l’ipermnesia permanente è caratteristica di persone dotate di una particolare intelligenza, o dei soggetti affetti dalla cosiddetta sindrome del savant.

Questi individui devono solitamente convivere con ritardi cognitivi anche piuttosto gravi, e allo stesso tempo con capacità fuori dal comune che solitamente riguardano uno specifico settore conoscitivo, il quale li porta a ricordare perfettamente determinati elementi che hanno osservato.

L’ipermnesia transitoria, invece, è un fenomeno più comune, rintracciabile soprattutto in disturbi dell’umore con connotazioni paranoidi. Può accadere, infatti, che in questi soggetti sussistano delle alterazioni della coscienza che portano a rimembrare con spiccata vividezza e ricchezza di particolari il momento in cui un evento particolarmente carico dal punto di vista emozionale si è svolto.

L’ipertimesia e i suoi correlati neuroanatomici

La divisione tra permanente e transitorio, tendenzialmente, non riguarda allo stesso modo l’ipertimesia, la quale rappresenta spesso una caratteristica stabile di pochissimi soggetti nel mondo (come i già citati savant).

Anche in questo caso, però, gli effetti collaterali di tale capacità rappresentano uno scoglio difficile da non tenere in considerazione. Spesso tali individui trovano difficoltà a rimanere ancorati alla realtà attualmente disponibile: si perdono in dei ricordi invasivi, che paradossalmente compromettono le loro capacità in compiti che prevedono l’utilizzo della memoria o le funzioni esecutive superiori.

Differenze strutturali, negli ipertimici, sono state riscontrate nel lobo temporale e nell’ippocampo, così come nel nucleo accumbens, rispettivamente implicati nel meccanismo che porta ad immagazzinare i ricordi episodici e nella memoria procedurale. Lo sviluppo di sintomi tipici di patologie come lautismo, il disturbo ossessivo-compulsivo e l’ADHD (disturbo di attenzione e iperattività) sono, infatti, solitamente derivati anche da uno sbilanciamento nell’attivazione di queste aree corticali (come il lobo temporale e la corteccia prefrontale) e sottocorticali (come il nucleo accumbens).

Smemoratezza: pro e contro

Il meccanismo che ci porta a tralasciare alcune informazioni passate per ricordarne altre non è casuale, ma rispecchia un certo equilibrio di cui la mente ha bisogno per gestire le attività quotidiane. Non sempre, quindi, dimenticare qualcosa deve essere inteso come un problema grave, a meno che non sia la data di un esame o il vostro anniversario di matrimonio.

di Daniele Sasso

fonti:

  • Payne, D. G. (1987). Hypermnesia and reminiscence in recall: A historical and empirical review. Psychological Bulletin, 101(1), 5.
  • Rebecca Harkin, What Is Hyperthymesia?, su Wise Geek, Conjecture Corporation.
  • Peng, Z., Lui, S. S., Cheung, E. F., Jin, Z., Miao, G., Jing, J., & Chan, R. C. (2012). Brain structural abnormalities in obsessive-compulsive disorder: converging evidence from white matter and grey matter. Asian Journal of Psychiatry, 5(4), 290-296.

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