Seconda Guerra Mondiale: Roosevelt, Churchill e Stalin, dietro le quinte di un’alleanza “scomoda” (III parte)

I Tre Grandi alla Conferenza di Yalta: un’alleanza sull’orlo

La seconda, e ultima volta, in cui i tre grandi leader si incontrarono fu alla Conferenza di Yalta, avvenuta nel febbraio del 1945.

Questo incontro fu molto diverso da quello di Teheran, perché Franklin D.Roosevelt era visibilmente malato e all’orizzonte si stava profilando una vittoria degli Alleati sulla Germania nazista.

Franklin D.Roosevelt, Winston Churchill e Joseph Stalin, a quel punto, erano più preoccupati di fermare una possibile “Terza Guerra Mondiale”. Pensavano infatti che la Germania avrebbe tentato ancora una volta di governare il mondo.

La formazione postbellica delle Nazioni Unite, quindi, fu la principale preoccupazione di Roosevelt, motivo per cui venne convocata la Conferenza di Yalta.

A Yalta, i tre uomini presumevano che la Guerra con il Giappone si sarebbe scatenata molto tempo dopo che Hitler si fosse arreso.

Al fine di garantire il continuo sostegno militare sovietico contro i giapponesi e ottenere la piena collaborazione di Stalin nelle Nazioni Unite, Roosevelt e Churchill concordarono una serie di concessioni che ebbero conseguenze storiche.

Dopo la guerra, i sovietici avrebbero mantenuto il controllo su parte della Germania e l’Unione Sovietica avrebbe avuto anche carta bianca per influenzare i governi dei suoi “vicini” dell’Europa Orientale e Asiatica.

C’erano brillanti speranze che lo spirito cooperativo della Grande Alleanza potesse persistere anche dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma con la morte di Roosevelt, avvenuta appena due mesi dopo la Conferenza di Yalta, le dina miche politiche cambiarono radicalmente.

Gli Stati Uniti, ora sotto il comando del duro Harry Truman, rinnegarono la promessa di Roosevelt di prestare denaro ai sovietici per ricostruire la loro economia danneggiata.

Questo voltafaccia, unito alle paure sempre più crescenti dell’America e dell’Inghilterra per la diffusione del comunismo nell’Europa Orientale e in Asia, preparò il palcoscenico per la Guerra Fredda e per la divisione, per quasi trent’anni, della Germania.

Di Francesca Orelli

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