Perché chi ha poca autostima ricerca l’appartenenza a gruppi forti?

A volte le persone non possono scegliere se appartenere o no a un gruppo. Ne fanno parte e basta. Ci sono altre occasioni, però, nelle quali ad un individuo è consentito scegliere, e ricercare i contesti e i principi che sente più prossimi al proprio modo di essere.

Basandosi sul concetto di identità sociale descritto da Tajfel, secondo cui una parte dell’immagine che una persona ha di sé deriva dalla consapevolezza di appartenere ad un particolare gruppo sociale e alle emozioni associate ad esso, Abrams e a Hogg nel 1998 definirono due importanti corollari che connettono il concetto di autostima alla volontà di appartenere a una determinata categoria.

Due principi per spiegare la scelta del gruppo forte

Il primo assunto fa riferimento al favoritismo per Il proprio gruppo (ingroup), il quale porta ad un incremento della propria autostima: il trasferimento dell’immagine positiva con la quale si etichetta il gruppo direttamente alla propria persona.

Il secondo principio, invece, descrive il processo dinamico per il quale persone caratterizzate da una bassa autostima saranno portate a favorire maggiormente l’ingroup, per arrivare ad ottenere un’immagine più favorevole di loro stesse.

Da questo secondo punto è facile arrivare alla conclusione secondo la quale gli individui tenteranno in ogni modo di appartenere ad un gruppo che possegga valore positivo, poiché la fusione con una categoria che si considera vincente rappresenta un modo per elevare la considerazione che si ha di sé stessi.

Inoltre, è probabile che un livello di autostima particolarmente basso porti ad un aumento della propensione all’identificarsi con gruppi che si giudicano positivi, e quindi più attraenti.

Successivamente, gli stessi due autori hanno elaborato un modello (teoria della riduzione dell’incertezza soggettiva) che potesse completare il quadro descritto. Il bisogno di certezze rientrerebbe tra quei bisogni fondamentali atti a mantenere solida la vita sociale degli individui.

Certezze e controindicazioni

In un’esistenza caratterizzata dall’ambivalenza di molte esperienze le cui percezioni e valutazioni possono differire, l’appartenenza ad un gruppo solido può rappresentare una soluzione in grado di ridurre l’incertezza. La categorizzazione e la percezione della realtà condivise tra i membri creano schemi e convenzioni forti e rassicuranti.

Il palliativo con il quale l’identificazione mitiga l’incertezza, però, contiene sicuramente controindicazioni.

Esattamente come un antidolorifico, l’abuso può portare a dipendenza, e una fusione eccessiva con le regole e la prospettiva del proprio gruppo possono far perdere di vista quelle convinzioni e quelle intuizioni che possiamo trovare esclusivamente ragionando da soli, e che ci permettono di allenare la nostra capacità di giudizio, consentendoci di rimanere unici.

di Daniele Sasso

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