La Broaden-and-Build Theory: la base evolutiva delle emozioni positive (Parte II)

La teoria sviluppata da Barbara Fredrickson ha lo scopo di comprendere, dal punto di vista adattivo, il ruolo delle emozioni positive nel corso della vita umana. Anche se la teoria pone come focus centrale l’obiettivo degli stati emozionali positivi di accrescere la rete sociale degli esseri umani, un’altra funzione fondamentale consisterebbe nella difesa dalle conseguenze delle emozioni negative.

Se è vero infatti che attraverso i momenti in cui vengono esperite emozioni come gioia e contentezza è possibile accrescere le proprie capacità e la propria cerchia, è possibile anche guardare alle sensazioni piacevoli come dei veri e propri antidoti contro gli effetti causati da sensazioni come paura e tristezza.

Nel caso dei disturbi d’ansia, ad esempio, è stato appurato come un bias (distorsione) nell’attenzione provochi una focalizzazione verso stimoli ansiogeni, determinando un circolo vizioso per il quale i due fenomeni si sostengono a vicenda. Se si inducono in questi soggetti emozioni positive, invece, l’attenzione generale tende a tornare equilibrata verso le diverse classi di stimoli.

Non bisogna dimenticare, inoltre, come diversi esperimenti abbiano dimostrato che le emozioni negative, da un punto di vista puramente fisiologico, sono in grado di indurre miglioramenti nella salute, come ad esempio la riduzione della pressione sanguigna.

Per considerare i modi diversi in cui è possibile concettualizzare le emozioni positive, sarà utile ricorrere al lavoro di Martin Seligman, il quale ha elaborato tre diverse tipologie di vita felice, ognuna delle quali si contraddistingue per i suoi elementi costitutivi:

  • La vita piacevole: è caratterizzata da una grande quantità di emozioni positive e dalla capacità di aumentare ulteriormente il loro numero.
  • La vita impegnata: è caratterizzata da una grande quantità di tempo impiegato in attività che siano coinvolgenti e mirate a ciò che piace.
  • La vita dotata di significato: è caratterizzata dalla conoscenza profonda, da parte dell’individuo, delle proprie abilità e dalla capacità di usarle con profitto, mettendole al servizio di qualcosa che dia senso alla propria esistenza.

Non bisogna dimenticare, però, che Saligman descrive anche una forma di depressione (quella maniacale) come un disturbo consistente in sintomi in contrasto con il concetto classico di depressione, come l’euforia ed il senso di onnipotenza. Sarebbe la vita piacevole, in tal senso, a conformarsi come un fattore di rischio tipico per lo sviluppo di comportamenti maniacali.

Un aumento eccessivo delle emozioni positive, quindi, può comportare problemi dal punto di vista affettivo, a causa di una disregolazione nell’esperimento delle stesse.

La persistenza di emozioni positive, allo stesso modo di quella degli affetti negativi, secondo la Fredrickson può portare infatti a delle problematiche legate all’attenzione e al ragionamento.

La capacità di regolare ed amministrare i propri stati emotivi rimane, in ogni caso, di fondamentale importanza. Questo, al di là della propria predisposizione ad esperire un certo tipo di affetto, e al significato evoluzionistico attribuibile alle emozioni negative e positive.

di Daniele Sasso

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