Dalí e “La persistenza della memoria” tra fisica e psicologia

Salvador Domènec Felip Jacint Dalí i Domènech, più comunemente conosciuto con il nome di Salvador Dalí, è stato probabilmente uno dei pittori surrealisti più celebrati della storia.

Tra le opere più importanti possiamo sicuramente annoverare “La persistenza della memoria”, che Dalí dipinse nel 1913. Il nome fu assegnato da Julien Levy, che ne curava le mostre (il nome originale era “Gli orologi molli”).

In quanto protetta dal diritto d’autore, La persistenza della memoria non può essere riprodotta; ne è tuttavia disponibile un’immagine qui.

Nell’opera surrealista viene raffigurata la costa Brava nei pressi di Port Lligat, in provincia di Girona, dominata dalla presenza di alcuni orologi molli e deformati. L’ispirazione arrivò a Dalí mentre era a casa, da una fetta di formaggio camembert che si stava sciogliendo al sole. Il racconto proviene direttamente da una lettera dell’artista stesso, inviata al chimico e fisico Ilya Prigogine.

Alla sinistra del quadro è possibile notare un orologio poggiato su di un parallelepipedo color terra, per metà sulla superficie superiore e per metà sul fianco. Sopra di esso si posa una mosca, la cui ombra si estende verso le 12.

Più in basso, sempre sul solido squadrato, è presente un altro orologio con la cassa chiusa, sul quale camminano formiche di varie dimensioni che sembrano formare delle decorazioni. Nella parte più alta è possibile invece osservare un tronco verticale morto, sul cui unico ramo grava un altro orologio sciolto.

Al centro, il corpo di un essere non ben definito semi dormiente, del quale si può scorgere l’occhio chiuso con lunghe ciglia, tiene l’ultimo orologio presente nel quadro. Sullo sfondo, a sinistra, si intravede un piano color blu. Il cielo è caratterizzato da sfumature celesti e gialle.

Dalí, rimasto incredibilmente affascinato dal pensiero di Sigmund Freud, attraverso questa rappresentazione onirica ricerca una riflessione sulla relatività del tempo, il cui scorrere rimane inevitabilmente scandito dalle lancette degli orologi.

Per il pittore spagnolo il tempo non è rigido, ma fluido e senza limiti. Rappresentando gli orologi come oggetti ipermolli, Dalì interferisce con il loro funzionamento, limitandone il potere. Il tempo cambia in base all’umore, alle azioni che si compiono e alla memoria: l’orologio viene rappresentato come una carogna, preda degli insetti dipinti nel quadro che si cibano di esso.

La formica per Dalí raffigura la morte: l’idea nasce da un’esperienza infantile. All’età di 5 anni il piccolo Salvador aveva visto un insetto mentre veniva consumato dalle formiche, che ne avevano lasciato intatto solo il guscio.

Venti anni dopo Dalí riprenderà la tematica degli orologi nell’opera “La disintegrazione della persistenza della memoria’’, dipinta tra il 1952 e il 1954. Ogni elemento del quadro precedente viene rappresentato come se si disintegrasse e si scomponesse in tasselli. Ciò è rintracciabile all’interesse di Dalì per il lavoro di Heisenberg.

Ispirato dal principio di indeterminazione del fisico, l’artista spagnolo scrisse il suo Manifesto Antimaterico:

“Durante il periodo surrealista volevo creare l’iconografia del mondo interiore e del mondo del meraviglioso concepiti da mio padre Freud. Oggi, invece, il mondo esteriore e quello della fisica hanno superato quello della psicologia. oggi mio padre è il Dottor Heisenberg.”

di Daniele Sasso