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Duomo di Torino: il Coro di Angelo di Domenico Guidobono

“All’Altare Maggiore evvi dietro di esso in una piccola tribuna un Coro d’Angeli che cantano, e suonano diversi strumenti, opera di Domenico Guidobono, fratello del prete di Savona: il quale vi lasciò una cifra composta d’un D. E G. con un f. e l’anno 1709”.

Nel 1709 il fondale del coro fu modificato con l’inserimento nella lunetta dell’arcata centrale della galleria di un semicatino absidale, realizzato su una struttura a plafond a pianta semicircolare -originariamente con struttura in legno intonacata e tela,  ora appoggiato su un nuovo serramento curvo vetrato- dipinto da Domenico Guidobono raffigurante, “Coro di angeli” musicanti.

L’incendio del 1997 aveva coinvolto anche l’intero catino, di conseguenza il Laboratorio Nicola di Aramengo intervenne sistemando una velinatura protettiva, di emergenza. Le opere di restauro concluse nello scorso mese di febbraio e coordinate dagli architetti Chiara e Maurizio Momo, hanno restituito un’opera sostanzialmente sconosciuta, caratterizzata da colori vibranti e luminosi.

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Il dipinto, in parte con la tecnica a incausto (cera), raffigura una immensa luce divina che abbraccia un tripudio di cherubini e angeli festanti che suonano strumenti dell’epoca a fiato, un piccolo organo, violini, violoncelli, sorreggendo cartigli e spartiti musicali delle principali Odi. I tessuti degli abiti e dei drappi sono talvolta leggeri, talvolta movimentati da morbidi panneggi.

Domenico Guidobono (Savona 1668 – Napoli 1746) era il fratello minore del più celebre Bartolomeo, o come era soprannominato il “prete di Savona”: entrambi si formarono nella bottega del genovese Domenico Piola, tra i più importanti pittori attivi in Liguria nella seconda metà del Seicento. Nonostante l’indiscusso talento di Domenico, questi non riuscì a raggiungere la notorietà del fratello.

È documentata la presenza dei Guidobono a Torino in almeno due periodi: negli anni 1684-86 per eseguire gli affreschi del santuario di Casanova presso Carmagnola e dal 1705 a Torino, per realizzare le decorazioni di alcuni ambienti di Palazzo Reale e del palazzo dei marchesi Saluzzo di Paesana. Al primo periodo sono riconducibili a Domenico alcune tele a soggetto biblico di particolare pregio, fra queste “Susanna e i vecchioni”, conservata al Louvre di Parigi.

La mano di Domenico inizialmente esibisce i caratteri stilistici propri di un pittore di formazione genovese, orientandosi successivamente verso quel tratto grazioso e leggero, tipico del Rococò, accostando sapientemente l’elemento decorativo a quello figurativo con squisita eleganza e con sacralità, come nel caso del “Coro di angeli”.

Giannamaria Villata

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