Mondi e oggetti impossibili: il paradosso della percezione di Escher (Parte III)

Nell’ultima parte della nostra rassegna sui lavori di Escher ci occuperemo di altre due stampe molto celebri. La prima è Il Belvedere, del 1958.

L’artista olandese, in questa occasione, utilizza immagini bidimensionali per realizzare oggetti che siano liberi dai confini del mondo tridimensionale.

Dei tre piani che compongono l’edificio (occupante la maggior parte dello spazio) i due superiori, posti nella parte centrale, vengono retti da altrettanti pilastri: quello anteriore sostiene la struttura posteriore e viceversa; questo consente alla scala di estendersi dall’interno del piano intermedio all’esterno dell’ultimo.

Escher non faceva mistero dei modelli geometrici dietro alla realizzazione delle sue opere. Nel quadro è possibile notare un ragazzo seduto su una panchina, vicino alle scale, con in mano un cubo di Necker: una figura ambigua che inverte le due “profondità” di un cubo in base alla prospettiva che percepisce l’osservatore. Ai piedi del giovane è possibile scorgere un foglio con la rappresentazione del medesimo solido in cui si evidenziano i due punti critici.

L’opera Altro mondo II, datata gennaio 1947, raffigura invece una struttura architettonica a forma parallelepipeda in mattoni, all’interno della quale è possibile osservare cinque lati provvisti di archi e colonne.

La peculiarità del lavoro di Escher sta, ancora una volta, nelle diverse prospettive che si intrecciano e si accavallano tra loro, pur rimanendo amalgamate in un’insolita armonia.

I tre diversi punti vista si mostrano attraverso gli archi che compongono la costruzione. Nella parte centrale e sulla sinistra è possibile ammirare la superficie lunare come se fossimo affacciati da un palazzo costruito sul satellite.

Nella porzione superiore, invece, la prospettiva è quella di chi sta guardando la Luna dall’alto; nella parte inferiore, infine, un colpo d’occhio regala uno sguardo sullo spazio profondo: è possibile intravedere una galassia a spirale, il pianeta Giove con i satelliti galileiani, una cometa, Saturno e altri corpi celesti.

Per arricchire l’opera vennero utilizzate delle sculture raffiguranti un uccello con volto umano e un corno appeso con delle catene. Le due figure sono coerenti in ogni prospettiva, fatta eccezione per la vista frontale e quella di sinistra. In questo caso i soggetti sono invertiti e il corno è ruotato di 180 gradi.

Escher, un mese prima della produzione di Altro mondo II, aveva realizzato attraverso la mezzatinta, ossia un’altra tecnica di incisione, un’ulteriore opera denominata Un altro mondo.

L’immagine è la stessa del lavoro precedentemente descritto, ma in questo caso gli archi si ripetono all’interno di un corridoio infinito, le prospettive sono quattro e i due soggetti protagonisti vengono riprodotti sotto lo stesso arco.

Lo strano uccello all’interno delle due incisioni, in realtà, raffigurerebbe una scultura realizzata dal suocero di Escher, la quale appare per la prima volta nel lavoro Natura morta con specchio.

La figura, inoltre, potrebbe aver ispirato la specie immaginaria Oocca presente nella serie di videogiochi Legend of Zelda. Un altro mondo II è stato anche utilizzato come copertina dell’edizione del 1965 delle Cosmicomiche di Italo Calvino.

Escher, grande appassionato di astronomia, negli anni catturò l’attenzione di molti astronomi, tanto che nel 1985 gli fu intitolato un asteroide, chiamato 4444 Escher.

di Daniele Sasso

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