Noi esseri umani abbiamo l’abitudine di darenomiaglianimali, domestici o meno, e recenti ricerche suggeriscono la possibilità alcuni di essi comprendano non soloil proprio nomema anche quello degli umani o degli altri animali parte della stessa colonia o abitazione, come nel caso diquesta ricerca giapponese sui gatti.
I risultati di un nuovo studio sono ancora più sorprendenti: è possibile che glielefanti, animali peraltro dotati di unanotevole intelligenza, chiamino sé stessifacendo uso in un certo qual modo di nomi specifici attribuiti a ciascun membro del gruppo. O quantomeno qualcosa di assimilabile a tale concetto.
Le vocalizzazioni non sono articolate come nel linguaggio umano, ma comunque identificabili come veri e propri nomi
Un team guidato dal dottor Michael Pardo della Colorado State University ha svolto una ricerca nellaRiserva Naturale di Samburue nelParco Nazionale Amboseli, entrambi inKenya, registrando più di600 richiami di elefanti: oltre ai caratteristici e potenti barriti, essi emettono ancherumori a bassa frequenzacompresi tra 1 e 20 Hertz (infrasuoni), quindi troppo bassi per essere percepiti dall’orecchio umano ma in grado di viaggiare su grandi distanze,fino a 10 chilometri.
Sottoponendo i campioni all’analisi di un algoritmo di apprendimento automatico, sono stati identificati rimbombi specifici relativi a119 singoli elefanti, il 20% del totale degli individui: è stato poi osservato quali elefanti si separavano o si avvicinavano alla mandria in seguito a questa sorta di vocalizzazione, stabilendo cioèuna relazione precisafra una determinata sonorità e uno specifico elefante.
Riprodotti questi suoni a17 elefanti, una volta sentito quello che era stato identificato come il loro nome essierano più propensi a muoversi rapidamente verso la sorgente sonorae a vocalizzare in risposta emettendo sonorità straordinariamente coerenti.
Gli elefanti sono fra i pochissimi animali in grado di riconoscere sé stessi riflessi in uno specchio
Gli elefanti sonoanimali socialied emettono diversi tipi di suoni quando si salutano, avvistano un predatore o vogliono giocare; i suoni riferiti al “nome” sono però univoci e ben distinti e non si tratta nemmeno di suoni generici come quelli che per esempio una madre potrebbe usare per sollecitare l’attenzione dei propri figli.
Un altro aspetto rilevato dai ricercatori consiste nellasimilaritàfra le chiamate effettuate verso lo stesso elefante da diversi chiamanti, il che suggerisceun sistema di comunicazione a più livelli: i destinatari della chiamata possono essere correttamente identificati dalla struttura della chiamata in modo statisticamente significativo rispetto al puro caso.
Pardo in una conferenza afferma che le sue scoperte rendono più labile il confine tra «ciò che pensiamo sia unico nel linguaggio umano e ciò che si trova in altri sistemi di comunicazione animale». La ricercaAfrican elephants address one another with individually specific calls è stata pubblicata in prestampa subioRxived è in attesa di essere sottoposta a peer-review.






