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Il bagliore di una nova a 3000 anni luce di distanza sarà visibile a occhio nudo (e perché c’entra Goldrake)

L’ultima supernova visibile a occhio nudo fu SN 1987A: l’evento si verificò nella Grande Nube di Magellano, galassia nana satellite della Via Lattea, a circa 160.000 anni luce da noi. Prima di allora, bisogna tornare a quattrocento anni fa e alla supernova SN 1604, anche nota come stella di Keplero (non fu il celebre astronomo a scoprirla, ma la studiò approfonditamente).

Purtroppo si tratta di un evento difficile da prevedere e anche nel caso fossero individuati i possibili segnali in proposito, nei tempi astronomici l’aggettivo imminente può riferirsi a un lasso di tempo di centinaia di migliaia, se non milioni, di anni. Ma un altro evento spettacolare e apparentemente simile può nelle giuste circostanze essere previsto con una precisione dell’ordine dei mesi.

Sono nove, ma nella Via Lattea sono cinque

È il caso delle nove ricorrenti, di cui si conoscono cinque casi nella nostra galassia: come la T Coronae Borealis (T CrB) ubicata a 3.000 anni luce da noi che “esplode” ogni ottant’anni circa e l’ultima volta si verificò nel 1946. Secondo gli astronomi succederà nuovamente entro settembre del 2024.

Mentre a caratterizzare il fenomeno chiamato supernova e la morte della stella, un’esplosione con immenso rilascio di materiale ed energia che lascerà un residuo variabile a seconda della composizione e della massa della stella originaria (per esempio potrebbe mutarsi in stella di neutroni o buco nero stellare), l’evento nova segue un meccanismo diverso.

Nel caso di T CrB abbiamo un sistema binario formato da una nana bianca e una gigante rossa, abbastanza vicine fra loro da fare sì che nel momento in cui la gigante rossa diventa instabile in seguito all’aumento di temperatura e pressione, gli strati esterni espulsi nel processo vengano raccolti dalla nana bianca sulla propria superficie: si forma intorno alla nana bianca un disco di accrescimento di materiali provenienti dalla compagna gigante.

Più un oggetto è luminoso, più la magnitudine è bassa: la Luna piena corrisponde per esempio a -12

L’atmosfera bassa e densa della nana bianca finisce grazie a questo surplus di gas e polveri col riscaldarsi fino a innescare una reazione termonucleare che espande e, come un accendino che infiamma una palla di gas, brucia il materiale esterno con una vampata tanto intensa da risultare visibile dalla Terra. Ciò avviene a intervalli piuttosto regolari, con variazioni generalmente quantificabili nell’ordine dei mesi.

Questo sistema stellare binario, prevedono gli astronomi, balzerà da una magnitudine +10, invisibile a occhio nudo (il limite in condizioni di buio assoluto e fra 7 e 8) a un chiaro +2, circa la stessa luminosità apparente della Stella Polare. Raggiunto il picco nella luminosità, T Coronae Borealis resterà visibile a occhio nudo per qualche giorno e per almeno una settimana grazie a un semplice binocolo.

Costellazione Corona Borealis
La costellazione della Corona Boreale, con la sua forma a semicerchio, vista attraverso un piccolo telescopio; nel cerchietto rosso, il punto dove sarà visibile anche a occhio nudo la nova T Coronae Borealis (T CrB), ubicata a 3.000 anni luce da noi.

Dove guardare nella volta stellata, e che c’entra Goldrake?

La piccola costellazione a semicerchio Corona Borealis è circondata dalle costellazioni del Serpente, Boote ed Ercole: a fianco di quest’ultima si trova la costellazione della Lira; la nova T Coronae Borealis apparirebbe appena sotto, e a metà strada, un’immaginaria linea retta tracciata fra Vega (nella Lira) e Arturo (in Boote), due stelle fra le più luminose nella volta celeste.

Una curiosità consiste nel legame fra queste due stelle e Goldrake, il celebre anime di Go Nagai: per l’adattamento francese, su cui a sua volta si basò l’edizione italiana, i nomi dei personaggi furono modificati per lo più ispirandosi a nomi di stelle; ma mentre nel caso di Mizar, Rigel, Alcor, Procton ciò è evidente, nel caso del protagonista assoluto Actarus è stata apportata una leggera modifica rispetto alla fonte d’ispirazione, ovvero proprio la stella Arturo (Arcturus). Per Re Vega invece non furono necessarie modifiche, poiché in questo caso è proprio la traduzione del suo nome originale giapponese.

Naturalmente oggi la via più breve e pratica per individuare una corpo celeste nella volta stellata consiste nel fare uso di un’app per smartphone o per computer (ne esistono svariate per ogni piattaforma e sistema operativo, anche gratuite e open source): alcune app sono predisposte per segnalare direttamente eventi di questo genere, in caso contrario sarà sufficiente individuare la costellazione Aurora Borealis o le stelle Vega e Arturo, come descritto.

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