Man Ray, il fotografo surrealista

Emmanuel Radnitzky, meglio noto con lo pseudonimo di Man Ray (1890-1977), fu uno dei maggiori esponenti del movimento del Dadaismo e fu fin da giovane un grande appassionato di design e di fotografia, nel cui campo trovò il suo enorme successo. Nel corso dei suoi studi, si dedicò anche alla pittura, di cui abbracciò temporaneamente lo stile cubista, e fu anche un noto autore di film d’avanguardia.

Man Ray nel 1934.

La scultura

La sua importante amicizia con Marcel Duchamp, uno degli artisti più influenti di tutto il XX secolo, sfociò in un’intensa collaborazione di lavoro. Da qui presero vita le sculture più note di tutta la carriera artistica di Man Ray, i cosiddetti “oggetti d’affezione”, molto vicini al ready-made duchampiano. Con questa serie di opere, che rappresentavano degli oggetti totalmente inutilizzabili, l’artista voleva stupire l’osservatore capovolgendo il senso del mondo reale, sfruttando spesso anche il titolo stesso che dava all’opera tramite dei giochi di parole. Tra queste opere troviamo il celebre Cadeau (Dono), costituito da un ferro da stiro in ghisa con 14 chiodi in riga saldati sulla piastra, di cui l’artista realizzò varie versioni.

La fotografia

Nel 1924, con la nascita del Surrealismo, Man Ray si affermò come il primo fotografo surrealista. Fu proprio attraverso la fotografia che l’artista portò alla luce tutte le possibilità di sperimentazione, eseguendo ritratti, autoritratti e fotografie di sculture da lui stesso realizzate. La sua innovazione più importante sul piano tecnico fu quella delle cosiddette “Rayografie”, ovvero fotografie ottenute appoggiando oggetti su carta fotosensibile ed esponendoli alla luce per pochi istanti. Il merito di Man Ray fu quello di aver proposto le immagini così ottenute non più come fenomeni per stupire il pubblico, ma come veri e propri componimenti pittorici. Un esempio di Rayografia è l’opera intitolata The Kiss (Il Bacio), del 1922.

Celebri sono le fotografie in cui l’artista ritrasse la giovane modella Meret Oppenheim. Nei suoi ritratti fotografici troviamo anche la cantante e cabarettista Kiki de Montparnasse (Alice Prin), della quale Man Ray si innamorò e che divenne la sua modella prediletta. Appartiene a questo periodo (primi anni Venti del Novecento) la celebre fotografia Le Violon d’Ingres (Il Violino d’Ingres, 1924), che raffigura la sua amata Kiki immortalata di spalle e con la schiena completamente nuda: la modella indossa soltanto un copricapo simile ad un turbante e degli splendenti orecchini, seduta sul bordo di un letto e con il volto girato di tre quarti verso sinistra, in una posa molto sensuale che lascia vedere i morbidi glutei avvolti in un drappo decorato.

In seguito alla stampa della fotografia, l’artista eseguì un ritocco utilizzando dell’inchiostro nero per aggiungere il dettaglio delle due “effe” tipiche della cassa del violino, enfatizzando in questo modo la forma sensuale del corpo femminile, che somiglia appunto ad un violino (da qui il titolo dell’opera che la rese celebre in tutto il mondo).

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