L’ultimo paradiso: la Puglia degli anni ’50 nel racconto di Scamarcio

L’ultimo paradiso è un film del 2020 diretto da Rocco Ricciardulli e sceneggiato insieme a Riccardo Scamarcio. Il celebre attore pugliese è anche il doppio protagonista della storia, ambientata tra gli uliveti della sua terra natia. Il racconto ci trasporta infatti un piccolo borgo della Puglia degli anni ’50, tra caporalato e amori impossibili. Uscito su Netflix all’inizio di febbraio, è tra i più visti sulla piattaforma in Italia. Ma ne vale davvero la pena?

Trama

Ciccio è un sognatore, uno che non si è mai accontentato della vita che gli è capitata in sorte. Marito e padre, è conosciuto nel borgo come uno sciupa-femmine impenitente, e molte sono le mogli che si sono rifugiate tra le sue braccia per sfuggire alla monotonia della propria vita. Ora però, Ciccio sembra essersi innamorato per davvero. Di Bianca, bellissima figlia di Cumpa’ Schettino, il più ricco proprietario terriero della zona che ha contatti con la mafia.

Ciccio non è solo un romantico, è anche testardo e coraggioso. E quando Don Luigi, l’acquirente più grosso dell’olio prodotto dal paese, cerca di imbrogliare i contadini, è Ciccio a incoraggiarli alla ribellione. La sua tenacia e il suo interesse per Bianca, però, rischiano di costargli parecchio caro. E di mettere fine ai suoi sogni di libertà.

L'ultimo paradiso

L’ultimo paradiso: un racconto di amore e violenza

Rocco Ricciardulli e Riccardo Scamarcio ci raccontano il profondo sud della metà del ‘900, una terra ricca e spietata al contempo. In questo contesto di povertà e rassegnazione, Ciccio Paradiso rappresenta il diverso, l’uomo unico nel suo genere. Quello che non si rassegna, che sogna una vita migliore, un amore intenso e condizioni di lavoro giuste.

Per circa metà film lo vediamo distinguersi dai suoi compaesani e attirarsi risentimento e odio da parte di alcuni di loro. La stessa madre gli prega da cambiare, perché in lui rivede il nonno fuggito con una ragazzina abbandonando la famiglia e l’intero paese. Ma lui, tenacemente, continua a coltivare i suoi sogni di libertà. Finché non pesta i piedi all’uomo più potente della zona, al quale sottrae perfino la figlia.

Quando il racconto sembra interrompersi bruscamente e violentemente, senza lasciare speranza, ecco che Scamarcio fa il suo ritorno nei panni di Antonio Paradiso, gemello del protagonista. L’espediente, forse fin troppo prevedibile e scontato, contribuisce a rendere discutibile una trama che si mantiene comunque piatta fino alla fine. Nemmeno l’ottima fotografia di Gian Filppo Corticelli, carica di intensità e atmosfera, riesce a salvare una pellicola così poco coinvolgente.

Alla fine della visione, de L’ultimo paradiso non rimane che un’impressione di banalità. Di certo non un film imperdibile, e nemmeno uno che ci sentiremmo di consigliarvi di recuperare assolutamente. Peccato, perché poteva essere l’occasione di vedere Scamarcio lanciarsi in una nuova promettente avventura, ora che l’immagine dell’affascinante Step comincia a sbiadire dalle menti di tutti.

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