Dorothy Lawrence: la reporter inglese che si finse uomo per diventare un soldato

Dorothy Lawrence, nata il 4 ottobre 1896 a Hendon (Inghilterra), fu una vera e propria Mulan moderna: giovanissima, si finse uomo per realizzare il suo sogno di diventare una reporter di guerra, ma la sua avventura ebbe vita breve.

Dorothy Lawrence è un nome che, a meno di non vivere in Inghilterra o di avere una grande passione per la Prima Guerra Mondiale, oggi dice poco, eppure questa piccola, ma grande donna, in un certo senso la storia la fece.

In un periodo in cui le donne erano viste ancora come creature fragili e buone, tutt’al più, per mettere su famiglia, la Lawrence, agendo come una vera e propria Mulan moderna, a 18 anni prese una bicicletta e si recò sul Fronte Occidentale nella speranza di diventare una reporter di guerra.

Travestita da soldato semplice britannico, lavorò per dieci giorni come un mulo prima di arrendersi, consapevole non solo del rischio che stava correndo lei stessa, ma anche i suoi “compagni uomini”, e svelare la sua vera identità.

Dorothy Lawrence: gli inizi come corrispondente di guerra

Dorothy Lawrence, prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, era riuscita a far pubblicare alcuni articoli sul Times.

Quando iniziò il conflitto, volendo diventare a tutti i costi una reporter di guerra, scrisse ad un certo numero di giornali di Fleet Street nella speranza di denunciare gli orrori della guerra.

Dopo aver incassato diversi no, nel 1915 si recò in Francia, dove si offrì volontaria come dipendente civile del Voluntary Aid Detachment, ma venne respinta.

Provò quindi ad entrare nella zona di guerra attraverso il settore francese in qualità di corrispondente freelance, ma fu arrestata dalla polizia francese a Senlis, a 3,2 chilometri dalla linea del Fronte e le fu ordinato di andarsene.

Lawrence però non si arrese e così, dopo aver trascorso la notte a dormire su un pagliaio in una foresta, tornò a Parigi, dove arrivò alla conclusione che, solo sotto mentite spoglie, avrebbe potuto ottenere la storia che voleva scrivere.

La trasformazione in soldato semplice

A Parigi fece amicizia con due soldati inglesi in un caffè e, dopo tante insistenze, riuscì a convincerli a cederle un’uniforme cachi, pezzo per pezzo, all’interno del suo bucato.

Dieci uomini, che più tardi vennero soprannominati “I complici cachi”, parteciparono a questo exploit.

In seguito Dorothy Lawrence si preparò a diventare un soldato maschio, appiattendo la sua figura con un corsetto fatto in casa, usando sacchi e cotone idrofilo per imbottirsi le spalle e convincendo due poliziotti militari scozzesi a tagliarle i lunghi capelli castani in un corto stile militare.

Si scurì anche la carnagione con il Condy’s Fluid, un disinfettante a base di permanganato di potassio, rasò la pelle pallida delle sue guance nella speranza di procurarsi uno sfogo di barba e si spalmò del lucido da scarpe per ottenere un’abbronzatura lucida.

Alla fine chiese ai suoi amici soldati come doveva addestrarsi e marciare.

Con indosso solo una coperta, e senza biancheria intima, per evitare che i soldati scoprissero le sue sottovesti abbandonate, ottenne falsi documenti d’identità come soldato semplice Denis Smith del I Battaglione, Reggimento del Leicestershire, poi si diresse verso il Fronte.

L’arrivo sulla prima linea

Mirando al settore britannico della Somme, Dorothy Lawrence partì in bicicletta. Sulla strada per Alber, Somme, incontrò Tom Dunn, un minatore di carbone del Lancashire, trasformato in zappatore per lo scavo del tunnel della British Expeditionary Force (BEF), che si offrì di aiutarla.

Temendo per la sicurezza di una donna sola tra soldati affamati di compagnia femminile, Dunn trovò per Lawrence un cottage abbandonato nella foresta di Senlis per dormire.

Durante il suo tempo trascorso in prima linea, l’aspirante reporter di guerra tornava lì ogni notte per dormire su un materasso umido, nutrita da qualsiasi razione che Dunn e i suoi compagni riuscivano a risparmiare.

Dorothy Lawrence lavorò all’interno delle trincee, ma il carico del lavoro (che era molto faticoso), unito allo stress costante di dover nascondere la sua vera identità, le procurò presto brividi, reumatismi e, in seguito, anche svenimenti.

Preoccupata che, nel caso in cui avesse avuto bisogno di cure mediche, il suo vero sesso sarebbe stato scoperto e gli uomini che avevano fatto amicizia con lei sarebbero stati in pericolo, dopo dieci giorni di servizio si presentò al sergente in comando.

Gli arresti militari e la detenzione nel convento francese del Buon Pastore

L’Alto Comando, profondamente imbarazzato che un’adolescente fosse riuscita a raggiungere il Fronte in bicicletta, e a rimanere nascosta tra gli uomini per ben dieci giorni, la mise subito agli arresti domiciliari.

In seguito venne portata a Calais, dove sei generali e altri 20 ufficiali si alternarono per interrogarla.

Alcuni ritenevano che fosse una spia, altri solo una prostituta o, in gergo militare, “una seguace da campo”, che si era recata al Fronte.

Da Calais venne poi portata a Saint-Omer, dove venne ulteriormente interrogata. L’esercito era sempre più imbarazzato dal fatto che una donna avesse violato la sicurezza del Fronte e temeva che, se la storia fosse venuta fuori, le donne avrebbero assunto ruoli maschili durante la guerra.

Su ordine di un giudice sospettoso, temendo che potesse dare informazioni sensibili, venne ordinato che rimanesse in Francia fino a dopo la Battaglia di Loos.

Detenuta all’interno del Convento del Buon Pastore, Dorothy Lawrence fu costretta a giurare di non scrivere alcuna delle sue esperienze e dovette firmare anche un affidavit in tal senso, altrimenti sarebbe stata mandata in prigione.

Rispedita a Londra, attraversò la Manica sullo stesso traghetto di Emmeline Pankhurst, che le chiese di parlare ad una riunione delle suffragette.

Il rientro a Londra e la fine ingloriosa in un manicomio

Una volta a Londra, Dorothy Lawrence cercò di raccontare le sue esperienze per il The Wide World Magazine, un mensile illustrato con sede nella capitale inglese, ma dovette censurare il suo primo libro su ordine del War Office, che invocò il 1914 Defense of the Realm Act per metterla a tacere.

Nel 1919, a guerra finita, si trasferì a Canonbury, Islington, dove pubblicò un resoconto delle sue esperienze: Sapper Dorothy Lawrence: The Only English Woman Soldier.

Nonostante fosse stato ben accolto in Inghilterra, America e Australia, ancora una volta venne pesantemente censurato dal War Office e, con un mondo che desiderava soltanto andare avanti, Dorothy Lawrence non riuscì ad ottenere il successo commerciale sperato.

Senza reddito e senza più credibilità come giornalista, nel 1925 il suo comportamento sempre più “irregolare” fu portato all’attenzione delle autorità.

Dopo aver confidato ad un medico di essere stata violentata, durante la sua adolescenza, dal suo tutore della chiesa e senza una famiglia che si prendesse cura di lei, venne presa in custodia e, successivamente, dichiarata pazza.

Rinchiusa per la prima volta al London County Mental Hospital di Hanwell nel marzo del 1925, è stata poi trasferita presso il Colney Hatch Lunatic Asylum a Friern Barnet, a nord di Londra.

Morì in quello che allora era noto come il Friern Hospital nel 1964. Fu poi sepolta nella tomba di un povero nel New Southgate Cemetery.

Dorothy Lawrence e la rivincita “tardiva” nel 2003

Nel 2003 Richard Bennett, nipote di Richard Samson Bennett, uno dei soldati che aveva aiutato la Lawrence in Francia, trovò un suo biglietto nella corrispondenza del Royal Engineers Museum di Chatham, nel Kent.

Dopo ulteriori indagini, lo storico dell’East Sussex, Raphael Stipic, trovò una lettera scritta da Sir Walter Kirke su Dorothy Lawrence.

Lo storico militare Simon Jones scoprì poi una copia del libro della Lawrence al REM e iniziò a raccogliere appunti per scrivere una biografia.

La sua storia, successivamente, diventò parte di una mostra all’Imperial War Museum sulle donne in guerra.

Una rivincita tardiva, certo, ma pur sempre una rivincita per una giovane donna coraggiosa, la cui unica “colpa”, forse, era stata quella di voler realizzare il suo sogno: diventare reporter di guerra in un periodo in cui le donne erano ancora lontane dal conquistare il diritto di voto e altri diritti fondamentali che, oggi, purtroppo diamo spesso per scontati.

Di Francesca Orelli

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