Betelgeuse: cosa vedremo quando esploderà?

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Betelgeuse sta per esplodere. Questa non-novità è tornata all’onore delle cronache al di fuori della comunità scientifica (o degli appassionati) per via di un ulteriore abbassamento nella luminosità della stella che insieme ad altri astri come Rigel e Bellatrix forma quella che chiamiamo Costellazione di Orione.
Betelgeuse era la decima stella più luminosa nel cielo notturno, quindi è chiaro perché il suo affievolimento faccia notizia.

Il punto principale sempre da ricordare: in campo astronomico un evento viene definito imminente nel caso si preveda possa verificarsi adesso come fra 100.000 mila anni. Considerando che le stelle vantano una vita dell’ordine dei miliardi di anni, si tratta in realtà proporzionalmente di una previsione alquanto precisa.

L’ultimo evento supernova avvenuto all’interno della nostra galassia, la Via Lattea, e penultima visibile a occhio nudo, risale al 1604 ed è noto come Supernova (o stella) di Keplero, dal nome del celebre astronomo tedesco che la studiò in modo approfondito a partire dal 17 ottobre di quell’anno, otto giorni dopo le prime segnalazioni dell’apparire di un nuovo astro in cielo. Naturalmente all’epoca la natura del fenomeno era ignota. SN 1604, questa la denominazione ufficiale, si ritiene oggi fosse una nana bianca ubicata a una distanza massima di 20.000 anni luce, nella costellazione dell’Ofiuco.

Betelgeuse si trova invece ad appena 640 anni luce da noi ed è una supergigante rossa il cui volume corrisponde a 700.000 mila volte il Sole, pur essendo rispetto a esso di 2000°C più fredda. È talmente grande che se fosse posizionata al centro del Sistema Solare ingloberebbe tutti i pianeti interni (Mercurio, Venere, Terra, Marte) la fascia degli asteroidi e persino Giove.

Se Betelgeuse dovesse esplodere oggi, cosa vedremmo? Innanzitutto, saremmo messi in allerta da una massiccia ondata di neutrini rilevati dagli appositi strumenti posti in vari centri di ricerca in diverse parti del mondo, molti più di quelli, oggi appaiono rudimentali, disponibili quando SN 1987a, l’ultima supernova di fatto visibile a occhio nudo, sebbene sia apparsa solo come un puntino, esplose nella Grande Nube di Magellano (una galassia-satellite della Via Lattea) e fu “preannunciata” da un totale di appena 19 eventi di neutrini catturati da due rivelatori, uno Giappone e l’altro negli Stati Uniti; non perché i neutrini viaggino più veloci della luce, ma perché le prime fasi dell’esplosione avvengono all’interno della stella e non sarebbero visibili analizzandone lo spettro elettromagnetico emesso dalla sua superficie: le reazioni di fusione nucleare generano una massiccia quantità di neutrini che, quasi privi di massa, in pratica non interagiscono col resto della materia e fuggono via immediatamente permettendoci un preavviso di alcune ore sull’arrivo della radiazione elettromagnetica conseguente l’esplosione. In confronto, un fotone impiega un migliaio di anni per giungere dal centro del Sole alla sua superficie, per poi “scappare” e giungere sulla Terra in appena otto minuti.

Esaurito l’idrogeno e l’elio, la stella non è più in grado di generare energia sufficiente a contrastare la forza di gravità, spezzando l’equilibrio che ha costituito miliardi di anni della sua stessa vita; il nucleo, ormai composto di elementi pesanti, collassa su sé stesso dando inizio a una reazione a catena che lo porta a comprimersi e ridursi di volume ancor di più, mentre la parte esterna dell’astro precipita (analogamente a un tetto che si trova all’improvviso senza struttura portante) su di esso per rimbalzare via dando luogo a un’altra reazione a catena che “accende” i gas generando in definitiva l’enorme vampata di luce (oltre che di altre radiazioni) visibile a occhio nudo fino a qui.

Betelgeuse dovrebbe raggiungere un primo picco di intensità immediatamente dopo l’esplosione: all’improvviso vedremo sulla volta celeste un oggetto con una luminosità paragonabile alla Luna crescente destinato a smorzarsi nel giro di pochi minuti tornando a un livello che la farebbe rimanere ancora la stella più brillante in cielo; da questo momento la luminosità ricomincia nondimeno a crescere gradualmente e in una o due settimane arriverà a emettere la stessa luce della Luna piena ma concentrata in un puntino molto più piccolo. A seconda della supernova, questo livello viene mantenuto per un periodo più o meno lungo, ma la luminosità dovrebbe dimezzarsi nel giro di un mese e rimanere stabile più a lungo, per poi affievolirsi in maniera rapida fino a diventare visibile solo attraverso un telescopio.

Ma Betelgeuse è già esplosa? In effetti è possibile: se si usano i verbi al tempo presente è solo per praticità, ma come detto poc’anzi la stella dista 640 anni luce da noi, pertanto potrebbe effettivamente essersi evoluta in supernova già da centinaia di anni, persino prima della nascita di Keplero. Al momento non siamo in grado di dirlo, ma ti certo Betelgeuse rimane una sorvegliata speciale con gli strumenti dei ricercatori pronti a cogliere l’evento.

Resta un’ultima questione da risolvere, un dubbio che in realtà non avrebbe nemmeno ragione di esistere: come si pronuncia “Betelgeuse”?
Non in francese, come qualcuno crede erroneamente forse a causa della presenza del gruppo “eu” tipico di questa lingua, né in inglese come indotti a credere dal film Beetlejuice – Spiritello Porcello: il gioco di parole alla base del nome del personaggio protagonista della celebre pellicola di Tim Burton deriva infatti dalla pronuncia inglese di Betelgeuse, che è tuttavia, appunto, diversa da quella italiana; così come noi diciamo Giove e non Jupiter, Betelgeuse va pronunciato semplicemente seguendo le regole della lingua italiana.

[Nella foto (credit: Brian Ottum), il calo della luminosità di Betelgeuse fra febbraio 2016 e dicembre 2019]

Di Corrado Festa Bianchet

Author: wp_1407547

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