“Notre Dame de Paris” musical a Milano: recensione

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Passione, amore, innocenza, lussuria, morte e gelosia: sono questi i sei ingredienti di Notre Dame de Paris, musical scritto da Luc Plamondon, tradotto in italiano da Pasquale Panella e con musiche di Riccardo Cocciante, che dal 17 ottobre al 10 novembre 2019 sarà in scena al Teatro degli Arcimboldi di Milano prima di toccare altre città italiane.

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Teatro degli Arcimboldi a Milano: una piccola parte del numeroso pubblico presente in sala per Notre Dame de Paris

Io ero presente per il Giardino della Cultura alla data del 19 ottobre 2019, data che ha registrato un sold out pazzesco con 2435 biglietti venduti e, a mio rischio e pericolo, ho anche sfidato il divieto categorico di fare foto (anche senza flash!) durante lo spettacolo, questo per regalarvi alcune immagini di quello che ho visto sul palco e, in un certo senso, portarvi anche con me nella platea alta.

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Il poeta Gringoire (Matteo Setti) in una delle scene di Notre Dame de Paris

Il musical, a distanza di 17 anni dal suo debutto in lingua italiana, si è confermato un successo senza precedenti e con un pubblico più che coinvolto e che ha sommerso di applausi i cantanti, i ballerini e gli acrobati, che da parte loro non si sono affatto risparmiati.

Elhaida Dani, da The Voice of Italy a Notre Dame de Paris, una crescita sorprendente

La prima volta che ho visto Notre Dame de Paris è stato nel 2015, quando il musical è stato trasmesso in diretta nazionale a dicembre su Rai Uno.

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Notre Dame de Paris, il ballo degli zingari nel pezzo I Clandestini

Di quell’edizione ricordo che, tra tutti i cantanti, quella che mi aveva convinto di meno era stata Lola Ponce, perché considerato il ruolo che interpretava (quello di Esmeralda, una giovane che si affaccia alla vita per la prima volta, che vuole amare, ma che si ritrova invischiata in un circolo di passioni e di desideri che, alla fine, la condurranno al patibolo), l’avevo trovata poco “ingenua”.

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Elhaida Dani (Esmeralda) invece, dopo aver mosso i primi passi a The Voice of Italy proprio nella squadra di Riccardo Cocciante, in Notre Dame de Paris non solo ha dimostrato di essere cresciuta parecchio come cantante (e anche di essere più convincente della Ponce), ma in più ha letteralmente “catturato” il pubblico con la sua Ave Maria Pagana, eseguita sul palco all’ombra di due gargoyles in penombra e con Giò Di Tonno (Quasimodo) che la guardava nascosto dietro una colonna di pietra.

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Esmeralda (Elhaida Dani) e gli zingari della Corte dei Miracoli

Una preghiera cantata che, oltre a far trasparire tutta la disperazione della sua Esmeralda, i sentimenti e i dubbi che l’agitavano, è riuscita anche a creare un’atmosfera solenne nel Teatro degli Arcimboldi.

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E, a chi l’ha ascoltata, per un attimo è sembrato davvero di aver lasciato Milano e di essere stato trasportato a Parigi e all’interno della Cattedrale di Notre Dame.

Giò Di Tonno, il riscatto nel finale

Giò Di Tonno (Quasimodo), che io ho avuto modo di conoscere in una delle prime edizioni di Tale e Quale Show, nel complesso si è sentito poco, anzi, in alcune scene sembrava che la potenza degli altri cantanti lo sovrastasse, e questo anche se, de facto, era il protagonista del musical insieme ad Elhaida Dani (Esmeralda).

Si è però riscattato appieno nel finale, nella canzone Balla mia Esmeralda, che è stata commovente, sognante e anche terribile.

Questa canzone infatti, in Notre Dame de Paris, si svolge nel carnaio, il luogo in cui vengono portati i corpi dei giustiziati.

Sulla scena, immersa nell’oscurità, è presente Quasimodo, illuminato da una luce, che tiene tra le braccia il corpo di Esmeralda.

Oltre a quello della zingara da lui amata, sono presenti anche i corpi di Clopin (Leonardo Di Minno) e di Frollo (Vittorio Matteucci), anch’essi illuminati dalla luce per dare più pathos alla tragedia che si è consumata e che, per l’ultima volta, ha riunito i protagonisti.

Si è trattata forse della scena più forte di tutto il musical, perché per sottolineare ancora di più le emozioni di Quasimodo e di quello che stava provando, sono state portate sul palco tre ballerine, che poco dopo sono state sollevate da fili invisibili.

Impossibile non pensare, guardandole muoversi nell’aria (sembrava quasi che stessero volando) e con il canto disperato di Giò Di Tonno che faceva da sottofondo, all’anima di Esmeralda che si alzava libera nel cielo e che ballava per Quasimodo per l’eternità.

Una scena che, per quanto terribile, personalmente ho trovato molto significativa e mi ha fatta anche riflettere sul messaggio intrinseco dato da Notre Dame de Paris.

La passione carnale, come quella di Frollo (che nel musical, mentre Esmeralda è in prigione, dice apertamente “Io non voglio il tuo amore, voglio te!”), porta alla rovina e alla morte, ma l’amore vero alla fine vince sempre, anche sulla morte.

Vittorio Matteucci, un gradito ritorno che mi ha lasciata a bocca aperta

Vittorio Matteucci (Frollo), che non conoscevo prima come attore né tanto meno come cantante, lo posso descrivere solo con una parola: strepitoso.

Tanti i brani in cui si è sentita la sua potenza vocale, come Mi distruggerai, ma il mio preferito in assoluto è stato Un prete innamorato, dove, quando ha gridato “ti amo!” ad Esmeralda (Elhaida Dani) mentre si trovava chiusa in prigione, è stato omaggiato da un fragoroso applauso da parte del pubblico…e questo prima ancora che finisse di cantarlo.

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Frollo (Vittorio Matteucci) ed Esmeralda (Elhaida Dani)

E non a torto, perché se prima l’avevo solo percepita (ma già allora mi aveva dato ottime aspettative), in questo brano ha proprio fatto sentire tutta la sua potenza e il conflitto che si stava agitando nell’anima del suo personaggio e con una voce talmente appassionata da lasciarmi senza fiato e a bocca aperta.

Che dire in aggiunta? Speriamo che stavolta il suo ritorno in Notre Dame de Paris duri di più, perché oltre ad essere un piacere da ascoltare, Matteucci da solo vale già tutto il prezzo del biglietto.

I numeri (acrobatici) di Notre Dame de Paris tra letti rossi che ruotano in cerchio e campane “umane”

I numeri di ballo di Notre Dame de Paris, come pure quelli acrobatici (un esempio? Quelli che hanno animato il brano La festa dei folli, dove il palco si è trasformato per qualche minuto in un vero e proprio Carnevale ricco di colori, di balli e di acrobazie), non solo hanno divertito il pubblico, ma in più di un’occasione hanno mozzato il fiato.

Come rimanere indifferenti davanti ai ballerini quando, per dare vita al Val d’Amore (il luogo in cui Esmeralda e Febo si incontrano in segreto), si sono esibiti su letti rossi che continuavano a ruotare in cerchio e senza mai dare cenno di fermarsi?

Il numero più emozionante però, senza nulla togliere ai letti rossi e a quello che ho visto durante le circa due ore e mezza di musical, è stato quello delle campane.

In questi numero i ballerini, mentre Giò Di Tonno cantava il brano Le campane, si sono appesi a tre campane a grandezza naturale e hanno fatto i battacchi “umani”.

Quando poi si sono arrampicati sopra le campane, senza protezioni né tanto meno reti al di sotto di loro, e si sono dondolati mentre le campane salivano e scendevano sul palco, accompagnandole con i loro movimenti per farle “scampanellare”, lì è stato puro spettacolo.

Un plauso per la bravura, e anche per il coraggio, in questo caso ci sta tutto.

Notre Dame de Paris: non solo amore e morte, ecco i temi affrontati

I temi cardini di Notre Dame de Paris, come ho anticipato anche all’inizio di questa recensione, sono l’amore e la morte: Esmeralda, una zingara pura e innocente, innamorata alla follia di Febo (Graziano Galatone), scatena le passioni più torride.

La gelosia di Fiordaliso (Tania Tuccinardi), fidanzata di Febo, che dopo aver scoperto il suo tradimento al Val d’Amore, promette di tornare ad amarlo soltanto se Esmeralda verrà giustiziata.

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Fiordaliso (Tania Tuccinardi) e Febo (Graziano Galatone)

L’amore paterno (?) di Clopin, che l’ha cresciuta come una figlia e la chiama “regina della corte dei miracoli”, ma che vorrebbe essere qualcosa di più per lei di un padre adottivo.

L’amore vero di Quasimodo, amore peraltro “ostacolato” dalla sua bruttezza, che alla fine, pur di stare con lei, non solo si sbarazza di due guardie che cercano di impedirgli l’accesso al carnaio, ma si lascia morire accanto all’amata.

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Esmeralda (Elhaida Dani), Quasimodo (Giò Di Tonno) e gli zingari

La passione nuda e cruda di Frollo, un sacerdote, che arriva quasi al punto di prenderla con la forza in carcere pur di soddisfare i suoi desideri e, addirittura, per la prima volta maledice la castità imposta dal suo ruolo.

L’amore codardo di Febo, che dopo averla illusa e averle proposto di incontrarsi in un posto tutt’altro che rispettabile, ritorna dalla fidanzata noncurandosi del destino di Esmeralda e non muovendo un dito per tirarla fuori dalla prigione.

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Ed ecco perché, per far sì che tutto si “risolva”, Esmeralda deve morire, anche se lei si oppone a questo destino e, per buona parte della fine del primo, e anche del secondo, atto urla la sua fame di vita e di amore.

Il musical ricalca anche, in modo forte, la tematica dell’asilo e la paura dello straniero, del diverso, dell’emarginato, che dev’essere cacciato, annientato, deportato per impedire che “corrompa” la società.

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Tutti temi che, per quel che mi riguarda, rendono ancora molto attuale Notre Dame de Paris.

C’è anche una paura più sottile, espressa da Frollo all’inizio del secondo atto, ma che fa riflettere: ricordo che la vicenda, come riportato anche nel brano Il tempo delle cattedrali, è ambientata nel 1482, quindi siamo tra la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento.

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I protagonisti di Notre Dame de Paris. Da sinistra: Graziano Galatone (Febo), Vittorio Matteucci (Frollo), Elhaida Dani (Esmeralda), Giò Di Tonno (Quasimodo), Tania Tuccinardi (Fiordaliso), Matteo Setti (Gringoire) e Leonardo Di Minno (Clopin)

Il sacerdote, in particolare, teme non solo l’arrivo di questo Rinascimento, ma anche la stampa, in particolare la macchina creata da Gutenberg, vista come diabolica perché potrebbe schiacchiare Dio e la chiesa.

Firenze è la città scelta per impersonare questo cambiamento, e non è un caso: nel 1482 infatti a reggere il potere c’era Lorenzo de Medici, detto Il Magnifico, uno degli uomini più importanti del Rinascimento e che, oltre ad essere un umanista, era anche un poeta e un mecenate.

Notre Dame de Paris a Milano: perché vederlo?

Dulcis in fundo, concludo questo reportage dicendo perché, a mio parere, Notre Dame de Paris, anche se ha un finale diverso rispetto al ben più rassicurante Il gobbo di Notre Dame della Disney, è un musical che dev’essere visto.

A parte le musiche di Riccardo Cocciante, che sono una più bella dell’altra (e se lo dice la sottoscritta per cui il rock e il metal sono (quasi) legge divina e intoccabile, fidatevi, vuol dire che sono davvero spettacolari), altri motivi per cui vedere Notre Dame de Paris sono le sue tematiche, tutte molto attuali, i balletti e i pezzi di giocoleria e, non da ultimo, la storia d’amore (drammatica) che si svolge sulla scena.

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L’atmosfera di festa che si respira poi al momento dei saluti finali, con tanto di finale in bellezza e bis del brano Il tempo delle cattedrali, è qualcosa di unico e magico.

Per i nostri amici della Calabria, se volete vedere dal vivo questa meraviglia, Notre Dame de Paris farà una tappa anche dalle vostre parti nel 2020: il musical infatti, dal 10 al 13 marzo 2020, sarà al Palacalafiore di Reggio Calabria.

I biglietti sono già acquistabili fin da ora su Ticketone a partire da 25 euro. E qui mi sento di dare un consiglio: se siete interessati, prima li prenotate, meglio è, perché non è escluso che, come a Milano, Notre Dame de Paris faccia sold out anche altrove!

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Il cast al completo di Notre Dame de Paris

Di Francesca Orelli

Author: wp_1407547

Un pensiero riguardo ““Notre Dame de Paris” musical a Milano: recensione

  • 18 Novembre 2019 in 07:54
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    Ciao, Io l’ho visto ieri 17 novembre, molto belLo, ma non paragonabile alla versione di circa 16 anni fa. Frollo mi ha un po’ deluso. Matteoucci è sempre bravissimo ma ha trasformato l’interpretazione del personaggio, continuava a “piagnucolare “, passami il termine. Il senso è che nella vecchia interpretazione era molto più freddo e virile, e dava più spessore al personaggio imperscrutabile che con grande tormento fa uscire le proprie emozioni.Non c’era la Dani ma una molto improbabile Esmeralda dai capelli rossi, con un malcurato dispositivo per il microfono piazzato sulla schiena ,sotto iil vestito , che le faceva un grosso difetto è le rovinava la figura. Non ho la minima idea di chi fosse, lo hanno detto inizio spettacolo ma mi è sfuggito. Non ho molto gradito…avrebbero dovuto segnalarlo meglio in cartellone,neanche in internet ho trovato traccia della sostituta. Bravissimi e pienamente in linea con le personali aspettative Setti, Di Tonno, Clopin e Fiordaliso ( di questi ultimi mi sfugge il nome). Eccezionali i ballerini. Ciao

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