Il più antico dinosauro africano ha oltre 200 milioni di anni

Mbiresaurus raathi è il nome attribuito a una nuova specie di sauropodimorfo (i collolungo) ed è il più antico dinosauro mai scoperto in Africa, più precisamente in Zimbabwe nel corso di due scavi fra il 2017 e il 2019, a opera di uno studente della Virginia Tech nell’ambito di un team di ricerca internazionale guidato dall’istituto americano.

“Mbire” è il nome del distretto in cui è stata effettuata la scoperta nonché il nome di una storica dinastia Shona che governò la regione. “Raathi” è invece in onore di Michael Raath, il paleontologo che per primo scoprì l’esistenza di fossili nel nord dello Zimbabwe

Lungo 1,8 metri dal muso alla punta della lunga coda e con un peso fra i 20 e i 27 chilogrammi, Mbiresaurus costituisce un raro esempio di uno dei primissimi dinosauri, la cui comparsa risale a circa 230 milioni di anni fa, all’inizio del Triassico superiore. I ritrovamenti di resti di dinosauro risalenti a quell’epoca (denominata Carnica) sono rari, avvenuti principalmente in Sudamerica (fra Argentina e Brasile) e in India. I ricercatori si sono quindi resi conto di avere sotto gli occhi il più antico dinosauro mai scoperto nel continente africano.

Mbiresaurus era un piccolo antenato dei possenti collolungo

Per di più lo scheletro si presenta quasi completo, con la mancanza solo di una parte del cranio e di una mano. Questo in un campo dove reperire più del 30% delle ossa viene considerato un evento eccezionale. Secondo Sterling Nesbitt, professore associato di geoscienze, i dinosauri primitivi come Mbiresaurus raathi mostrano come la prima fase evolutiva dei dinosauri debba ancora essere compresa e ogni nuova scoperta tende a indicare che la loro ascesa sia stata molto più complessa di quanto finora ipotizzato.

Mbiresaurus non era solo: nelle vicinanze è stato raccolto un vero e proprio assortimento di ulteriori fossili di epoca carnica, tra cui un altro dinosauro teropode primitivo della famiglia degli herrerasauridae, alcuni esempi di mammiferi probabilmente imparentati con i cinodonti, coccodrilli corazzati del Triassico come gli aetosauri e infine esemplari di rincosauri, antichi rettili noti per l’aspetto bizzarro e ampiamente diffusi nel Triassico medio e superiore in diversi dall’Europa all’Africa, dall’India al Sudamerica.

Chiaramente minuscolo in confronto ai suoi celebri discendenti (dal brontosauro al diplodoco fino agli enormi titanosauri), anche Mbiresaurus aveva una testa relativamente piccola rispetto al resto del corpo. I suoi denti piccoli e seghettati a forma di triangolo suggeriscono fosse un erbivoro o tutt’al più onnivoro, mentre la differenza più evidente coi più famosi sauropodimorfi consiste nella sua andatura su due zampe e non su quattro.

Migrazione e diffusione dei dinosauri

L’Africa era all’epoca parte dell’ultimo dei supercontinenti formatisi nel corso della storia della Terra, la Pangea. I ricercatori ritengono il clima lungo questa vasto territorio fosse suddiviso in diverse cinture umide e aride, con quelle temperate estese a latitudini più elevate mentre caldi deserti attraversavano i tropici nel supercontinente. Si era finora ritenuto queste cinture climatiche limitassero la distribuzione degli animali attraverso la Pangea.

Come spiega il professor Griffin “Poiché i dinosauri inizialmente si diffusero in questo modello climatico, la loro dispersione iniziale sarebbe dovuta quindi essere controllata dalla latitudine. I dinosauri più antichi sono stati identificati più o meno alle stesse antiche latitudini lungo la fascia climatica temperata meridionale, quella che all’epoca era a circa 50 gradi a sud”.

Lo Zimbabwe settentrionale è stato scelto come target dai ricercatori del Virginia Tech proprio perché nell’era interessata il paese si trovava lungo tale fascia climatica, colmando il divario geografico tra il Brasile e l’India dov’erano ubicati nel tardo Triassico.

Diversi supercontinenti si succedettero nella storia della Terra

I primi dinosauri videro la luce nelle fasce climatiche della Pangea meridionale ed esse costituirono per loro una sorta di limite, consentendone solo più tardi la dispersione a livello globale. Alla ricerca di conferme a tale ipotesi, il team ha sviluppato una nuova metodologia statistica per cercare evidenze delle barriere di dispersione climatica, basata sulla geografia antica e sull’albero genealogico dei dinosauri.

L’abbattimento di queste barriere con la susseguente ondata di dispersione verso nord coincise con un periodo di intensa umidità mondiale noto come Evento Pluviale Carnico dopo il quale si ricrearono isolando i dinosauri ormai diffusi in tutto il mondo nelle loro distinte province lungo la Pangea per il resto del periodo Triassico. “Questo duplice approccio combina il lavoro sul campo al metodo predittivo guidato da ipotesi con sistemi statistici al fine di supportare in modo indipendente l’ipotesi che i primi dinosauri fossero limitati dal clima a poche aree del globo” spiega Griffin.

“Abbiamo una moltitudine di dati fisici sui fossili, ma anche dati geochimici che già in precedenza davano un’idea davvero chiara di quando fossero presenti i principali deserti” afferma Brenen Wynd del Dipartimento di Geoscienze, che ha contribuito a creare il nuovo modello di dati “Questa è la prima volta in cui tali dati geochimici e fossili trovano conferme utilizzando solo la storia evolutiva e le relazioni tra diverse specie di dinosauri”.

Fonte: Africa’s oldest dinosaurs reveal early suppression of dinosaur distribution 31 agosto 2022, Nature.

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