Laino Borgo sarebbe l’antica Laos? Un’intera città riemerge nel Pollino

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Una città antica e perduta ma così famosa da essere raccontata addirittura da Erodoto. È Laos, la sub-colonia di Sibari che, pare essere finalmente venuta alla luce grazie ad una campagna di scavi condotta dell’Università di Messina. Un vero incontro tra Greci e popolazioni italiche nel cuore del Parco nazionale del Pollino, più precisamente a Laino Borgo, in località San Gada.

È qui che si scava e si studia già da tempo, tra i campi che guardano il Pollino, seguendo un progetto e un percorso di valorizzazione storico, artistico e culturale iniziato e voluto dal compianto sindaco di Laino Borgo, Francesco Armentano, continuato dall’attuale primo cittadino Mariangelina Russo con l’appoggio dell’ente del Parco nazionale del Pollino

Grazie al gruppo di ricerca e scavi diretto dal professor Fabrizio Mollo, docente del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina che da anni indaga i ritrovamenti e le terre delle Calabria settentrionale, sono venuti alla luce i primi reperti che testimoniamo senza ombra di dubbio la presenza greca in località San Gada, andando ad avvalorare sempre di più la tesi che proprio la Valle del fiume Lao possa aver ospitato l’antica città magno greca distrutta da un forte terremoto nel II secolo A.C.

«Conclusa la prima fase con due saggi su un territorio privato – ha precisato il sindaco Russo – è stato trovato un tempio, statuine e utensili che si riferiscono probabilmente alla Città di Laos, la vecchia Thurium». Il professore Mollo parla di «storia insediativa lunga», quella avvenuta nel territorio del piccolo comune, precisando che le testimonianze che afferiscono al mondo greco «sembrano essere diverse» descrivendo «una comunità che probabilmente ha accolto gli esuli di Sibari».

È così che il territorio del Pollino va oltre il suo asset principale, quella naturalistico, ma comincia ad essere conosciuto anche per i suoi borghi, il patrimonio storico culturale e archeologico che con i ritrovamenti in località San Gada si arricchisce sempre di più, parola di Domenico Pappaterra, presidente dell’ente Parco.

Ma la campagna di scavi è solo all’inizio. I lavori condotti nel giro di un anno hanno riguardato soltanto un angolo di quello che probabilmente è un insediamento urbano vero e proprio e che, secondo lo studioso dell’Università di Messina, ha rappresentato il «punto di contatto tra Italia e Grecia».  

di Francesca Bloise

Author: wp_1407547

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