Carolina Invernizio, scrittrice di grande successo di pubblico ampiamente dimenticata

Ai tempi, i suoi libri avevano avuto un successo di pubblico e di vendite davvero notevole, eppure la figura di Carolina Invernizio è praticamente sconosciuta al grande pubblico. Infatti, quanti di noi hanno mai sentito nominare questa scrittrice?

Decisamente pochi, immagino. Eppure, leggendo qua e là sulla scrittrice ci sono parecchie informazioni: amata dal pubblico e condannata dalla critica. Una figura e una produzione, dunque, che merita di essere approfondita.

Vita e cenni biografici

Nata a Voghera nel 1851 secondo i registri anagrafici del Comune, mentre Carolina Invernizio soleva dire di essere nata nel 1858. Il padre Ferdinando era un funzionario pubblico e la famiglia si trasferisce a Firenze nel 1865. 

Qui Carolina frequenta le scuole superiori e inizia subito a dedicarsi alla sua grande passione, la scrittura. Purtroppo, però, il primo componimento non viene apprezzato e, anzi, rischia di essere espulsa dalla scuola proprio per i contenuti del racconto. 

Nonostante l’insuccesso, non demorde e pochi anni dopo, nel 1876, pubblica con l’editore Barbini di Milano la sua prima novella, “Un autore drammatico”. L’anno successivo esce il primo romanzo, “Rina o L’angelo delle Alpi”, con l’editore Salani.

Sposa nel 1881 Marcello Quinterno, di professione militare, da cui ebbe la sua unica figlia, Marcella (1886-1971). Nel 1896, con il rientro del marito dalla guerra di Abissinia, si trasferiscono a Torino e, nel 1914, a Cuneo.
Protagonista intellettuale del suo tempo, teneva nella sua abitazione di Cuneo un salotto letterario; muore nel 1916 a Cuneo, anche se, secondo alcune fonti, il decesso sarebbe avvenuto a Torino dove tutt’oggi è sepolta.

La produzione letteraria di Carolina Invernizio

Già dagli esordi, la scrittrice mostra una predilezione per i temi tragici e il sentimentalismo, filoni letterari che hanno incontrato i gusti del pubblico di allora: se così non fosse stato, difficilmente Carolina Invernizio sarebbe riuscita a pubblicare circa 120 romanzi, sviluppati principalmente sul castigo e la perdizione.

A parte il primo romanzo, “Rina o l’angelo delle Alpi”, pubblicato con l’editore Salani, i successivi vengono pubblicati a puntate su quotidiani, come L’Opinione Nazionale di Firenze o La Gazzetta di Torino, fino al 1907.

In quell’anno, lega la pubblicazione dei suoi romanzi in esclusiva con l’editore Salani: la scrittrice era molto apprezzata dal suo pubblico, costituito principalmente da lettrici di estrazione piccolo – borghese e proletario.

Infatti, le lettrici amavano leggere i suoi romanzi, anche se avevano strutture narrative semplici e ripetitive, basate sulla lotta fra il bene e il male, declinato nelle varie forme, ma sempre con una netta e ripetitiva distinzione fra buoni e cattivi, vizi e virtù.

Le situazioni erano ricorrenti e spesso legate all’adulterio, cosa che fece finire alcuni libri all’indice; il successo di pubblico, tuttavia, va ricercato anche nello stile della scrittura, semplice e abbordabile, perfetto per le sue le lettrici che avevano una cultura elementare.

La critica è sempre stata impietosa nei confronti della scrittrice e dei suoi libri; tuttavia, la storia di Carolina Invernizio ci aiuta a riflettere sui diversi metri di valutazione usati da lettori e critica.

Oltre a questa riflessione, bisogna riconoscere che opere di qualità mediocre, ma con successo di pubblico siano significative per delineare il profilo della società in cui vengono pubblicate.

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