Non si ferma laspinta rivoluzionariadovuta all’introduzione delsistema di mappatura geograficatramite laser conosciuta comeLidar, in grado di penetrare in modo innocuo la fitta vegetazione e rivelare i tesori che nasconde: ricercatori di università statunitensi e messicane hanno infatti in questo modo individuato478 nuovi siti archeologici Mayanel Messico meridionale.
Lo studio si basa sui dati messi a disposizione di tutti dall’Instituto Nacional de Estadística y Geografía(INEGI) del governo messicano e riguarda una superficie pari a85.000 chilometri quadrati, la più ampia mai analizzata con la tecnologia Lidar (per un paragone: l’Italia meridionale presenta complessivamente una superficie di 79.000 chilometri quadrati).
Strutture enormi in orizzontale ma di fatto invisibili verticalmente
Ladatazionedelle strutture le collocafra il 1100 e il 400 a.C., assai prima del periodo di massimo splendore della civiltà Maya (chiamatoEra Classica, fra il 250 d.C. e il 950 d.C.); si tratta di complessi dalla forma per lo più rettangolare che già denotano una standardizzazione nell’ingegneria edilizia e l’influenza degliOlmechisulle innovazioni architettoniche dei Maya: tali stilemi avrebbero visto un declino a partire dal 400 a C. ma alcuni elementi sarebbero stati successivamente adottati nelle città Maya, divenendo parte costitutiva della sviluppo della loro civiltà.
Le conoscenze e l’aspetto religioso di tali popoli risultano infatti ben evidenti proprio nel modo in cuimanipolavano e adattavano l’ambiente naturalein cui vivevano: “Questi centri culturali mostrano una notevole regolarità in dimensioni e orientamento lungo i punti cardinali e rappresentano una manifestazione sul territorio dei concetti essenziali delcalendarioe delsistema numericodei Maya” spiega Timothy Beach, professore presso il dipartimento di Geografia e Ambiente dell’Università del Texas e fra gli autori della ricerca.
Dallo sviluppo dell’agricoltura alle relazioni fra i popoli
Lo studio di questi siti, si pensa si tratti distrutture cerimoniali, potrà aiutare i ricercatori a gettare luce proprio sugli Olmechi, antico popolo mesoamericano in gran parte ancora misterioso, sulla loro abilità di modificare l’ambiente grazie alletecniche agricole, più in generale i loro rapporti con i Maya e fra le diverse civiltà del Centro America nel complesso.
Molte delle strutture sono ubicate nelle pianure lungo la costa meridionale del Messico, ricche diforeste tropicali: “Lo studio mostra una diffusa, intensiva conversione dei terreni acquitrinosi in ecosistemi adatti all’agricoltura nel corso del Periodo Classico Mesoamericano, a partire da 1500 anni fa”, prosegue Beach.
“L’affiancamento fra i centri abitati e le colture agricole intensive illustra il legame fra le culture della regione con le paludi tropicali e i loro eccellentiservizi ecosistemici“.
Orientamento cosmologico
Le strutture rettangolari sembrano (nei casi in cui lo spazio a disposizione lo permetteva) realizzate inallineamento con il sorgere del Solein una particolare data; non è certa la ragione di questa scelta, ma potrebbe essere legato al momento in cui il Sole si trova allo zenit nella regione, il 10 maggio: forse idealmente l’inizio della stagione delle piogge e della semina del mais.
“Alcuni gruppi hanno scelto di orientare i propri siti nella direzione in cui il Sole sorge 40, 60, 80 o 100 giorni prima della data del passaggio allo zenit e ciò è significativo poiché i calendari Mesoamericano successivi sono basati sul numero 20” spiega il professor Takeshi Inomata della Scuola di Antropologia dell’Università dell’Arizona, Tucson.
Molte di queste piazze centrali di forma rettangolare, anche in siti già noti, sono dotate di20 piattaforme, dei tumuli alti non più di novanta centimetri, lungo i margini orientale e occidentale. “Ciò significa che essi rappresentavano le proprie idee cosmologiche attraverso questi spazi cerimoniali. La gente si riuniva in tali aree in accordo con il calendario cerimoniale”.
Lo studio“Origins and spread of formal ceremonial complexes in the Olmec and Maya regions revealed by airborne lidar“è stato pubblicato suNature Human Behavioril 25 ottobre 2021.
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