Migrazioni umane in America già 30000 anni fa? Una scoperta inattesa

È una delle grandi incertezze riguardo l’avventura dell’uomo: quando raggiunse le Americhe? L’ipotesi prevalente parla di 10.000 anni fa, relativamente poco tempo fa rispetto ad altre terre, sebbene alcuni ritrovamenti avessero già insinuato l’idea tale limite potesse essere retrodatato di 5.000 anni.

Ossa conservate in scatole o esposte in musei da oltre mezzo secolo

Una scoperta del tutto inattesa nella Valle del Tehuacán (sito di Eccezionale Valore Universale dell’UNESCO), in Messico, rischia tuttavia di rivoluzionare gli studi sull’argomento: reperti rinvenuti in un già celebre sito archeologico, la Grotta di Coxcatlan, indicano che le prime tracce di esseri umani in Nordamerica potrebbero risalire a ben 30.000 anni fa.

La ricerca era in realtà tesa a studiare lo sviluppo dell’agricoltura in quella zona del Messico e parte del lavoro consisteva nel determinare la datazione degli insediamenti umani, facendo ricorso all’analisi con la tecnica del carbonio-14 di resti di animali rinvenuti nella grotta già negli anni Sessanta.

In particolare, si sono prelevati campioni da 17 ossa, 8 di coniglio e 9 di cervo, che sono risultati avere un’età compresa fra i 33.448 e i 28.279 anni. In che modo questo si lega alla presenza umana? Sì tratta di resti rinvenuti sul fondo della grotta nello stesso livello geologico in cui erano presenti manufatti che oggi vanno quindi riesaminati con maggiore attenzione.

Bisogna a questo punto verificare che le pietre in questione siano realmente strumenti realizzati dalle mani dei nostri antenati e non scheggiate in seguito a cause naturali. Ulteriori analisi sulle ossa degli animali saranno invece mirate a cercare la presenza di segni di macellazione oppure di cottura, magari arrostiti sulla fiamma viva.

Ancora non è chiaro se le rotte migratorie lungo il Nordamerica fossero nell’entroterra, lungo la costa o entrambe

In caso di conferma che siamo realmente di fronte a manufatti e che i cervi e i conigli costituirono in effetti il pasto dei primi abitanti umani del Nordamerica, sarà necessario rivedere molto nei tentativi di ricostruire la storia delle migrazioni umane nel continente.

La tesi principale implica gli antichi Sapiens abbiano raggiunto l’America dall’Europa circa 13.000 anni fa, quando l’attuale stretto di Bering poteva essere attraversato a piedi vuoi per il minore livello delle acque oceaniche (quindi all’epoca Siberia e Alaska erano collegate da una striscia di terra o da acque ghiacciate), vuoi perché il percorso era finalmente libero dai ghiacci che avevano nei millenni precedenti precluso il passaggio.

Se davvero c’erano esseri umani in Nordamerica 30.000 anni fa, bisognerebbe riprendere in considerazione l’ipotesi essi siano invece giunti via mare attraverso il Pacifico. Impresa ardua, per l’epoca, ma non impossibile. E forse anche l’idea che la zona dello stretto di Bering stesso sia stata a lungo abitata, pur con l’accesso via terra al Nordamerica ostruito dai ghiacci (come abbiamo riportato in un precedente articolo) può entrare in questo mosaico che si sta metodicamente tentando di ricostruire.

La ricerca New AMS Radiocarbon Ages from the Preceramic Levels of Coxcatlan Cave, Puebla, Mexico: A Pleistocene Occupation of the Tehuacan Valley? di
Andrew D. Somerville, Isabel Casar e Joaquín Arroyo-Cabrales è stata pubblicata da Cambridge University Press il 19 maggio 2021.

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